La situazione evolve rapidamente e – come mostrano gli esempi di Slovenia e Slovacchia – sta iniziando ad avere un impatto diretto sul modo in cui opera il trasporto stradale in Europa.
Tornano i limiti al rifornimento in Europa
La conseguenza più evidente delle tensioni legate al conflitto in Iran sono le restrizioni amministrative sulla vendita di carburante. La Slovenia ha deciso di introdurre limiti giornalieri al rifornimento. I privati possono fare rifornimento per un massimo di 50 litri al giorno, mentre le aziende – 200 litri. La decisione è stata presa in risposta all’aumento della domanda e alle interruzioni nelle consegne alle stazioni di servizio.
Il primo ministro Robert Golob ha sottolineato che il problema non è la mancanza di carburante nel Paese, bensì la sua distribuzione. Le scorte restano a un livello sicuro, ma la logistica delle consegne alle stazioni di servizio non riesce a tenere il passo con l’improvviso picco della domanda. Gli effetti sono evidenti: code, stazioni chiuse e reazioni nervose da parte degli autisti.
Uno dei fattori chiave che destabilizzano il mercato è il cosiddetto turismo del carburante. In Slovenia, i prezzi più bassi dei carburanti hanno attirato autisti dai Paesi vicini, aumentando ulteriormente la pressione sulle stazioni. I rifornimenti di massa da parte di autisti stranieri e l’accumulo di scorte da parte degli utenti locali hanno portato a carenze operative, nonostante i depositi siano formalmente ben riforniti.
In risposta, il governo ha annunciato:
- la segnalazione quotidiana della situazione da parte dei gestori delle stazioni,
- la predisposizione di procedure speciali per gli autisti provenienti dall’estero,
- supporto logistico da parte dell’esercito sotto forma di autobotti.
Questo dimostra che il problema non riguarda solo i prezzi, ma anche infrastrutture e organizzazione.
Le restrizioni colpiscono il trasporto stradale
Dal punto di vista del settore TSL, i limiti al rifornimento hanno conseguenze operative dirette.
L’esempio della Slovacchia mostra la portata del problema. Il limite al rifornimento introdotto, pari a €400 per veicolo, significa in pratica che: per la maggior parte dei camion copre meno del 20% della capacità del serbatoio.
Di conseguenza, i vettori:
- sono costretti a fare rifornimento all’estero, spesso a prezzi più elevati,
- sostengono costi operativi maggiori,
- perdono competitività,
- devono fermarsi più spesso per fare rifornimento, con effetti sui tempi di consegna.
Il settore avverte anche di conseguenze più ampie: prezzi del trasporto più alti – e, di conseguenza, prezzi più elevati delle merci – oltre a interruzioni nelle catene di approvvigionamento.
I governi reagiscono, ma le misure sono temporanee
Alcuni Paesi stanno cercando di attenuare gli effetti della crisi attraverso strumenti fiscali. L’Italia ha introdotto tagli temporanei alle accise sui carburanti e meccanismi di controllo dei prezzi per contenere gli aumenti e contrastare la speculazione.
È stato inoltre predisposto un sostegno finanziario per il settore dei trasporti: un credito d’imposta speciale da €100m, destinato a compensare l’aumento dei costi del diesel nei mesi primaverili del 2026.
Allo stesso tempo, si sottolinea che si tratta di misure di breve periodo e che la situazione resta instabile e dipende da come si evolveranno gli eventi geopolitici.









