I punti principali:
- Diesel oltre 2,25 euro al litro: secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il gasolio costa 2,257 euro al litro sulla rete ordinaria e 2,297 euro in autostrada, quasi il 40% in più rispetto a un anno prima.
- In Puglia scarseggia il carburante: dopo il blocco dell’accesso alla raffineria Eni, al 15 ottobre circa 150 dei 270 distributori Eni della regione erano rimasti senza carburante.
- Scaffali sempre più vuoti: in Campania alcuni supermercati risultano riforniti solo per metà e le consegne di prodotti freschi mancano da diversi giorni.
- Viabilità in difficoltà: proteste e rallentamenti interessano le autostrade A1, A30, A14 e A18, le strade statali SS96 e SS18 e le vie di accesso ai porti.
- Il governo anticipa il tavolo: il ministro dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà il 20 ottobre sia le organizzazioni iscritte al registro ufficiale degli autotrasportatori sia i gruppi indipendenti che guidano la protesta.
Quella che inizialmente era una vertenza tra autotrasportatori e istituzioni si è trasformata in un problema per l’intera filiera logistica. I blocchi organizzati nei pressi di piattaforme di distribuzione, svincoli autostradali e infrastrutture portuali stanno rallentando l’arrivo delle merci nei negozi. La situazione è particolarmente critica in Campania. Nell’area industriale di Carinaro, in provincia di Caserta, le proteste hanno ostacolato le operazioni di carico e scarico nei magazzini che riforniscono alcune delle principali catene della grande distribuzione.
Secondo Vincenzo Schiavo, di Confesercenti Campania, in alcuni punti vendita le scorte si sono ridotte fino a circa la metà dei livelli abituali. Le consegne di frutta e verdura risultano interrotte da diversi giorni in alcune zone delle province di Caserta e Salerno e nell’area di Napoli. Tra i prodotti maggiormente colpiti figurano ortofrutta, carne, latticini e altri alimenti deperibili.
Le difficoltà coinvolgono anche il settore agricolo. Confagricoltura Campania avverte che quantità significative di prodotti freschi rischiano di deteriorarsi se non sarà possibile raccoglierli e trasportarli regolarmente verso i mercati.
Le forniture di medicinali sono state finora generalmente preservate nelle aree interessate dai blocchi, ma il protrarsi delle difficoltà logistiche aumenta la pressione sull’intera rete distributiva.
Carburante introvabile in Puglia: oltre 150 distributori Eni a secco
La carenza di carburante rappresenta un’altra emergenza per il Sud Italia, aggravata dalle proteste che hanno interessato la raffineria Eni di Taranto. In questo caso, però, è necessario distinguere le diverse mobilitazioni. Il blocco degli accessi all’impianto, iniziato il 12 ottobre, era legato alla protesta dei lavoratori dell’ex Ilva, una vertenza distinta da quella degli autotrasportatori.
Gli effetti delle due crisi si sono sovrapposti, aggravando le difficoltà di approvvigionamento. Secondo quanto comunicato da Eni il 15 ottobre, oltre 150 stazioni di servizio Enilive su circa 300 presenti in Puglia erano rimaste senza carburante.
Le conseguenze hanno interessato anche Basilicata e Calabria, regioni che dipendono in parte dalle forniture provenienti dall’impianto di Taranto.
I tentativi di rifornire le stazioni attraverso autobotti provenienti da altre regioni sono stati complicati dalle distanze, dalla congestione stradale e dalle difficoltà di circolazione.
La situazione ha avuto ripercussioni anche sugli aeroporti di Bari e Brindisi, dove sono state introdotte limitazioni alle forniture di carburante per l’aviazione. Le compagnie aeree hanno dovuto adeguare le operazioni di rifornimento per evitare problemi ai collegamenti.
Gasolio vicino a 2,30 euro al litro: chiesto un adeguamento automatico delle tariffe
All’origine della protesta degli autotrasportatori c’è soprattutto il forte aumento dei costi operativi. Secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy citati nei giorni della mobilitazione, il prezzo medio del gasolio ha raggiunto 2,257 euro al litro sulla rete ordinaria e 2,297 euro sulle autostrade. Per le imprese di trasporto, che consumano grandi quantità di carburante, l’aumento comporta una forte pressione sui margini economici.
Le organizzazioni di categoria, tra cui Transportounito, ritengono che l’adeguamento delle tariffe legato al carburante dovrebbe attestarsi intorno al 15%. Nella pratica, tuttavia, questo meccanismo non viene applicato uniformemente. Secondo i rappresentanti del settore, alcuni committenti del Nord Italia riconoscono già gli aumenti nelle tariffe di trasporto, mentre le aziende del Mezzogiorno incontrano maggiori difficoltà a trasferire i rincari sui clienti.
Gli autotrasportatori chiedono quindi un sistema automatico che consenta di adeguare i corrispettivi di trasporto alle variazioni del prezzo del gasolio. Tra le richieste figurano anche lo sblocco dei crediti d’imposta, l’erogazione degli aiuti economici già annunciati e ulteriori misure di sostegno.
Autostrade bloccate e code chilometriche in Campania
La mobilitazione sta provocando forti disagi alla circolazione sulle principali arterie del Sud Italia. Il 19 ottobre le proteste hanno determinato la chiusura temporanea del collegamento tra la A1 e la A30, lungo la direttrice Caserta-Salerno, per i veicoli provenienti da Napoli. Dopo la riapertura della circolazione, tra gli svincoli di Caserta Sud e Santa Maria Capua Vetere, in direzione Roma, si è formata una coda di circa otto chilometri.
Rallentamenti sono stati segnalati anche nei pressi di Napoli Nord, Caserta Sud, Caserta Nord, Palma Campania, Sarno e Nocera-Pagani.
Il 20 ottobre i presidi sono proseguiti, tra gli altri, nell’area del casello di Nola sulla A30 e nei pressi di Avellino Est. Ulteriori difficoltà sono state segnalate nella zona della barriera di Mercato San Severino, in direzione Caserta. Nel Salernitano, la mobilitazione ha interessato diversi svincoli della A2 del Mediterraneo, tra cui Polla, Atena Lucana, Sala Consilina e Padula-Buonabitacolo.
La presenza di mezzi pesanti e manifestanti in prossimità degli accessi autostradali ha costretto automobilisti e operatori logistici a modificare i propri percorsi.
Anche il porto di Napoli coinvolto nei blocchi
Le proteste hanno raggiunto anche le infrastrutture portuali. A Napoli, diversi camion hanno bloccato temporaneamente l’accesso al varco Bausan, rendendo difficoltoso il transito dei mezzi diretti ai terminal dei traghetti. Le autorità portuali hanno successivamente comunicato la riapertura degli accessi, ma i disagi hanno interessato alcuni collegamenti con Ischia, Capri e Procida, oltre alle traversate serali verso Palermo.
Una parte degli autotrasportatori ha tentato di aggirare le aree interessate dalle proteste utilizzando la viabilità urbana. Alcune spedizioni destinate a Ischia e Procida sono state invece deviate verso il porto di Pozzuoli. Le difficoltà mostrano quanto i collegamenti marittimi e il trasporto su strada siano strettamente collegati, soprattutto nell’approvvigionamento delle isole.
In Puglia convogli verso Bari e proteste sulla A14
Anche in Puglia la mobilitazione si è estesa lungo importanti collegamenti stradali. Un convoglio organizzato dal consorzio Acar, partito da Altamura, ha riunito circa 35 camion e un centinaio di partecipanti. I mezzi hanno percorso la SS96 in direzione Bari.
I manifestanti contestano non soltanto l’aumento del prezzo del carburante, ma anche i ritardi nell’attivazione delle misure di sostegno e dei crediti d’imposta. Un ulteriore presidio è stato segnalato nei pressi dello svincolo di Poggio Imperiale, sulla A14, in provincia di Foggia.
Il 20 ottobre nuove iniziative hanno coinvolto anche il settore agricolo, con cortei di trattori e camion nell’area di Bitonto, vicino a Bari.
Calabria e Basilicata: nuovi presidi sulle strade
In Calabria, l’organizzazione Fedralog ha allestito un presidio sulla SS18, all’altezza di Fuscaldo. I camion hanno occupato parte della carreggiata in direzione sud, provocando rallentamenti intermittenti. Gli organizzatori hanno dichiarato che il passaggio dei mezzi di soccorso sarebbe stato sempre garantito.
In Basilicata sono stati segnalati assembramenti di veicoli nei pressi degli svincoli di Potenza Est e Potenza Ovest, nell’area industriale di Tito e lungo la direttrice verso Sicignano degli Alburni. Difficoltà alla circolazione sono state registrate anche sulla strada statale Jonica.
La diffusione dei presidi sta rendendo più complessa la pianificazione delle consegne e costringe alcune imprese a riorganizzare itinerari e tempi di trasporto.
Sicilia: camion fermi nei depositi e divisioni tra le associazioni
In Sicilia la mobilitazione assume caratteristiche differenti rispetto a quella di altre regioni. Il Comitato Trasporto Siciliano (CTS) ha dichiarato che le imprese aderenti stanno attuando il fermo dei mezzi senza promuovere blocchi stradali per impedire il lavoro di altri trasportatori.
La protesta del comitato riguarda soprattutto la mancata movimentazione dei semirimorchi sbarcati dalle navi e si svolge, secondo gli organizzatori, all’interno delle aree aziendali. Non sono mancate, tuttavia, iniziative indipendenti. Sulla A18 Messina-Catania sono stati segnalati rallentamenti nei pressi del casello di San Gregorio, mentre nell’area di Tremestieri i manifestanti hanno limitato il numero di corsie disponibili. Disagi sono stati registrati anche nell’area portuale di Palermo, dove la presenza di camion fermi ha complicato il transito dei veicoli commerciali.
Il movimento siciliano non presenta però una posizione completamente unitaria. L’Associazione Imprese Autotrasportatori Siciliani ha annunciato l’uscita dal coordinamento comune e l’intenzione di promuovere iniziative autonome.
Confronto con Salvini il 20 ottobre: sul tavolo 430 milioni di euro
Il 20 ottobre il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha previsto a Milano incontri con le principali organizzazioni nazionali dell’autotrasporto e con i rappresentanti dei gruppi indipendenti che hanno promosso le proteste. Al centro del confronto figurano il caro carburante, le misure fiscali e le risorse destinate al settore.
Il ministro ha dichiarato che sono già disponibili 430 milioni di euro stanziati a bilancio e ha assicurato l’impegno del governo per accelerarne l’erogazione, superando gli ostacoli burocratici. Salvini ha inoltre prospettato la possibilità di individuare ulteriori risorse per sostenere le imprese. Le organizzazioni di categoria chiedono però interventi concreti e tempi certi, soprattutto per quanto riguarda la compensazione degli aumenti del gasolio e l’adeguamento delle tariffe di trasporto.
Alcuni rappresentanti della protesta, in particolare in Sicilia, hanno annunciato che il fermo sarà revocato soltanto dopo la formalizzazione degli impegni governativi.
La crisi coinvolge ormai tutta la filiera logistica
La durata della mobilitazione rimane incerta e le ripercussioni economiche continuano ad aumentare. I blocchi e il fermo dei mezzi stanno creando difficoltà non soltanto agli autotrasportatori, ma anche alla grande distribuzione, all’agricoltura, all’industria e alle attività portuali.
La situazione dimostra quanto il funzionamento delle catene di approvvigionamento nel Sud Italia dipenda dalla regolarità del trasporto su strada.
Senza un’intesa rapida tra governo e rappresentanti del settore, le difficoltà nelle consegne potrebbero aggravarsi ulteriormente, con nuove conseguenze sulla disponibilità delle merci, sulle attività produttive e sull’approvvigionamento dei consumatori.






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