Fot. Ministarstvo komunikacija i prometa Bosne i Hercegovine/Facebook (zdjęcie ilustracyjne)

Proteste e fermi al Sud. Unatras minaccia lo stop nazionale

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Le proteste degli autotrasportatori si estende nel Mezzogiorno e rischia di assumere dimensioni nazionali. Dopo i presidi spontanei in Puglia, dal 16 ottobre scattano i fermi regionali in Calabria e Sicilia, mentre Unatras avverte il Governo che, senza risposte urgenti alla crisi del settore, potrebbe essere proclamato un fermo nazionale dei servizi. Al centro della mobilitazione ci sono il rincaro del gasolio, l'aumento dei costi di esercizio e il mancato confronto con le rappresentanze di categoria. Nella tarda serata del 15 ottobre, il ministero dei Trasporti ha annunciato la convocazione delle associazioni per martedì 27 ottobre.

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L’essenziale in breve

  • In Puglia proseguono i presidi spontanei degli autotrasportatori, con rallentamenti e tensioni sulla rete stradale.
  • In Calabria è previsto un fermo dal 16 al 20 ottobre, con circa 800 autotrasportatori coinvolti secondo Fedralog. In Sicilia le imprese aderenti si asterranno dal lavoro per cinque giorni.
  • Unatras minaccia di estendere la mobilitazione a livello nazionale se il Governo non avvierà urgentemente un confronto con le associazioni.
  • Il ministero dei Trasporti ha convocato le rappresentanze dell’autotrasporto per il 27 ottobre, ma resta da chiarire se l’incontro sarà sufficiente a scongiurare nuove proteste.

Puglia, i presidi spontanei alimentano la tensione

L’epicentro della protesta è la Puglia, dove dal 12 ottobre gli autotrasportatori hanno organizzato presidi in diversi punti strategici della viabilità. A Poggio Imperiale prosegue la mobilitazione nei pressi del casello dell’autostrada A14, mentre a Candela la presenza dei manifestanti provoca rallentamenti alla circolazione. A Vieste, invece, gli agricoltori di Orgoglio Olivicolo presidiano tre accessi alla città.

La Prefettura segue l’evoluzione della situazione e ha predisposto un servizio per garantire il rifornimento dei distributori. Le difficoltà nella distribuzione del carburante registrate in alcune aree meridionali sono tuttavia legate anche a un’altra vertenza: dal 12 ottobre i lavoratori dell’ex Ilva bloccano gli accessi alla raffineria Eni di Taranto, con ripercussioni in Puglia, Basilicata e Calabria.

Le mobilitazioni degli autotrasportatori sono nate in larga parte al di fuori delle organizzazioni nazionali. Conftrasporto le definisce proteste spontanee, «non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria». Una situazione che, secondo le rappresentanze del settore, riflette il crescente disagio delle piccole imprese, sempre più esposte all’aumento dei costi operativi.

Calabria e Sicilia, cinque giorni di fermo dal 16 ottobre

In Calabria, Fedralog ha confermato il fermo regionale dal 16 al 20 ottobre, con una partecipazione prevista di circa 800 autotrasportatori distribuiti in 22 presidi. Lungo la Statale 18, in particolare a Santa Maria del Cedro e Paola, sono previste interruzioni parziali della circolazione, con riaperture periodiche. Ulteriori iniziative potrebbero interessare Tortora e Guardia Piemontese.

Il Comitato promotore del Movimento Popolare Nazionale ha annunciato presidi al porto di Gioia Tauro, nell’area aeroportuale di Lamezia Terme, allo scalo di San Marco Argentano e ai depositi di Vibo Marina. Non si escludono mobilitazioni anche degli agricoltori in diverse località del Cosentino.

La protesta arriva nonostante lo stanziamento di 15 milioni di euro approvato dalla Giunta regionale calabrese, di cui 10 milioni destinati alle imprese dell’autotrasporto e 5 milioni al settore agricolo, per compensare parte dei maggiori costi documentati del carburante.

In Sicilia il Comitato Trasporto Siciliano (Cts), costituito il 15 ottobre, ha proclamato cinque giorni di astensione dal lavoro, senza blocchi stradali né presidi. I mezzi delle imprese aderenti resteranno nei piazzali aziendali dalla mezzanotte del 16 ottobre fino alle 24 del 20 ottobre.

Il fronte siciliano non è però compatto. Confindustria Catania ha deciso di non aderire alla mobilitazione, preferendo il confronto istituzionale. Tra le richieste figurano tempi certi per la liquidazione degli incentivi Sea Modal Shift, la proroga delle agevolazioni e l’istituzione di un tavolo permanente sull’insularità.

Il nuovo Cts, coordinato da Salvatore Bella, critica invece le organizzazioni nazionali, accusandole di essere distanti dalle difficoltà quotidiane degli operatori. Per le imprese siciliane, oltre al gasolio, pesa soprattutto il costo dei collegamenti marittimi.

Unatras avverte il Governo: possibile fermo nazionale

Mentre le mobilitazioni regionali prendono forma, cresce la pressione delle organizzazioni nazionali sull’Esecutivo. Con un comunicato diffuso il 15 ottobre, Unatras ha annunciato iniziative e manifestazioni su tutto il territorio nazionale, avvertendo che, in assenza di un confronto urgente con il Governo, convocherà i propri organismi deliberanti per valutare anche la proclamazione di un fermo nazionale dell’autotrasporto.

Il coordinamento individua nell’interruzione del dialogo istituzionale una delle principali cause dell’attuale crisi. Dopo l’incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi, secondo Unatras, non sarebbero seguiti gli approfondimenti promessi sulle misure di sostegno al comparto, mentre le successive richieste di confronto sarebbero rimaste senza risposta.

A preoccupare le associazioni sono soprattutto l’impennata del prezzo del gasolio, l’aumento dei costi di gestione e la mancanza di adeguate tutele per le imprese in un mercato considerato sempre meno regolato.

Nel comunicato Unatras avverte che «Il rischio concreto e imminente è la paralisi totale della logistica e del sistema economico del Paese». Il possibile fermo nazionale viene definito «un atto di estrema necessità», la cui responsabilità politica ricadrebbe sull’Esecutivo.

La proclamazione non è tuttavia ancora avvenuta e non è stata indicata alcuna data. La minaccia riguarda quindi un’eventuale estensione nazionale della protesta, distinta dai fermi già annunciati autonomamente in Calabria e Sicilia.

Sulla stessa linea si colloca Conftrasporto. Il presidente Pasquale Russo ha chiesto al Governo di convocare con urgenza le rappresentanze del settore, avvertendo che, senza risposte, «dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il Paese».

Caro gasolio e tariffe, le ragioni della protesta

Il rincaro dei carburanti rappresenta il principale elemento comune alle diverse mobilitazioni. Secondo Conftrasporto, le risorse previste dall’accordo raggiunto con il Governo a maggio non sarebbero ancora arrivate alle imprese. L’organizzazione chiede inoltre ulteriori stanziamenti per fronteggiare eventuali nuovi aumenti del gasolio, che, secondo i calcoli del presidente Russo, sarebbe rincarato di oltre 50 centesimi al litro dall’inizio della guerra.

Trasportounito richiama invece l’attenzione sulle condizioni economiche delle piccole imprese e sulle differenze di remunerazione tra Nord e Sud. Secondo il segretario generale Giulio Stoppa, a parità di lavoro e chilometri percorsi, nel Mezzogiorno i compensi possono arrivare a dimezzarsi anche per effetto di pratiche speculative.

L’associazione chiede un meccanismo di adeguamento del costo del gasolio che sia «automatica, vincolante, immediatamente esigibile e soggetta a controlli», oltre a interventi sulle tariffe e sull’accesso ai ristori, dai quali restano esclusi i veicoli Euro IV e di classe inferiore.

Trasportounito denuncia anche episodi nei quali mezzi non aderenti alla protesta sarebbero stati bloccati o trattenuti nelle stazioni di servizio. Pur prendendo le distanze da qualsiasi forma di coercizione, l’organizzazione avverte che il protrarsi della crisi potrebbe rendere sempre più difficile governare il malcontento.

Convocato il tavolo ministeriale per il 27 ottobre

Un primo segnale istituzionale è arrivato nella tarda serata del 15 ottobre, quando il ministero dei Trasporti ha annunciato la convocazione delle associazioni dell’autotrasporto per martedì 27 ottobre alle ore 16.

L’incontro apre uno spiraglio di dialogo dopo mesi di tensioni, ma non chiarisce ancora se le organizzazioni considereranno la convocazione sufficiente a sospendere le iniziative annunciate. Nel frattempo, i fermi regionali in Calabria e Sicilia procedono secondo i programmi comunicati dai rispettivi promotori.

Il confronto del 27 ottobre diventa così un passaggio decisivo per verificare se il Governo riuscirà a contenere una protesta finora concentrata nel Mezzogiorno, evitando che il malcontento degli autotrasportatori si trasformi in una mobilitazione su scala nazionale.

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