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Trasporto stradale: tariffe europee in forte rialzo, l’Italia fa eccezione

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Il secondo trimestre del 2026 segna una svolta per il trasporto stradale europeo: dopo mesi di debolezza, sia le tariffe spot che quelle contrattuali sono tornate a salire con decisione, spinte da un rincaro del gasolio legato alla crisi nello Stretto di Hormuz. L'indice di sentiment del settore, elaborato da Ti, Upply e IRU, ha toccato il livello più alto mai registrato: gli operatori si aspettano che i prezzi continuino a salire, e non di poco.

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Cosa dicono i dati sulle tariffe di trasporto in Europa nel 2026:

  • Indice tariffe contrattuali europee: 148,0 punti, +7,9 punti trimestre su trimestre, +15,2 punti su base annua
  • Indice tariffe spot europee: 146,8 punti, +14,6 punti trimestre su trimestre, +13,9 punti su base annua
  • Indice sentiment Ti x Upply x IRU: 28,3 punti, massimo storico, +11,4 punti rispetto al trimestre precedente
  • Il 31,9% degli operatori si attende un “aumento sostanziale” delle tariffe nel Q3 2026, contro il 4,9% del trimestre precedente
  • Il gasolio nell’Unione Europea è arrivato a una media di 2,19 EUR/litro ad aprile, per poi scendere a 1,76 EUR/litro a fine giugno
  • L’Italia è l’unico grande mercato europeo con tariffe contrattuali interne in calo su base annua

Mentre Germania, Spagna e Francia registrano aumenti a doppia cifra su base annua nei tassi contrattuali interni, il mercato domestico italiano è l’unico in Europa a mostrare un calo. 

Un trimestre a due velocità: costi in salita, domanda debole

Per capire cosa sia successo tra aprile e giugno 2026 bisogna partire da un solo fattore scatenante: l’energia. All’inizio dell’anno il petrolio Brent quotava intorno ai 60 dollari al barile, il livello più basso dai tempi della pandemia. 

La guerra in Iran e, soprattutto, la chiusura dello Stretto di Hormuz — canale attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del greggio mondiale, pari a circa 20 milioni di barili al giorno — hanno invertito la tendenza in modo brusco, portando il Brent fino a 118 dollari al barile alla chiusura del primo trimestre e a un picco di 117 dollari ad aprile.

Questo shock energetico si è trasmesso quasi immediatamente ai costi operativi degli autotrasportatori. Secondo l’indice CNR sul trasporto a lungo raggio, i costi operativi sono saliti di quasi il 10% su base annua, di cui 4,9 punti percentuali solo nell’ultimo trimestre, con un’impennata concentrata tra marzo e aprile (da 166,29 a 182,03 punti). 

Il gasolio alla pompa nell’Unione Europea ha seguito la stessa traiettoria, raggiungendo una media trimestrale di 1,94 EUR/litro, il 12% in più rispetto al trimestre precedente e il 27% in più rispetto a un anno prima.

Perché le tariffe sono salite ovunque, tranne che in Italia

Di fronte a un aumento dei costi di questa portata, quasi nessun vettore è riuscito ad assorbirlo senza trasferirlo, almeno in parte, ai propri clienti. È questo il meccanismo che spiega perché contratto e spot si siano mossi insieme nel Q2 2026, rompendo la fase più debole vissuta tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. 

Sul fronte della domanda, il quadro resta più sfumato: il PMI manifatturiero dell’Eurozona si è mantenuto in territorio di espansione per cinque mesi consecutivi, la miglior performance trimestrale dal 2022, ma la domanda dei consumatori europei resta debole. Secondo dati citati nel report, il pessimismo dei consumatori europei sull’economia è salito dal 54% nel 2025 al 56% nel 2026, frenato da inflazione, tensioni geopolitiche e rincaro dell’energia.

I noli europei aumentano sulle rotte collegate alla Germania

È in questo contesto che il caso italiano si distingue. Se in Germania, Spagna e Francia la componente industriale e le esportazioni hanno sostenuto la domanda di trasporto interno, in Italia alcuni comparti chiave — dal tessile ai beni di consumo durevoli — hanno mostrato segnali di contrazione, indebolendo la pressione al rialzo sulle tariffe domestiche nonostante l’aumento generalizzato dei costi. Un fenomeno che analizzeremo punto per punto nel prossimo articolo di questa serie.

Un fattore inatteso: le ondate di calore come nuovo rischio strutturale

Il report segnala anche un elemento meno discusso ma destinato a diventare ricorrente: le ondate di calore. Secondo uno studio congiunto dell’Università di Mannheim e della BCE, le ondate di calore del 2025 sono già costate all’Europa lo 0,3% del PIL, un danno che potrebbe salire fino allo 0,8% cumulato entro il 2029, considerando perdita di produttività, interruzioni delle catene di approvvigionamento e calo del turismo. 

Per il trasporto stradale, questo significa un possibile indebolimento strutturale della domanda estiva nei prossimi anni — un rischio climatico che si somma, e non sostituisce, quelli geopolitici ed energetici già in atto.

I noli spot francesi crescono più delle tariffe contrattuali nel secondo trimestre 2026

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Il quadro che emerge dal secondo trimestre 2026 è quello di un mercato europeo in cui i costi, più che la domanda, stanno guidando il rialzo delle tariffe. 

La tregua tra Stati Uniti e Iran, siglata a metà giugno, si è già rivelata fragile: lo Stretto di Hormuz è stato richiuso l’11 luglio, la quarta interruzione dall’inizio dell’anno, riportando il Brent verso i 99 dollari al barile a fine luglio. 

Con un indice di sentiment ai massimi storici e la maggioranza degli operatori che si aspetta ulteriori aumenti, tutto lascia pensare che il terzo trimestre proseguirà sulla stessa traiettoria — ma, come vedremo, non per tutti i mercati europei allo stesso modo.

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