- La Camera dei deputati italiana ha respinto la proposta di deroga per i camionisti durante le ondate di calore.
- Lasciare il motore acceso con il camion parcheggiato può costare tra 223 e 444 euro.
- La deroga avrebbe riguardato esclusivamente i camionisti durante soste prolungate e in presenza di temperature eccezionalmente elevate.
- La proposta ha ottenuto 107 voti favorevoli, 165 contrari e due astensioni.
- Il problema riguarda soprattutto i veicoli privi di un impianto autonomo di climatizzazione per la sosta.
- Tra le ipotesi allo studio figura un sostegno economico per installare questi impianti sui camion più datati.
- Le regole sul motore acceso durante la sosta non sono uniformi in Europa. A Madrid, per esempio, una violazione comporta una multa di circa 100 euro.
La Camera dei deputati ha respinto la proposta di introdurre una deroga al divieto di mantenere acceso il motore durante la sosta per consentire ai camionisti di utilizzare l’aria condizionata in presenza di temperature eccezionalmente elevate.
La questione riguarda soprattutto i veicoli che non dispongono di un sistema autonomo di climatizzazione della cabina. In questi casi, durante le soste prolungate imposte dai periodi di riposo, spegnere il motore può significare trascorrere diverse ore in un ambiente esposto a temperature molto elevate.
«Fuori ci sono 40 gradi: nella cabina si arriverà almeno a 50, forse persino a 60», ha dichiarato Dario Carotenuto, deputato del Movimento 5 Stelle, sostenendo la necessità di una deroga temporanea.
Il nodo, tuttavia, va oltre il comfort. Si tratta di conciliare la riduzione delle emissioni con condizioni di riposo adeguate per i conducenti, un aspetto che incide direttamente anche sulla sicurezza stradale.
Nessuna deroga per le soste con temperature estreme
La proposta esaminata dalla Camera aveva un ambito circoscritto. Non avrebbe introdotto un’autorizzazione generalizzata a mantenere acceso il motore durante la sosta, ma un’eccezione destinata ai camionisti costretti a fermarsi per periodi prolungati in presenza di temperature eccezionalmente elevate.
In queste circostanze sarebbe stato possibile lasciare il motore in funzione esclusivamente per climatizzare la cabina.
La proposta è stata respinta con 107 voti favorevoli, 165 contrari e due astensioni, secondo quanto riportato da Uomini e Trasporti. Nel corso del dibattito Carotenuto ha ricordato che una proposta analoga viene presentata da quattro anni.
Motore acceso durante la sosta: sanzioni fino a 444 euro
La normativa italiana vieta di mantenere acceso il motore durante la sosta allo scopo di far funzionare l’impianto di climatizzazione del veicolo. La violazione può comportare una sanzione compresa tra 223 e 444 euro.
Il problema diventa particolarmente critico quando una pausa o un periodo di riposo obbligatorio coincide con un’ondata di calore. Un camion esposto al sole può raggiungere all’interno della cabina temperature nettamente superiori a quelle esterne, rendendo difficile il recupero psicofisico del conducente.
Non tutti i mezzi in circolazione, inoltre, dispongono di sistemi autonomi in grado di raffreddare la cabina a motore spento. Sui veicoli più recenti queste soluzioni sono sempre più diffuse, mentre una parte della flotta più datata ne è ancora priva.
Il riposo del conducente è anche un tema di sicurezza
Le norme europee sui tempi di guida e di riposo hanno l’obiettivo di limitare la stanchezza dei conducenti professionali e ridurre i rischi per la sicurezza stradale. Il semplice rispetto formale di una sosta, tuttavia, non garantisce necessariamente un recupero adeguato se le condizioni all’interno della cabina diventano difficilmente tollerabili.
È questo uno dei punti centrali del dibattito: la qualità effettiva del riposo incide sulla sicurezza della guida successiva.
Allo stesso tempo, mantenere il motore al minimo per alimentare l’aria condizionata presenta conseguenze economiche e ambientali. Aumentano il consumo di carburante, le emissioni e il rumore, mentre il funzionamento prolungato al minimo può comportare costi aggiuntivi per l’esercizio del veicolo.
Per le imprese di autotrasporto, quindi, il problema riguarda contemporaneamente condizioni di lavoro, conformità normativa, costi operativi e gestione della flotta.
L’alternativa: climatizzare la cabina a motore spento
Una soluzione tecnica esiste già: i sistemi autonomi di climatizzazione per la sosta consentono di raffreddare la cabina per diverse ore senza utilizzare il motore principale.
Questi impianti, alimentati per esempio tramite sistemi elettrici dedicati, possono essere presenti come dotazione del veicolo oppure installati successivamente sui mezzi già in circolazione.
La loro diffusione consente di ridurre il consumo di carburante durante le soste, limitare rumore ed emissioni e, soprattutto, migliorare le condizioni in cui il conducente trascorre i periodi di riposo.
Proprio per questo, tra le soluzioni ipotizzate figura il ricorso a incentivi destinati all’installazione di sistemi autonomi sui veicoli più datati. Una misura di questo tipo permetterebbe di intervenire strutturalmente sul problema, anziché ricorrere a deroghe temporanee nei periodi più caldi.
Il caldo estremo pone un problema anche per il rinnovo delle flotte
Le ondate di calore possono protrarsi per diversi giorni e ripetersi più volte nel corso della stagione estiva. Una deroga al divieto di mantenere acceso il motore rappresenterebbe quindi una risposta emergenziale, mentre l’adeguamento tecnologico dei veicoli offrirebbe una soluzione più duratura.
Il caso italiano mette così in evidenza un problema più ampio per il settore dell’autotrasporto: una parte delle flotte deve ancora adeguarsi a condizioni climatiche sempre più impegnative, pur disponendo il mercato di tecnologie in grado di climatizzare la cabina senza ricorrere al motore principale.
La questione assume particolare rilevanza per le imprese che gestiscono veicoli più anziani, per le quali l’installazione di nuovi sistemi comporta un investimento aggiuntivo. Eventuali programmi di sostegno potrebbero accelerare l’ammodernamento dei mezzi e ridurre il divario tecnologico all’interno delle flotte.
In Europa le regole non sono uniformi
Le disposizioni relative al motore acceso durante la sosta variano in Europa e non sempre sono direttamente confrontabili, perché possono dipendere da normative nazionali o locali.
In Italia la sanzione indicata per questa violazione può arrivare a 444 euro. A Madrid, invece, una violazione delle disposizioni locali sul motore acceso durante la sosta può comportare una multa di circa 100 euro.
Nel Regno Unito il tema viene affrontato anche sotto il profilo della sicurezza del conducente. L’Highway Code, nel fornire indicazioni per i viaggi lunghi, richiama tra l’altro l’importanza di un’adeguata ventilazione per contrastare sonnolenza e affaticamento.
Si tratta di disposizioni diverse per natura e ambito di applicazione, che non possono essere confrontate in modo automatico. Nel loro insieme, tuttavia, mostrano come la gestione delle soste coinvolga contemporaneamente obiettivi ambientali, sicurezza stradale e condizioni di lavoro.
Dopo il voto della Camera, il problema resta aperto
Con il voto contrario della Camera, la deroga proposta per i camionisti durante i periodi di caldo estremo non entrerà in vigore. Resta però irrisolto il problema dei veicoli privi di un sistema autonomo di climatizzazione.
Quando un conducente deve trascorrere diverse ore nella cabina durante un periodo di riposo, la temperatura interna non rappresenta soltanto una questione di comfort: può incidere sulla qualità del recupero e, di conseguenza, sulle condizioni in cui il conducente riprende la guida.
Per il settore dell’autotrasporto, il dibattito va quindi oltre la sanzione prevista per chi mantiene acceso il motore. La questione riguarda la capacità delle flotte, soprattutto quelle più datate, di adattarsi a periodi prolungati di caldo estremo garantendo contemporaneamente efficienza operativa, rispetto delle norme e condizioni di riposo adeguate per i conducenti.









