- I pescatori francesi hanno bloccato porti e terminali petroliferi per protestare contro l’aumento del prezzo del diesel.
- Il governo francese ha rafforzato le misure di sostegno destinate al settore della pesca.
- In Polonia gli autotrasportatori chiedono l’introduzione di un «carburante professionale», con il recupero di una parte degli oneri che gravano sul diesel.
- Secondo BGL, il recente rincaro può comportare fino a 1.800 euro di costi aggiuntivi al mese per camion.
- In Spagna CETM stima un possibile aumento di circa 720 euro al mese per un mezzo che consuma 3.000 litri di diesel.
Il caro carburante sta diventando uno dei principali fattori di pressione sui costi dell’autotrasporto europeo. In Francia il malcontento è già sfociato nelle proteste, mentre le associazioni del trasporto stradale di altri Paesi chiedono sgravi fiscali, aiuti e meccanismi che consentano di recuperare una parte del costo del diesel.
Alla base delle tensioni c’è anche l’instabilità dei mercati energetici internazionali, che nelle ultime settimane ha spinto verso l’alto le quotazioni del petrolio e, di conseguenza, i prezzi dei carburanti.
Francia, i pescatori bloccano porti e terminali
La Francia è il Paese in cui il malcontento ha assunto finora la forma più visibile. Nel sud del Paese i pescatori hanno organizzato blocchi nei porti e presso alcuni terminali di carburante, tra cui quello di Frontignan.
A Frontignan, decine di manifestanti hanno impedito il transito delle autocisterne dirette al deposito. Al centro delle rivendicazioni ci sono soprattutto la riduzione del costo del carburante e misure capaci di garantire la sostenibilità economica delle attività di pesca.
Il governo francese ha aumentato il sostegno destinato ai pescatori, ma il settore ha chiesto una soluzione più stabile. Dopo il confronto con i rappresentanti della categoria, la ministra del Mare e della pesca Catherine Chabaud ha annunciato ulteriori interventi. Per le imprese con problemi di liquidità sono stati inoltre previsti strumenti finanziari in attesa dell’erogazione degli aiuti.
Dopo gli impegni assunti dal governo, i pescatori hanno progressivamente rimosso i blocchi.
Gilet gialli, tornano gli appelli alla mobilitazione
L’aumento dei prezzi dei carburanti ha inevitabilmente riacceso in Francia il ricordo delle proteste dei gilet gialli. Il movimento nacque nel 2018 e tra i fattori che contribuirono alla sua mobilitazione iniziale vi fu proprio l’aumento dei costi di benzina e diesel.
Sui social network sono ricomparsi appelli a nuove manifestazioni. Tra le date circolate figura il 17 ottobre, ma al momento non emergono elementi sufficienti per parlare di una mobilitazione nazionale organizzata.
Alcuni dei contenuti più condivisi provengono inoltre da account creati di recente e non risulta, per ora, una struttura organizzativa riconosciuta alla guida degli appelli.
Il caro carburante è comunque tornato al centro del dibattito economico e sociale francese. Per il momento sono soprattutto i pescatori ad aver trasformato il malcontento in proteste organizzate, mentre resta da capire se gli appelli comparsi online riusciranno a tradursi in una mobilitazione più ampia.
Polonia: il settore chiede un «carburante professionale»
In Polonia la pressione arriva soprattutto dalle organizzazioni dell’autotrasporto. L’Associazione degli autotrasportatori stradali della Pomerania Occidentale (ZSPD) ha chiesto al ministro delle Infrastrutture di introdurre un sistema di «carburante professionale».
Il meccanismo permetterebbe alle imprese autorizzate di recuperare una parte degli oneri compresi nel prezzo del diesel, riducendo il costo effettivamente sostenuto dagli operatori professionali.
Qualora l’introduzione di un sistema permanente richiedesse tempi più lunghi, ZSPD propone una misura transitoria: un contributo diretto per ogni litro di diesel acquistato, sul modello di strumenti di sostegno già utilizzati in altri settori.
L’organizzazione chiede inoltre una riduzione temporanea di alcuni oneri e la possibilità, per le imprese maggiormente colpite, di rinviare il pagamento di contributi previdenziali e imposte.
Secondo ZSPD, il carburante rappresenta ormai tra il 35 e il 40 per cento dei costi operativi delle imprese di trasporto.
Anche la Camera di commercio del Nord di Stettino ha presentato un pacchetto di proposte, tra cui la riduzione temporanea della componente fiscale del prezzo dei carburanti, aiuti mirati alle attività caratterizzate da consumi elevati e una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi alla pompa.
Germania: fino a 1.800 euro in più al mese per camion
Anche in Germania il settore dell’autotrasporto chiede interventi. Il Bundesverband Güterkraftverkehr Logistik und Entsorgung (BGL) si è rivolto direttamente al cancelliere Friedrich Merz.
Secondo i calcoli dell’associazione, dall’ultima escalation delle tensioni in Medio Oriente il prezzo netto del diesel sarebbe aumentato di circa 60 centesimi al litro. Per un camion che percorre 10.000 chilometri al mese e consuma circa 3.000 litri, l’incremento equivale a 1.800 euro di costi aggiuntivi mensili per veicolo.
Per una flotta di 50 camion, l’aggravio teorico raggiungerebbe 90.000 euro al mese, pari a 1,08 milioni di euro su base annua.
Si tratta di una simulazione del BGL: l’effetto effettivo sui margini delle imprese dipende anche dalla possibilità di trasferire parte dell’aumento ai clienti attraverso supplementi carburante o adeguamenti delle tariffe.
L’associazione chiede l’introduzione di un sistema di gasolio professionale sul modello di quelli già utilizzati in diversi Paesi europei, dove le imprese che soddisfano determinati requisiti possono recuperare una parte delle imposte applicate al carburante.
BGL sollecita inoltre un intervento sugli oneri legati alle emissioni di CO₂. Ritiene invece poco efficace, per le imprese che possono detrarre l’imposta, una riduzione generalizzata dell’IVA sui carburanti.
Spagna: CETM stima 720 euro in più al mese
Anche in Spagna il settore guarda con preoccupazione alle prossime settimane. La Confederación Española de Empresarios de Estaciones de Servicio stima che, con la fine delle attuali misure di sostegno, dal 1° ottobre il prezzo medio del diesel nella penisola iberica e nelle Isole Baleari possa aumentare di 24,20 centesimi al litro.
Sulla base di questa previsione, CETM ha calcolato l’impatto per le imprese di trasporto. Un camion con un consumo di circa 3.000 litri al mese dovrebbe sostenere circa 720 euro di spesa aggiuntiva mensile, per un totale superiore a 8.600 euro su base annua.
L’organizzazione chiede quindi al governo di prorogare le misure di sostegno in scadenza alla fine di settembre.
CETM difende inoltre il meccanismo obbligatorio di revisione del prezzo del trasporto in funzione dell’andamento del carburante. Lo strumento consente di adeguare il corrispettivo del servizio quando il prezzo del diesel varia in misura significativa.
Secondo l’organizzazione, indebolire questo meccanismo significherebbe trasferire nuovamente sulle imprese di autotrasporto un rischio legato a una componente di costo sulla quale non hanno un controllo diretto.
Le situazioni di Francia, Polonia, Germania e Spagna sono diverse, così come gli strumenti richiesti dai rispettivi settori. Il denominatore comune è però l’aumento della pressione esercitata dal carburante sui costi operativi. Per le imprese di autotrasporto, la questione centrale non riguarda soltanto il livello del prezzo del diesel, ma anche la rapidità con cui gli aumenti possono essere compensati o trasferiti nelle tariffe di trasporto.









