Secondo i dati del CAPMAS riportati da Bloomberg, nel mese di aprile sono transitate nel Canale di Suez 529 petroliere, con un incremento del 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Complessivamente il traffico ha raggiunto 1.182 navi (+14%), mentre i ricavi del canale sono saliti a circa 419 milioni di euro, in aumento del 27% su base annua e ai livelli più elevati registrati dal 2024.
L’effetto Hormuz sui flussi energetici
La ripresa è legata soprattutto alle criticità che continuano a interessare lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici del pianeta. Le restrizioni operative nell’area stanno inducendo diversi esportatori del Golfo a cercare percorsi alternativi per mantenere regolari i flussi di petrolio e merci.
L’Arabia Saudita ha aumentato l’utilizzo delle infrastrutture che collegano la costa del Golfo ai porti sul Mar Rosso, in particolare Yanbu, trasferendo parte delle esportazioni di greggio attraverso la rete di oleodotti interna. Da qui le spedizioni possono proseguire via mare attraversando il Canale di Suez e raggiungendo più facilmente i mercati europei e mediterranei.
Anche altri Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo stanno facendo maggiore affidamento sui porti sauditi e sui collegamenti terrestri regionali per aggirare le difficoltà operative nell’area di Hormuz e mantenere attive le catene di approvvigionamento.
Suez tra i principali beneficiari della riorganizzazione delle rotte
Secondo Mohamed Abu Basha, responsabile dell’analisi macroeconomica di EFG Hermes, il Canale di Suez si è trasformato in uno dei principali beneficiari indiretti delle recenti tensioni regionali. L’analista ha sottolineato come Gedda sia diventata una vera e propria infrastruttura di supporto per l’intero Golfo, favorendo il reindirizzamento dei flussi commerciali e contribuendo progressivamente alla ripresa degli introiti del canale egiziano.
Il miglioramento arriva dopo uno dei periodi più difficili della storia recente di Suez. A partire dalla fine del 2023, gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso hanno spinto numerose compagnie di navigazione ad abbandonare temporaneamente la rotta, scegliendo di circumnavigare l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza. Secondo le autorità egiziane, questa situazione ha comportato mancati ricavi per almeno 9 miliardi di euro.
Recupero ancora incompleto
Nonostante il rimbalzo registrato negli ultimi mesi, il traffico rimane ben al di sotto dei livelli precedenti alla crisi. Ad aprile 2023 il Canale di Suez aveva infatti registrato circa 2.300 transiti, quasi il doppio rispetto ai volumi osservati nello stesso mese del 2026.
La ripresa appare quindi ancora fragile e dipenderà dall’evoluzione del quadro geopolitico regionale. Le difficoltà nell’area di Hormuz stanno aumentando il ruolo di Suez come corridoio alternativo per energia e merci, ma eventuali nuovi problemi di sicurezza nel Mar Rosso potrebbero compromettere nuovamente la normalizzazione dei traffici.
Per il settore logistico e per il trasporto marittimo internazionale, la situazione conferma come Hormuz, il Mar Rosso e Suez restino oggi tre snodi strettamente interconnessi, il cui equilibrio continua a influenzare in modo diretto i flussi energetici globali e i costi della navigazione.








