L’essenziale in breve:
- Il Governo ha rinviato al 1° ottobre 2027 il termine nazionale per le limitazioni strutturali ai diesel Euro 5 nel Bacino Padano.
- La proroga interessa anche il trasporto merci, dai furgoni agli autocarri pesanti.
- Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nelle quattro Regioni interessate operano circa 200mila veicoli commerciali diesel Euro 5.
- Le imprese guadagnano tempo per programmare il rinnovo delle flotte, ma dovranno continuare a verificare le disposizioni regionali e locali.
Il blocco dei diesel Euro 5 slitta di un anno e concede più tempo anche alle imprese dell’autotrasporto. Il Consiglio dei ministri ha approvato il 24 settembre il decreto-legge che rinvia dal 1° ottobre 2026 al 1° ottobre 2027 il termine previsto per l’introduzione delle limitazioni strutturali alla circolazione nel Bacino Padano. Il provvedimento interessa Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna e riguarda non soltanto le automobili, ma anche i veicoli commerciali utilizzati per il trasporto delle merci, compresi gli autocarri pesanti.
Quali camion diesel Euro 5 sono interessati dal rinvio
La proroga comprende le categorie di veicoli destinati al trasporto merci già individuate dalla normativa nazionale. Si tratta degli N1, N2 e N3, che coprono l’intera gamma dei mezzi commerciali, dai furgoni agli autocarri pesanti.
Nel dettaglio, la classificazione distingue i veicoli N1, con massa massima fino a 3,5 tonnellate; gli N2, con massa superiore a 3,5 e fino a 12 tonnellate; e gli N3, con massa superiore a 12 tonnellate. Per i camion pesanti si utilizza generalmente la denominazione Euro V, con numero romano, mentre Euro 5 identifica lo standard applicabile ai veicoli leggeri.
La portata dell’intervento emerge dai dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In Italia circolano circa 600mila veicoli commerciali diesel Euro 5, dei quali 200mila operano nel Bacino Padano. Una quota rilevante del parco mezzi che continua a sostenere le attività di trasporto, distribuzione e consegna nelle quattro Regioni interessate. Il dato ministeriale comprende l’insieme dei veicoli commerciali e non distingue il numero dei soli camion pesanti.
Un anno in più per le imprese di autotrasporto
Per le aziende che utilizzano ancora camion Euro V, il rinvio rappresenta soprattutto un allungamento dei tempi disponibili per pianificare gli investimenti.
Un eventuale divieto strutturale di circolazione nei principali centri urbani avrebbe potuto incidere sull’organizzazione dei servizi di trasporto, imponendo alle imprese di destinare mezzi più recenti alle consegne nelle aree soggette a limitazioni oppure di anticipare il rinnovo della flotta.
La questione riguarda in particolare le imprese che operano con mezzi relativamente anziani, ma ancora utilizzabili, per i servizi di distribuzione regionale e urbana. La possibilità di continuare a impiegarli, dove consentito dalle disposizioni locali, permette di distribuire su un periodo più lungo i costi di sostituzione e di programmare con maggiore gradualità l’acquisto di nuovi autocarri.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha espresso grande soddisfazione per l’approvazione del decreto, arrivata dopo la richiesta di un intervento rivolto a tutelare la mobilità di cittadini e imprese.
Secondo quanto riferito dal Mit, il ministro considera il rinvio un risultato importante che va incontro alle esigenze concrete di famiglie, lavoratori e sistema produttivo, evitando un blocco generalizzato che avrebbe avuto conseguenze rilevanti sulla mobilità e sulle attività economiche.
Blocco Euro 5, attenzione alle differenze tra le Regioni
La nuova scadenza del 1° ottobre 2027 costituisce il riferimento nazionale per le limitazioni strutturali, ma non significa che tutti gli autocarri diesel Euro 5 possano circolare senza restrizioni fino a quella data.
La normativa precedente prevedeva che le limitazioni fossero introdotte prioritariamente nelle aree urbane dei Comuni con più di 100mila abitanti, lasciando alle Regioni la possibilità di adottare misure compensative capaci di garantire una riduzione equivalente delle emissioni inquinanti.
Le amministrazioni regionali avevano già intrapreso percorsi differenti prima dell’ultimo intervento del Governo. Il Piemonte aveva predisposto misure alternative per rinviare il blocco, mentre Veneto ed Emilia-Romagna avevano approvato interventi compensativi in vista della stagione autunnale.
Particolarmente significativo per l’autotrasporto è il caso della Lombardia. Prima del nuovo decreto, il calendario regionale prevedeva l’introduzione delle limitazioni ai diesel Euro 5/V con scadenze differenziate secondo la categoria del veicolo: 1° ottobre 2026 per le autovetture, 1° ottobre 2027 per i commerciali N1 e N2 e 1° ottobre 2028 per gli autocarri N3, con massa superiore a 12 tonnellate.
La programmazione riguardava Milano, Brescia, Monza e Bergamo. Il successivo adeguamento delle disposizioni regionali alla nuova normativa nazionale sarà quindi determinante per definire il calendario effettivo delle restrizioni applicabili alle diverse categorie di veicoli merci.
Resta inoltre il tema dei divieti comunali già esistenti. A Milano, per esempio, il calendario dell’Area B prevede restrizioni per i veicoli commerciali leggeri Euro 5 e per diverse tipologie di autocarri pesanti Euro V già dal 1° ottobre 2024, con distinzioni legate anche alla presenza e alle caratteristiche del filtro antiparticolato.
Il rinvio nazionale non sospende automaticamente questi divieti locali. Per programmare una consegna, le imprese devono quindi continuare a verificare le condizioni di accesso previste nei singoli Comuni.
Perché il blocco dei diesel Euro 5 è stato rinviato
Il provvedimento approvato il 24 settembre rappresenta un ulteriore intervento su una questione aperta da diversi anni.
Il decreto-legge del settembre 2023 aveva previsto l’introduzione delle limitazioni strutturali ai diesel Euro 5 nel Bacino Padano dal 1° ottobre 2025. L’obiettivo era contribuire alla riduzione delle concentrazioni di inquinanti atmosferici nelle quattro Regioni settentrionali, interessate dalle procedure europee relative al mancato rispetto dei limiti sulla qualità dell’aria.
Nel luglio 2025, un intervento inserito nel decreto Infrastrutture aveva già posticipato la scadenza al 1° ottobre 2026, modificando anche la soglia demografica dei Comuni prioritariamente interessati, passata da 30mila a 100mila abitanti.
Il decreto approvato il 24 settembre 2026 aggiunge un altro anno a questo calendario.
Il rinvio non elimina, tuttavia, gli obblighi di miglioramento della qualità dell’aria. Le Regioni conservano la possibilità di intervenire attraverso misure alternative ai divieti di circolazione, purché coerenti con gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti dalla normativa europea.
Per il trasporto su strada, la nuova scadenza consente di affrontare con maggiore gradualità il rinnovo del parco mezzi. Il punto decisivo sarà ora capire come le quattro Regioni tradurranno il nuovo quadro normativo nei rispettivi piani per la qualità dell’aria e quali condizioni di circolazione saranno effettivamente previste per gli autocarri Euro V.









