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Insolvenze, Italia in controtendenza. In Germania è record, trasporti sotto pressione

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In Italia le insolvenze aziendali dovrebbero diminuire del 2% nel 2026, scendendo a 11.850 casi. Il quadro europeo resta però preoccupante: in Germania si prevede un aumento dell'8%, con circa 25.900 insolvenze, il livello più alto dal 2013. Il settore dei trasporti è tra i più esposti, con un incremento dell'11,4% delle dichiarazioni di fallimento nell'Unione europea nel secondo trimestre. Le difficoltà dell'autotrasporto in Romania e Belgio confermano una pressione che rischia di protrarsi anche nel 2027.

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Le previsioni sulle insolvenze aziendali delineano un’Europa a più velocità. Secondo il rapporto di Allianz Trade pubblicato il 27 ottobre, in Italia il numero delle procedure dovrebbe passare dalle 12.093 del 2025 a circa 11.850 nel 2026, con un calo del 2%. Una tendenza opposta a quella della Germania, dove le insolvenze continuano ad aumentare.

Per il mercato tedesco, Allianz Trade prevede infatti una crescita dell’8% nel 2026, fino a circa 25.900 casi. La stima è sensibilmente peggiorata rispetto alla primavera, quando l’incremento atteso era soltanto del 2%.

Secondo Milo Bogaerts, amministratore delegato di Allianz Trade per Germania, Austria e Svizzera, il numero delle insolvenze tedesche raggiungerebbe così il livello più elevato degli ultimi 13 anni. Tra i settori maggiormente colpiti figurano trasporti e logistica, edilizia, comparto alberghiero e della ristorazione, automotive e ingegneria meccanica.

I dati Eurostat confermano che le difficoltà non riguardano soltanto la Germania. Nel secondo trimestre del 2026, le dichiarazioni di fallimento nel settore dei trasporti dell’Unione europea sono aumentate dell’11,4% rispetto ai tre mesi precedenti, a fronte di una crescita complessiva del 5,7%.

Germania, insolvenze del 30% sopra la media pre-crisi

In Germania l’aumento delle insolvenze prosegue ormai da diversi anni. Allianz Trade ha rilevato 17.814 casi nel 2023, saliti a 21.812 nel 2024 e a 24.064 nel 2025.

Per il 2026, l’assicuratore del credito prevede 25.900 procedure. Rispetto al 2021, si tratterebbe di un incremento di circa l’85%. Il dato supererebbe inoltre di circa il 30% la media registrata tra il 2016 e il 2019.

Sull’economia tedesca pesano contemporaneamente diversi fattori: la debolezza dell’attività economica, l’incertezza geopolitica, gli elevati costi energetici e operativi, oltre a problemi strutturali come la carenza di personale qualificato.

Allianz Trade non prevede un miglioramento sostanziale nel 2027. Le insolvenze dovrebbero attestarsi ancora intorno a 25.900 casi. Una stabilizzazione su questi livelli non rappresenterebbe tuttavia una vera ripresa: il numero delle procedure rimarrebbe ai massimi dal 2013.

Trasporto e magazzinaggio, insolvenze in crescita più della media

L’analisi settoriale evidenzia la particolare vulnerabilità delle imprese della logistica.

Nel primo semestre del 2026, le insolvenze nel settore tedesco del trasporto e del magazzinaggio sono aumentate dell’8% su base annua, contro un incremento del 5% nell’economia nel suo complesso.

L’aumento più marcato si è registrato nel comparto alberghiero e della ristorazione, con un +14%. Nel commercio all’ingrosso e al dettaglio le insolvenze sono cresciute del 6%, mentre nell’edilizia l’incremento si è fermato al 2%. L’industria manifatturiera è stata l’unico grande settore a registrare una lieve flessione, pari all’1%.

Anche i dati Eurostat relativi ai primi due trimestri del 2026 mostrano una pressione superiore alla media sulle imprese di trasporto europee.

Dopo una diminuzione del 2,4% nel primo trimestre, le dichiarazioni di fallimento nell’Unione europea, corrette per gli effetti stagionali, sono aumentate del 5,7% nel secondo trimestre. L’indice delle insolvenze ha così raggiunto il livello più alto dall’inizio della serie storica comparabile, avviata nel 2019.

Nel settore dei trasporti l’incremento trimestrale è stato particolarmente marcato, pari all’11,4%. Nello stesso periodo, le dichiarazioni di fallimento sono invece diminuite dell’1,7% nell’edilizia e dell’1,2% nel commercio.

I dati Eurostat esprimono variazioni trimestrali destagionalizzate e non possono quindi essere confrontati direttamente con le variazioni semestrali o con le previsioni annuali di Allianz Trade. Evidenziano tuttavia come le difficoltà delle imprese si distribuiscano in modo molto disomogeneo tra Paesi e settori economici europei.

Romania e Belgio, l’autotrasporto paga il prezzo della crisi

L’andamento delle insolvenze in Romania e Belgio mostra quanto sia difficile la situazione in alcuni mercati nazionali dell’autotrasporto.

In Romania, la società specializzata in insolvenze e ristrutturazioni Sierra Quadrant ha rilevato nel settembre 2026 un aumento del 73% su base annua delle insolvenze nel trasporto merci su strada.

Nel solo mese di settembre sono state avviate complessivamente 869 nuove procedure a carico di imprese e lavoratori autonomi. Si tratta del valore mensile più alto degli ultimi anni.

Tra le principali cause figurano il rincaro dell’energia, l’indebolimento della domanda, la maggiore pressione fiscale e gli elevati costi di finanziamento. Secondo Sierra Quadrant, le difficoltà delle imprese potrebbero raggiungere il picco nel primo trimestre del 2027.

Anche Allianz Trade delinea uno scenario difficile per l’economia rumena. Per il 2026, l’assicuratore prevede un aumento del 9% delle insolvenze aziendali, fino a circa 8.200 casi.

In Belgio, la crisi colpisce soprattutto le imprese di autotrasporto di minori dimensioni.

Secondo i dati dell’Istituto belga per il trasporto stradale e la logistica (ITLB), ripresi da trans.info a ottobre, nei primi nove mesi del 2026 sono diventati insolventi 297 autotrasportatori, contro i 284 dello stesso periodo del 2025.

Le flotte più piccole risultano particolarmente esposte. Tra le 80 imprese fallite per le quali erano disponibili dati relativi al terzo trimestre, 58 disponevano di non più di cinque veicoli.

L’associazione di categoria Transport & Logistiek Vlaanderen (TLV) individua tra le principali cause l’aumento dei costi operativi, le difficoltà nell’adeguare le tariffe di trasporto e il mancato pagamento delle fatture da parte dei clienti.

Il confronto con i dati complessivi del Belgio è significativo. Allianz Trade prevede infatti che nel 2026 le insolvenze aziendali nel Paese rimarranno sostanzialmente stabili, intorno a 11.700 casi.

Le difficoltà di un singolo settore possono quindi non emergere chiaramente da statistiche nazionali che, nel complesso, mostrano variazioni contenute.

Italia, insolvenze previste in calo del 2%. Ma l’Europa procede a velocità diverse

Il confronto internazionale di Allianz Trade evidenzia andamenti molto differenti tra i principali mercati europei.

L’Italia figura tra i Paesi per i quali è prevista una diminuzione delle insolvenze nel 2026: −2%, da 12.093 a circa 11.850 casi. Un calo analogo è atteso in Spagna, mentre le previsioni indicano una riduzione più consistente in Polonia e Ungheria.

In Germania, Romania e Francia, al contrario, le insolvenze aziendali dovrebbero continuare ad aumentare.

Insolvenze aziendali in Europa: dati 2025 e previsioni 2026

Paese Insolvenze 2025 Previsioni 2026 Variazione
Italia 12.093 11.850 −2%
Germania 24.064 25.900 +8%
Francia 68.688 71.000 +3%
Spagna 5.604 5.470 −2%
Polonia 5.492 5.200 −5%
Romania 7.553 8.200 +9%
Belgio 11.685 11.700 0%
Ungheria 14.388 11.300 −21%
Regno Unito 26.745 25.600 −4%

Fonte: Allianz Trade, rapporto sulle prospettive globali delle insolvenze fino al 2028, pubblicato il 27 ottobre 2026. I dati del 2025 sono consuntivi, quelli del 2026 sono previsioni. Le cifre riguardano tutti i settori economici. Le statistiche nazionali sono soltanto parzialmente comparabili, poiché le procedure d’insolvenza differiscono da un Paese all’altro.

Il contrasto più netto emerge tra Germania e Ungheria. Mentre in Germania il numero delle insolvenze aziendali è destinato a crescere, Allianz Trade prevede un calo del 21% in Ungheria.

Anche in Polonia è attesa una diminuzione del 5%, mentre Italia e Spagna potrebbero registrare entrambe una flessione del 2%.

La Francia segue invece una traiettoria opposta. Allianz Trade stima circa 71.000 insolvenze aziendali nel 2026, un nuovo record. Il numero potrebbe aumentare ancora leggermente nel 2027, raggiungendo circa 71.400 casi.

Una diminuzione delle insolvenze, tuttavia, non significa necessariamente che l’economia sia tornata alla normalità. In diversi Paesi i livelli rimangono ancora nettamente superiori a quelli precedenti alla crisi.

Per le imprese italiane di trasporto e logistica attive sui mercati internazionali, la situazione economica nazionale rappresenta quindi soltanto una parte del quadro. Altrettanto importante è la solidità finanziaria dei clienti e dei partner commerciali esteri.

Energia più cara, margini a rischio per gli autotrasportatori

Secondo Allianz Research, la combinazione tra prezzi elevati dell’energia e condizioni di finanziamento più onerose è una delle principali ragioni per cui la pressione sulle imprese non accenna a diminuire.

Un modello elaborato dagli analisti mostra il possibile impatto dei costi energetici, aumentati di circa il 60% da gennaio 2026.

Il trasporto figura tra i settori maggiormente esposti. Per l’autotrasporto europeo, le simulazioni indicano una possibile riduzione dei margini netti di circa 10 punti percentuali.

La contrazione stimata sale a 15 punti percentuali per il trasporto stradale negli Stati Uniti e raggiunge circa 17 punti percentuali per il trasporto aereo, sia in Europa sia negli Stati Uniti.

Si tratta di effetti teorici massimi, non di riduzioni dei margini effettivamente registrate da tutte le imprese. L’impatto concreto dipenderà, tra l’altro, dalla capacità di trasferire i maggiori costi sui prezzi dei servizi o di compensarli attraverso miglioramenti dell’efficienza operativa.

Per gli autotrasportatori, il rischio è concreto. L’aumento del prezzo del carburante e degli altri costi operativi si riflette direttamente sul costo dei servizi di trasporto. Se le imprese non riescono a recuperare le maggiori spese attraverso l’adeguamento delle tariffe o i meccanismi previsti dai contratti, i margini si assottigliano.

A questo si aggiunge il costo del credito. Allianz Research stima che un aumento di un punto percentuale dei tassi applicati dalle banche comporterebbe per le imprese tedesche circa 7 miliardi di euro in più di interessi ogni anno.

Le piccole e medie imprese risultano particolarmente vulnerabili, soprattutto quando dispongono già di risorse finanziarie limitate.

Grandi insolvenze, cresce il rischio di un effetto domino nella filiera

Le difficoltà non riguardano soltanto le imprese più piccole.

Nei primi nove mesi del 2026, Allianz Trade ha registrato a livello mondiale 376 insolvenze di aziende con un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro.

In media, si tratta di oltre una grande insolvenza ogni 18 ore. Di questi casi, 229 si sono verificati nell’Europa occidentale.

Anche nel trasporto emerge una tendenza preoccupante. Tra gennaio e settembre 2026, nel mondo sono diventate insolventi 18 grandi imprese del settore, di cui 12 nell’Europa occidentale. Nell’intero 2025, a livello globale, i casi erano stati soltanto 11.

Gli analisti avvertono che l’insolvenza di una grande azienda può provocare un effetto domino lungo la catena di approvvigionamento. Quando un’impresa non è più in grado di far fronte ai propri debiti, anche fornitori, subappaltatori e prestatori di servizi possono trovarsi in difficoltà.

Per spedizionieri e autotrasportatori questo rappresenta un ulteriore fattore di rischio. Anche un portafoglio ordini consistente potrebbe non essere sufficiente a tutelare la liquidità aziendale se i grandi clienti ritardano i pagamenti o lasciano fatture insolute.

Il dibattito belga sulla tutela dei subappaltatori, seguito da trans.info a ottobre, dimostra quanto questo rischio sia concreto. Dopo l’insolvenza dell’operatore logistico Ziegler, TLV ha segnalato che diversi piccoli autotrasportatori erano ancora in attesa del pagamento di servizi già effettuati.

L’associazione chiede l’introduzione di una normativa belga ispirata alla Loi Gayssot francese. In determinate condizioni, la legislazione francese consente ai vettori di richiedere il pagamento direttamente al mittente o al destinatario della merce.

Germania, 239.000 posti di lavoro potenzialmente a rischio

L’aumento delle insolvenze produce conseguenze che vanno ben oltre le aziende direttamente coinvolte.

Secondo le stime di Allianz Research, circa 2,7 milioni di posti di lavoro nel mondo potrebbero essere direttamente esposti alle insolvenze aziendali sia nel 2026 sia nel 2027. In ciascuno dei due anni si tratterebbe di circa 180.000 posti in più rispetto al 2025.

In Europa, i posti di lavoro potenzialmente coinvolti sarebbero circa 1,6 milioni.

L’esposizione maggiore riguarda la Francia, con circa 268.000 posti a rischio, seguita dalla Germania con 239.000 e dal Regno Unito con 213.000.

Si tratta di stime basate su modelli relativi ai lavoratori potenzialmente interessati dalle insolvenze, non di perdite occupazionali già registrate o considerate certe.

Nessuna ripresa immediata: la svolta potrebbe arrivare solo nel 2028

Allianz Trade non prevede un rapido ritorno alla normalità.

A livello globale, le insolvenze aziendali dovrebbero aumentare del 5% nel 2026 e di un ulteriore 1% nel 2027. Soltanto nel 2028 gli analisti prevedono una lieve diminuzione, pari all’1%.

In Germania, il numero delle insolvenze potrebbe ridursi del 5% nel 2028, scendendo a circa 24.600 casi. Allianz Trade collega il possibile miglioramento all’allentamento delle pressioni economiche e agli effetti progressivi delle misure fiscali.

Anche in questo scenario, tuttavia, il Paese rimarrebbe lontano dai livelli di stabilità aziendale precedenti alla pandemia.

Per le imprese di trasporto e logistica, le sfide non riguarderanno quindi soltanto i costi operativi e l’accesso al credito. Con l’aumento delle grandi insolvenze e l’andamento divergente dei mercati europei, la solidità finanziaria di clienti e partner commerciali assumerà un’importanza sempre maggiore.

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