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Nuovo Codice della strada, via libera del governo: camionisti al volante fino a 70 anni

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Il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare la riforma del Codice della strada. Tra le principali novità figurano l'innalzamento dell'età massima per i conducenti professionali, nuove modalità di calcolo delle multe per eccesso di velocità, procedure semplificate per i documenti di guida e controlli più severi sulle aree di carico e scarico. Le disposizioni, tuttavia, non sono ancora operative: l'entrata in vigore è prevista, salvo modifiche, per il 1° gennaio 2028.

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L’essenziale in breve

  • Il governo ha approvato il 13 ottobre 2026 lo schema preliminare del nuovo Codice della strada, composto da 294 articoli.
  • L’età massima per la guida professionale dei mezzi pesanti potrebbe salire da 68 a 70 anni, con controlli sanitari biennali.
  • Prevista la possibilità di guidare determinati veicoli durante il percorso formativo per conseguire la CQC, a condizioni specifiche.
  • Le multe per eccesso di velocità saranno calcolate in modo progressivo, mentre alcuni importi minimi verranno ridotti.
  • Il termine di notifica delle violazioni rilevate a distanza scenderà da 90 a 45 giorni. La riforma potrebbe entrare in vigore nel 2028.

Camionisti fino a 70 anni: cosa cambia per gli autisti

Una delle modifiche più significative riguarda i conducenti professionali. Il nuovo schema normativo prevede l’innalzamento da 68 a 70 anni del limite di età per la guida dei mezzi pesanti, comprese le categorie di patente C1, C1E, C e CE, oltre a quelle destinate al trasporto di persone.

La possibilità di proseguire l’attività lavorativa sarà subordinata a verifiche biennali dell’idoneità alla guida. La disposizione non comporta modifiche all’età pensionabile, ma consentirebbe ai conducenti che soddisfano i requisiti sanitari di continuare a esercitare la professione più a lungo.

La misura, sostenuta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, punta anche a contrastare la carenza di autisti che interessa il settore dell’autotrasporto. Resta però aperto il confronto sull’efficacia di questa soluzione, soprattutto rispetto alla necessità di favorire l’ingresso di nuove generazioni nella professione.

Patenti e CQC: nuove possibilità per chi vuole diventare autista

La riforma interviene anche sulle modalità di accesso alla professione. Secondo il testo approvato in via preliminare, chi possiede una patente per la guida di veicoli pesanti o destinati al trasporto di persone e ha iniziato da almeno un anno il percorso di qualificazione iniziale potrebbe essere autorizzato, a determinate condizioni, a guidare veicoli per i quali è normalmente richiesta la Carta di qualificazione del conducente (CQC).

La CQC non verrà eliminata, ma si intende rendere più flessibile il periodo di formazione, consentendo un ingresso anticipato nell’attività lavorativa.

Per le imprese di trasporto questa possibilità potrebbe rappresentare un vantaggio nella gestione del personale, riducendo i tempi necessari per inserire nuovi conducenti. Rimangono comunque da definire le condizioni concrete di applicazione della misura e la sua compatibilità con le disposizioni europee sulla qualificazione professionale.

Multe per eccesso di velocità: cambia il sistema di calcolo

Una parte importante della revisione riguarda le sanzioni amministrative. Il governo propone di abbandonare l’adeguamento automatico biennale delle multe all’inflazione e di rivedere al ribasso alcuni importi minimi.

Per esempio, le sanzioni attualmente fissate a 26 euro scenderebbero a 25 euro, quelle da 42 a 40 euro, mentre gli importi di 83 e 87 euro verrebbero ricondotti a 80 euro.

La novità più rilevante interessa però le infrazioni per eccesso di velocità. Il nuovo sistema abbandonerebbe l’attuale suddivisione in fasce, introducendo un calcolo progressivo della sanzione in base ai chilometri orari di superamento del limite.

L’importo della multa aumenterebbe quindi in relazione all’entità dell’infrazione, distinguendo con maggiore precisione tra superamenti contenuti e comportamenti più gravi.

Per gli autotrasportatori, che percorrono ogni anno decine di migliaia di chilometri, il cambiamento potrebbe incidere sulla gestione delle violazioni e sui relativi costi. Il sistema delle sanzioni accessorie rimarrebbe distinto da quello previsto per gli importi pecuniari.

Notifica delle multe entro 45 giorni e maggiori controlli sulle aree di carico

Il testo contiene una modifica rispetto alla proposta discussa durante l’estate. Il termine per notificare le infrazioni accertate mediante dispositivi a distanza verrebbe ridotto dagli attuali 90 a 45 giorni.

La bozza di agosto prevedeva una riduzione ancora più marcata, a 30 giorni, ma il governo ha scelto una soluzione intermedia. Per le altre modalità di accertamento continuerebbero a valere i termini ordinari.

La modifica potrebbe facilitare le imprese nella ricostruzione delle violazioni, nell’identificazione del conducente e nella verifica dei dati relativi ai viaggi effettuati.

Un’altra novità riguarda le aree destinate al carico e allo scarico delle merci. La riforma prevede infatti l’estensione dei controlli elettronici alle soste irregolari negli spazi riservati alle operazioni logistiche.

L’obiettivo è contrastare l’occupazione abusiva degli stalli, una delle principali difficoltà per gli operatori impegnati nella distribuzione urbana. La disponibilità effettiva di queste aree, tuttavia, dipenderà anche dalla capacità delle amministrazioni locali di predisporre spazi adeguati alle esigenze delle consegne.

Assicurazione, documenti digitali e richiami dei veicoli

La riforma introduce anche disposizioni riguardanti la copertura assicurativa e la gestione amministrativa dei veicoli.

Per quelli privi di assicurazione viene confermato il divieto di circolazione a tempo indeterminato. Sono inoltre previsti nuovi obblighi per i mezzi immatricolati all’estero che circolano stabilmente in Italia e strumenti per recuperare, entro cinque anni, le sanzioni non pagate dai conducenti stranieri.

Sul fronte della digitalizzazione, il nuovo Codice punta a semplificare i controlli documentali. Patente e carta di circolazione potrebbero essere verificate attraverso le banche dati, superando l’obbligo generalizzato di conservarne una copia fisica a bordo.

Non compare invece nel testo approvato l’obbligo, inizialmente ipotizzato, di possedere un indirizzo di posta elettronica certificata per tutti i titolari di patente e i proprietari di veicoli.

Un ulteriore intervento riguarda i richiami di sicurezza dei costruttori. I difetti oggetto di richiamo dovrebbero essere risolti entro 24 mesi; in caso contrario, il veicolo non potrebbe essere sottoposto a revisione né trasferito a un nuovo proprietario.

Come saranno distribuiti i proventi delle sanzioni

Il governo ha rivisto anche il meccanismo di ripartizione delle somme incassate attraverso le multe.

La proposta iniziale prevedeva che il 70% dei proventi fosse destinato all’ente proprietario della strada. Il nuovo testo introduce invece una distinzione in base all’autorità che accerta la violazione.

Quando l’infrazione viene rilevata da organi statali, il 70% degli introiti spetterebbe all’ente proprietario dell’infrastruttura. Nel caso di accertamenti effettuati dalla polizia locale, la stessa quota andrebbe all’ente da cui dipende il personale, mentre il restante 30% sarebbe attribuito al proprietario della strada.

Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante per il settore dei trasporti, che da tempo sollecita investimenti più consistenti nella manutenzione delle infrastrutture e nella sicurezza della circolazione.

Quando entrerà in vigore il nuovo Codice della strada?

Nonostante il via libera del Consiglio dei ministri del 13 ottobre, il provvedimento non è ancora definitivo. Lo schema di decreto legislativo dovrà affrontare ulteriori passaggi istituzionali, tra cui l’acquisizione dei pareri previsti e l’esame delle commissioni parlamentari competenti.

Successivamente, il testo dovrà tornare al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva.

L’entrata in vigore è attualmente ipotizzata per il 1° gennaio 2028, ma la data resta subordinata al completamento dell’iter legislativo.

Per automobilisti, autisti professionali e imprese di trasporto, dunque, le regole vigenti non cambiano nell’immediato. Il percorso della riforma è avviato, ma saranno il testo definitivo e le successive disposizioni applicative a stabilire con precisione tempi, obblighi e modalità di attuazione.

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