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Camion senza sosta: la carenza di parcheggi spinge gli autisti in aree a rischio

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In Europa mancano da anni aree di sosta per i mezzi pesanti e, secondo un nuovo rapporto sulla sicurezza stradale, questa carenza sta portando molti autisti professionisti a fermarsi in punti non sicuri proprio quando dovrebbero recuperare energie.

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Quasi due autisti su tre tra quelli intervistati dichiarano di doversi fermare regolarmente su rampe di accesso, corsie di uscita o a bordo strada per rispettare i tempi di guida e riposo. Oltre la metà percorre più di 20 chilometri aggiuntivi alla fine del turno solo per trovare un parcheggio disponibile.

Si crea così una contraddizione strutturale tra obblighi normativi e infrastrutture disponibili: regole pensate per ridurre la fatica finiscono, in assenza di spazi adeguati, per amplificare lo stress operativo.

Stanchezza al volante: un rischio che non cala

Per DEKRA la fatica resta uno dei principali fattori di rischio nel trasporto su strada. L’organizzazione richiama studi secondo cui la mancanza di sonno può aumentare fino a otto volte la probabilità di incidente.

Non è difficile capire perché: un conducente professionale può superare i 100.000 chilometri annui, spesso tra traffico intenso, meteo sfavorevole, tratte monotone e scadenze serrate. Se a questo si sommano turni irregolari e pianificazioni impegnative, la capacità di concentrazione può ridursi sensibilmente.

“Il rispetto delle regole su guida e riposi, insieme a misure mirate di promozione della salute, può contribuire a ridurre stanchezza, stress e sovraccarico”, ha dichiarato Fehlauer.

Il rapporto però è netto su un punto: le regole funzionano davvero solo se gli autisti hanno accesso concreto a luoghi di sosta sicuri. Quando i posti mancano, la scelta diventa una forzatura: continuare a guidare da stanchi, fermarsi in un’area pericolosa oppure rischiare una violazione dei tempi di lavoro.

Distrazione digitale: un problema in crescita

DEKRA richiama anche un altro rischio sempre più presente nel lavoro su strada: la distrazione.

Navigazione, piattaforme per la gestione degli ordini, smartphone e funzioni di guida automatizzata fanno ormai parte della quotidianità di molti conducenti. Strumenti utili, perché possono supportare il lavoro e aumentare l’efficienza, ma che allo stesso tempo impongono di gestire più flussi informativi mentre si controlla il traffico.

Per questo l’organizzazione chiede misure vincolanti per ridurre la distrazione nella circolazione stradale. Parallelamente, evidenzia che una tecnologia progettata bene può contribuire a prevenire gli incidenti.

Tra le soluzioni citate ci sono i sistemi di trasporto intelligenti e i dispositivi di sicurezza: frenata automatica d’emergenza, assistenti per angolo cieco e svolta, oltre ai sistemi cooperativi C-ITS. Questi consentono a veicoli e infrastrutture di scambiarsi in tempo reale avvisi su pericoli come cantieri, ostacoli o traffico lento.

Nei test condotti da DEKRA, gli avvisi C-ITS sui cantieri hanno permesso di segnalare in anticipo situazioni critiche che i sensori del veicolo, da soli, potrebbero non intercettare sempre con sufficiente tempestività.

Cantieri stradali: protezioni sotto esame

Il rapporto dedica spazio anche ai rischi legati ai cantieri e alle aree di lavoro mobili, dove sia i conducenti sia il personale addetto alla manutenzione possono trovarsi esposti a pericoli gravi.

DEKRA ha svolto crash test mettendo a confronto i tradizionali pannelli di segnalazione su rimorchio con sistemi di protezione a assorbimento di energia. Secondo l’organizzazione, questi ultimi riducono le forze d’impatto e aiutano a mantenere più stabile il veicolo di protezione.

Al contrario, le soluzioni convenzionali su rimorchio assorbono molta meno energia e possono spingere il veicolo di sicurezza più in profondità nell’area di lavoro, aumentando il rischio per chi opera alle sue spalle.

Sono stati provati anche i moderni sistemi automatici di frenata d’emergenza in scenari tipici di cantiere. DEKRA rileva che, in generale, questi sistemi hanno reagito in modo affidabile ai pannelli mobili di sbarramento a 60 km/h e 85 km/h, anche se i margini di reazione possono ridursi quando la visibilità è limitata, ad esempio in curva.

La tecnologia non basta: serve un approccio completo

Per DEKRA, migliorare la sicurezza stradale sul lavoro non è una questione risolvibile solo con l’evoluzione dei veicoli. La prevenzione degli incidenti, sostiene l’organizzazione, dipende dall’insieme di tecnologia, infrastrutture, regole, organizzazione del lavoro e responsabilità individuale.

Nella sua lista di richieste in dieci punti compaiono, tra le altre, queste priorità:

  • maggiore protezione nelle aree di cantiere,
  • una raccolta più completa dei dati sugli incidenti stradali legati al lavoro,
  • condizioni di lavoro migliori nel trasporto,
  • controlli più severi sul rispetto delle regole di fissaggio del carico,
  • sviluppo continuo della normativa sulle merci pericolose,
  • applicazione rigorosa delle norme su tempi di guida e riposo,
  • più parcheggi sicuri per i camion,
  • programmi obbligatori di promozione della salute per i conducenti professionali.

Antonio Avenoso, direttore esecutivo dell’European Transport Safety Council, ha ricordato che la sicurezza stradale legata al lavoro non va considerata un tema di nicchia: è un tassello centrale dell’obiettivo europeo Vision Zero, che punta a portare quasi a zero morti e feriti gravi sulle strade entro 2050.

La mancanza di parcheggi non spiega ogni incidente che coinvolge conducenti professionali. Ma il messaggio del rapporto è chiaro: la stanchezza non può essere letta solo come responsabilità del singolo. È influenzata anche dalle infrastrutture disponibili quando, per legge e per necessità fisica, è il momento di fermarsi.

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