Mohammed Alorabi via Unsplash

È stato trovato un modo per aggirare lo Stretto di Hormuz

Puoi leggere questo articolo in 3 minuti

L’escalation delle tensioni nello Stretto di Hormuz sta già producendo effetti tangibili sulle catene logistiche del Golfo. La mineraria saudita a controllo statale Ma’aden ha attivato in tempi record un piano straordinario via terra, mobilitando circa 3.500 camion per trasferire fertilizzanti e prodotti fosfatici verso i porti del Mar Rosso.

Dietro questo testo c'è una persona, non un'intelligenza artificiale. Questo materiale è stato interamente preparato dal redattore, utilizzando la sua conoscenza ed esperienza.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’azienda ha progressivamente ampliato la propria flotta: dai 600 mezzi iniziali a 1.600, poi 2.000, fino agli attuali 3.500 camion, operativi quasi ininterrottamente grazie a doppi turni di guida.

Una riconfigurazione logistica in due settimane

In meno di quindici giorni Ma’aden ha riorganizzato l’intera catena distributiva, inviando dirigenti nei porti del Mar Rosso, coinvolgendo operatori ferroviari e attivando nuovi contratti con vettori su gomma. L’obiettivo dichiarato è azzerare l’arretrato delle esportazioni entro la fine di maggio.

In condizioni ordinarie, il gruppo esporta i propri prodotti minerari dai terminal del Golfo Persico transitando attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei chokepoint energetici e commerciali più sensibili al mondo. L’attuale instabilità ha tuttavia spinto diversi esportatori regionali a diversificare le rotte, privilegiando sbocchi alternativi verso il Mar Rosso e l’Oceano Indiano.

Costi più elevati, ma compensati dai prezzi delle materie prime

La soluzione terrestre comporta costi significativamente superiori rispetto al trasporto marittimo diretto. Molti camion rientrano vuoti dopo la consegna nei porti occidentali del Regno, incidendo sull’efficienza complessiva del sistema.

Secondo l’amministratore delegato Bob Wilt, l’incremento delle quotazioni delle materie prime ha però contribuito a compensare almeno in parte l’aumento dei costi logistici.

Parallelamente, la società ha installato magazzini prefabbricati lungo la direttrice interna e adattato la flotta per il trasporto di acido solforico — materia prima chiave nella produzione dei fosfati — mediante autocisterne in acciaio inox.

Verso una riorganizzazione strutturale dei flussi?

Il riposizionamento non riguarda soltanto Ma’aden. Porti, infrastrutture ferroviarie e reti stradali di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman stanno assumendo un ruolo crescente come corridoi alternativi allo Stretto di Hormuz.

Secondo i dati della società di tracciamento navale Kpler, carichi di fosfati partiti dal porto saudita di Yanbu hanno già raggiunto mercati come Gibuti, Thailandia e Argentina attraverso rotte che bypassano il Golfo Persico.

Se questa soluzione dovesse consolidarsi, potrebbe produrre un cambiamento strutturale nei flussi di export dei fertilizzanti dal Golfo, con implicazioni rilevanti per i costi interni di trasporto, la capacità portuale del Mar Rosso e l’equilibrio competitivo tra rotte marittime.

“Abbiamo dimostrato di cosa siamo capaci. Ora dobbiamo rendere questa soluzione più solida e garantire al gruppo un accesso stabile al Mar Rosso”, ha dichiarato Wilt.

In un contesto di crescente frammentazione geopolitica, la resilienza logistica diventa così un fattore strategico tanto quanto l’accesso alle risorse naturali.

Tags:

Leggi anche