Caro gasolio, la protesta dei camionisti paralizza il Sud: blocchi in Puglia e fermi dal 16 ottobre

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La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio si estende nel Mezzogiorno, tra blocchi stradali, presidi e fermi programmati. In Puglia la circolazione è già compromessa in diversi punti della rete viaria, mentre Sicilia e Calabria si preparano a sospendere i servizi di trasporto merci dal 16 ottobre. Undici associazioni nazionali hanno chiesto l'intervento urgente del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per tutelare i conducenti che non aderiscono alla mobilitazione. Sullo sfondo, le richieste al Governo di misure immediate contro l'aumento dei costi e i ritardi nell'erogazione degli incentivi.

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L’essenziale in breve

  • In Puglia i presidi interessano Brindisi, Foggia e Lucera, con ripercussioni anche sulla circolazione lungo l’autostrada A14.
  • Undici associazioni dell’autotrasporto chiedono al Viminale di garantire la sicurezza dei conducenti e la libera circolazione delle merci.
  • Dal 16 ottobre sono previsti fermi regionali in Calabria e Sicilia. Confindustria Catania ha annunciato uno stop fino al 22 ottobre.
  • Le imprese chiedono interventi sul prezzo del gasolio, lo sblocco dei contributi Sea Modal Shift e maggiori tutele contro i costi dei collegamenti marittimi.
  • Il ministero dei Trasporti, secondo quanto riferito dalla Fiap, sta predisponendo il pagamento degli incentivi arretrati e del credito d’imposta sul carburante.
  • In Puglia i presidi interessano Brindisi, Foggia e Lucera, con ripercussioni anche sulla circolazione lungo l’autostrada A14.

Puglia, blocchi sulle strade e disagi sull’autostrada A14

La situazione più critica si registra in Puglia, dove le manifestazioni spontanee di autotrasportatori e agricoltori stanno interessando diversi collegamenti strategici per il trasporto merci.

A Brindisi i manifestanti hanno ripreso i blocchi intermittenti lungo la tangenziale, nei pressi dello svincolo per Bozzano. Un autoarticolato è stato posizionato di traverso sulla carreggiata, rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine. L’incontro tra una delegazione dei manifestanti e il prefetto Guido Aprea non ha portato alla sospensione della protesta.

Il prefetto si è impegnato a trasmettere le richieste al Governo, ma Cinzia Turco, titolare di Gmf Trasporti e portavoce della mobilitazione, ha confermato l’intenzione di proseguire fino all’arrivo di risposte concrete.

Nel Foggiano, sulla Statale 17 nei pressi di Lucera, si contano oltre quaranta mezzi pesanti fermi. Alla protesta partecipano anche agricoltori locali, che denunciano l’impatto del caro carburante sulla sostenibilità economica delle attività produttive. Altri presidi hanno interessato la Statale 16, tra Foggia e San Severo.

Particolarmente pesanti le ripercussioni sull’autostrada A14, nel tratto compreso tra Termoli e Poggio Imperiale, dove la presenza di camion fermi e ostacoli sulla carreggiata ha provocato interruzioni della circolazione e deviazioni sulla viabilità ordinaria.

Segnalazioni di mobilitazioni arrivano anche dalla Campania e dalla Basilicata, mentre in Sicilia si sono verificati blocchi mirati agli accessi della raffineria di Augusta-Melilli.

Undici associazioni scrivono al Viminale: «Garantire la sicurezza»

L’intensificarsi dei blocchi ha provocato la reazione delle principali organizzazioni nazionali dell’autotrasporto. Il 13 ottobre undici associazioni hanno inviato una lettera al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, chiedendo un intervento urgente nelle province di Brindisi e Foggia.

Il documento porta le firme di Anita, Cna-Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fedit, Fiap, Sna Casartigiani, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi, Unatras e Assotir.

Secondo le segnalazioni raccolte dalle organizzazioni, nella notte tra il 12 e il 13 ottobre alcuni conducenti non aderenti alla protesta sarebbero stati affiancati da altri veicoli e costretti a raggiungere aree di servizio, dove sarebbero rimasti bloccati da camion disposti di traverso. Le associazioni riferiscono inoltre di presunti episodi intimidatori, anche con la presenza di persone che avrebbero brandito oggetti contundenti.

Si tratta di circostanze denunciate dalle organizzazioni sulla base di testimonianze e materiale fotografico e video, che richiedono gli opportuni accertamenti.

I firmatari riconoscono le gravi difficoltà economiche del settore, ma ribadiscono che il diritto di protestare non può compromettere la sicurezza di chi continua a lavorare.

«La sicurezza delle persone viene prima di tutto: per chi sceglie di fermarsi, come per chi sceglie di lavorare», scrivono le associazioni.

Al Viminale viene chiesto di assicurare una presenza costante delle forze dell’ordine nei punti interessati dai presidi, liberare gli eventuali veicoli trattenuti e garantire la circolazione delle merci. Le organizzazioni sollecitano anche il coinvolgimento dei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica e l’individuazione di un referente per raccogliere tempestivamente le segnalazioni.

La richiesta prevede un riscontro ministeriale entro 24 ore dall’invio della lettera.

Calabria, camion e trattori in presidio a Castrovillari

Anche in Calabria la mobilitazione è già cominciata, prima del fermo regionale proclamato da Fedralog per il periodo dal 16 al 20 ottobre.

Il 12 ottobre, a Castrovillari, nel Cosentino, oltre cento manifestanti si sono riuniti con circa cinquanta trattori e una decina di camion all’incrocio tra la Statale 241 e la Provinciale 174, in contrada Bianchino.

Il presidio ha coinvolto autotrasportatori e agricoltori, uniti dalla richiesta di provvedimenti contro l’aumento dei carburanti. I rappresentanti del settore agricolo chiedono inoltre compensi più equi per i prodotti destinati alla grande distribuzione.

La manifestazione si è spostata nel Cosentino dopo l’intervento delle forze dell’ordine a Vibo Marina, dove era stato impedito il blocco dei depositi di carburante. I partecipanti al presidio di Castrovillari hanno manifestato l’intenzione di proseguire la mobilitazione senza una scadenza prestabilita.

Sicilia, fermo dal 16 ottobre e possibile proroga oltre il 22

In Sicilia la protesta assume una dimensione regionale. Il Comitato Trasportatori Siciliani ha annunciato un fermo dei servizi di autotrasporto merci per conto terzi dal 16 al 20 ottobre, mentre la Sezione Trasporti di Confindustria Catania ha deliberato all’unanimità una sospensione delle attività dal 16 al 22 ottobre.

Le organizzazioni coinvolte hanno precisato che si tratta di iniziative distinte, non riconducibili a un unico sciopero nazionale.

Il coordinatore del Comitato Trasportatori Siciliani, Salvatore Bella, ha spiegato di non aver ricevuto risposta alla richiesta di un incontro con il ministro dei Trasporti o con il viceministro Edoardo Rixi. In mancanza di provvedimenti, il fermo potrebbe proseguire oltre il 20 ottobre.

Anche Confindustria Catania non esclude una proroga. La presidente della Sezione Trasporti, Sonia Nicosia, ha confermato la disponibilità a sospendere la mobilitazione qualora arrivino risposte concrete dalle istituzioni.

Per il Comitato Trasportatori Siciliani è previsto il fermo dei veicoli nei piazzali, senza blocchi stradali. La diversa natura dei presidi già registrati nell’Isola dimostra tuttavia che la mobilitazione coinvolge soggetti e modalità di protesta differenti.

Gasolio oltre 2,16 euro al litro: il peso dei rincari sulle imprese

Alla base delle proteste c’è soprattutto l’aumento dei costi operativi, che le imprese dichiarano di non riuscire più ad assorbire.

Secondo i dati del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica richiamati da Confindustria Catania, a settembre 2026 il prezzo medio del gasolio ha superato i 2,16 euro al litro, con un incremento di circa 35 centesimi rispetto a febbraio.

Per un mezzo pesante che percorre 100.000 chilometri all’anno, l’associazione stima una spesa aggiuntiva per il carburante superiore a 8.000 euro nell’arco di otto mesi.

Alle difficoltà legate al rifornimento si aggiungono quelle dei collegamenti marittimi, particolarmente rilevanti per le imprese siciliane e sarde. Gli operatori denunciano l’incidenza degli oneri derivanti dal sistema europeo ETS sulle emissioni e degli adeguamenti tariffari applicati dagli armatori.

La Fiap ha inoltre sollecitato i committenti a riconoscere l’aumento del prezzo del carburante attraverso le clausole di adeguamento previste dalla normativa. Agli Stati Generali dell’Autotrasporto è stata annunciata una revisione della clausola gasolio, con l’obiettivo di renderne l’applicazione più chiara, automatica e tempestiva.

Sea Modal Shift, il ministero prepara i pagamenti arretrati

Uno dei principali punti di confronto con il Governo riguarda il Sea Modal Shift, il programma di incentivi destinato a sostenere il trasporto combinato strada-mare.

Le imprese siciliane denunciano ritardi nella liquidazione dei contributi e risorse insufficienti rispetto alle richieste presentate. Secondo Confindustria Catania, i fondi disponibili avrebbero coperto soltanto circa un quinto del fabbisogno dichiarato, riducendo il contributo unitario inizialmente previsto da 30 centesimi a poco più di 6 centesimi per veicolo-chilometro.

Dalla Fiap arrivano tuttavia alcuni aggiornamenti sui tempi amministrativi. Secondo le indicazioni ricevute dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono in corso le verifiche documentali necessarie al pagamento del saldo della prima annualità, relativa al periodo 2023-2024.

La seconda annualità potrebbe essere liquidata già a novembre, mentre il credito d’imposta sul gasolio acquistato tra marzo e agosto 2026 dovrebbe comparire nei cassetti fiscali delle imprese nelle prossime settimane.

Si tratta, al momento, di indicazioni sui tempi previsti e non della conferma di pagamenti già effettuati.

Le organizzazioni chiedono inoltre un rafforzamento delle risorse per le annualità successive, anche attraverso i proventi del sistema ETS, e l’estensione delle agevolazioni sul carburante fino al 31 dicembre 2026.

Sul fronte regionale, il Comitato Trasportatori Siciliani ha raggiunto un’intesa con la Regione Siciliana su un provvedimento da 15 milioni di euro contro il caro carburante. Restano tuttavia aperte le questioni di competenza nazionale e quelle legate all’autorizzazione europea per i contributi che superano i limiti del regime de minimis.

Tra le richieste figura anche l’istituzione di un tavolo permanente dedicato agli svantaggi economici e logistici dell’insularità.

Supermercati e distribuzione, cresce il rischio di ritardi nelle consegne

Il prolungamento delle proteste e l’avvio dei fermi programmati potrebbero avere ripercussioni sulle filiere produttive e sulla distribuzione commerciale, in particolare nelle regioni più dipendenti dal trasporto su gomma.

Tra i comparti maggiormente esposti figurano le forniture alimentari, i rifornimenti della grande distribuzione e i collegamenti logistici tra Sicilia e resto della Penisola.

L’entità delle conseguenze dipenderà dal numero di imprese che aderiranno ai fermi, dalla durata delle iniziative e dalla possibilità di mantenere operativi i principali collegamenti. Confindustria Catania ha comunque assicurato che saranno garantite le prestazioni indispensabili previste dalla normativa.

La mobilitazione si sviluppa così su due fronti: da una parte le organizzazioni che chiedono interventi economici immediati per sostenere la categoria, dall’altra le associazioni che sollecitano la tutela della circolazione e dei conducenti non aderenti.

Il 16 ottobre rappresenta il prossimo passaggio decisivo. Senza un’accelerazione del confronto con il Governo, ai presidi già attivi sulle strade del Mezzogiorno si aggiungeranno i fermi programmati in Sicilia e Calabria, con il rischio di ulteriori difficoltà per il sistema logistico e la distribuzione delle merci.

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