Fonte: Arur Lysionok/Trans.INFO

Autotrasporto, FAI frena sul fermo: «Prima le regole»

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Il caro gasolio resta la prima emergenza per l’autotrasporto, ma FAI-Conftrasporto non intende imboccare, almeno in questa fase, la strada del fermo dei servizi. Dopo il Consiglio nazionale del 24 settembre a Milano, la Federazione mette al centro il credito d’imposta, chiede che vengano rispettati gli impegni già assunti dal Governo e apre un secondo fronte sulle modifiche al Codice della strada. Paolo Uggè invita alla prudenza sulle proteste, mentre la segretaria generale Carlotta Caponi sollecita un confronto più approfondito con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

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L’essenziale in breve:

  • FAI riconosce la gravità dell’aumento del gasolio, ma considera prematuro ricorrere al fermo dell’autotrasporto.
  • Sul credito d’imposta, il viceministro Edoardo Rixi ha annunciato l’intenzione di reperire altri 80 milioni di euro per soddisfare integralmente le domande.
  • L’obiettivo indicato è caricare i crediti nei cassetti fiscali entro il 20 ottobre, per renderli utilizzabili entro novembre.
  • Forte preoccupazione anche per la riforma del Codice della strada: FAI chiede un confronto diretto con le imprese prima dell’introduzione di nuove misure.

Uggè: sul caro gasolio serve «procedere con raziocinio»

Il punto di partenza è il prezzo del carburante, che Paolo Uggè definisce una questione dalla quale la categoria è «colpita pesantemente». Nel suo intervento successivo al Consiglio nazionale, Uggè non nasconde le difficoltà delle imprese, ma prende le distanze dalla prospettiva di iniziative immediate di fermo.

«Noi siamo, lo sapete tutti, ben consapevoli di cosa significa un fermo dei servizi dell’autotrasporto. L’abbiamo fatti tanti e non ci tiriamo certo indietro nel caso occorresse ricorrere ancora questa arma, ma in questa fase abbiamo la necessità di procedere con raziocinio», afferma.

Il riferimento è anche all’intesa raggiunta a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Uggè richiama circa 300 milioni di euro destinati alle imprese di autotrasporto come ristoro parziale per l’impennata del costo del gasolio e rivendica soprattutto il principio di interventi specifici per il comparto.

Per FAI, dunque, il fermo resta uno strumento possibile, ma non rappresenta la risposta da mettere in campo nell’immediato.

Credito d’imposta, la partita degli altri 80 milioni

Sul piano delle misure economiche, Carlotta Caponi concentra l’attenzione sul credito d’imposta sul gasolio. Nella rubrica “Ruote d’Italia”, la segretaria generale di FAI-Conftrasporto riferisce che il viceministro Edoardo Rixi ha manifestato l’intenzione di farsi portavoce della richiesta di ulteriori 80 milioni di euro, necessari per soddisfare integralmente le domande presentate.

La tabella di marcia indicata prevede il completamento del caricamento dei crediti nei cassetti fiscali entro il 20 ottobre, così da renderli fruibili entro novembre. Entro ottobre dovrebbe inoltre aprire la nuova piattaforma.

Per la Federazione la tempistica è decisiva: poter utilizzare il credito prima della fine dell’anno rappresenterebbe, scrive Caponi, «una vera boccata d’ossigeno» per le aziende. FAI chiede quindi che agli impegni annunciati seguano le risorse necessarie a coprire tutte le richieste.

Uggè insiste, allo stesso tempo, sulle differenze che esistono all’interno del settore. Alcune imprese riescono a trasferire almeno parte dell’aumento dei costi attraverso contratti scritti o accordi con i committenti; altre, sostiene, si trovano invece esposte a comportamenti non sempre corretti della committenza e di soggetti che operano nell’intermediazione.

«Le regole devono essere rispettate»

È proprio su questo terreno che il presidente di FAI-Conftrasporto indica la linea da seguire. «La risposta è una, rispettare le regole», afferma Uggè, annunciando che il tema sarà sostenuto insieme alle altre federazioni di Unatras.

La Federazione assicura di condividere le preoccupazioni delle aziende e di non volerle lasciare sole. Allo stesso tempo Uggè mette in guardia da iniziative che, a suo giudizio, assumerebbero una connotazione politica: «La politica è una cosa, è utile, ma noi rappresentiamo la categoria e ci confrontiamo con quella politica, tutta quella politica chiaramente, nessuno escluso, che voglia comprendere le ragioni per le quali l’autotrasporto sta soffrendo».

La linea che emerge dal Consiglio nazionale è quindi quella di mantenere aperto il confronto istituzionale, verificando l’attuazione degli interventi concordati e lasciando sul tavolo tutte le opzioni qualora le risposte non dovessero arrivare.

Codice della strada, si apre un secondo fronte

Se sul gasolio FAI sceglie la cautela, sulle ipotesi di modifica del Codice della strada il giudizio espresso dai vertici della Federazione è fortemente critico sul metodo seguito finora.

Caponi parla di «seri dubbi», legati sia al limitato coinvolgimento delle associazioni di categoria sia al contenuto di alcune misure che, nell’impostazione prospettata, potrebbero creare ulteriori difficoltà alle imprese. La richiesta è di aprire con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un confronto approfondito prima di procedere.

Ancora più netto Uggè. Nella sua ricostruzione, la consultazione sarebbe stata condotta in agosto chiedendo «cinque risposte per ogni associazione»: un metodo che considera inadeguato per una materia destinata a incidere direttamente sul lavoro degli autotrasportatori. «Non si fa così, si apre un confronto, si verificano quelle che sono le conseguenze, lo si verificano con quelli che stanno sulle strade, con quelli che operano nel mondo dell’autotrasporto e della logistica, non a livello burocratico», afferma.

L’avvertimento: nuove norme non aggravino la carenza di autisti

Per FAI il problema non riguarda soltanto gli adempimenti delle aziende, ma anche l’attrattività di una professione che già soffre la mancanza di conducenti.

«Da un lato non possiamo lamentarci che il settore necessita di autisti e dall’altro imporre delle norme, prevedere delle norme che non hanno niente a che vedere con la sicurezza», osserva Uggè. La Federazione non contesta la necessità di regole severe, ma chiede che siano effettivamente applicate e indirizzate verso i comportamenti irregolari, evitando prescrizioni generalizzate.

L’avvertimento rivolto al ministero è esplicito: secondo Uggè, norme mal calibrate sul Codice della strada rischiano di provocare alle imprese danni paragonabili, se non superiori, a quelli del caro gasolio. «Cominciamo a far rispettare quelle che ci sono», è la richiesta, per poi individuare insieme al settore gli interventi necessari.

Da Roma a Bruxelles, i dossier dell’autotrasporto

La partita non si limita al confronto nazionale. Caponi annuncia la presenza di FAI ai Connecting Days di Bruxelles e incontri con parlamentari europei di diversi schieramenti. Sul tavolo ci sono transizione energetica, competitività, lavoro e mobilità, dossier sui quali una quota crescente delle decisioni destinate a incidere sull’autotrasporto viene definita a livello europeo.

Parallelamente prosegue il confronto sul territorio, con l’Assemblea di FAI Friuli e l’appuntamento del 4 ottobre per i 50 anni di FAI Brescia, ricordato anche da Uggè al termine del suo intervento.

Da Milano emerge così una strategia su due piani: ottenere in tempi rapidi le risorse promesse per attenuare l’impatto del caro gasolio e, contemporaneamente, impedire che nuove regole aggiungano costi e vincoli a un settore già sotto pressione. Il fermo non viene escluso in assoluto, ma FAI sceglie per ora la strada del confronto, chiedendo al Governo tempi certi sugli aiuti e un coinvolgimento sostanziale della categoria nelle decisioni che riguardano il lavoro quotidiano sulle strade.

Fonte: FAI

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