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Oltre 17.000 euro per l’attesa: per il tribunale il camionista stava lavorando

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Una sentenza spagnola stabilisce che il tempo trascorso in attesa accanto al camion tra un incarico e l’altro può rientrare nell’orario di lavoro se il conducente resta a disposizione dell’azienda. Nel caso esaminato, il datore di lavoro dovrà pagare oltre 17.000 euro per il superamento del limite annuale. La decisione dimostra inoltre che, nel diritto del lavoro, la voce «riposo» del tachigrafo non è sempre determinante.

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In sintesi:

  • Il Tribunale superiore di giustizia dei Paesi Baschi ha confermato che il tempo trascorso dal conducente in attesa accanto al veicolo deve essere conteggiato nel calcolo dell’orario di lavoro.
  • Il tachigrafo aveva registrato 711,15 ore come riposo, ma per una parte di quel periodo il conducente doveva restare vicino al mezzo in attesa del successivo incarico.
  • Applicando il contratto collettivo vigente nella provincia di Bizkaia, il tribunale di primo grado ha stabilito che il conducente aveva superato di 1.061,13 ore il limite annuale di 1.724 ore. L’orario complessivamente considerato ammontava quindi a 2.785,13 ore.

Il quotidiano spagnolo «La Razón» ha riferito del caso citando la sentenza n. 2177/2026 del Tribunale superiore di giustizia dei Paesi Baschi, emessa il 6 ottobre 2026.

La controversia riguardava un conducente impegnato nel trasporto nazionale in Spagna, che chiedeva il pagamento degli straordinari e delle indennità maturate tra marzo 2024 e gennaio 2025. Al centro della controversia vi erano le 711,15 ore registrate dal tachigrafo come riposo. Dopo aver sottratto i periodi di pausa obbligatori, il conducente sosteneva di essere comunque rimasto a disposizione del datore di lavoro durante il tempo restante.

Il tachigrafo indicava il riposo, ma il conducente non era libero di allontanarsi

Secondo quanto accertato dai giudici, nei periodi contestati il conducente attendeva un nuovo incarico ed era tenuto a rimanere nelle vicinanze del veicolo. Il datore di lavoro sosteneva invece che, non essendo impegnato in un’attività specifica né alla guida del mezzo, quel tempo non potesse essere considerato orario di lavoro effettivo. Le motivazioni sono riportate nella sentenza.

Il tribunale ha adottato un’interpretazione diversa. La modalità registrata dal tachigrafo non può determinare da sola la qualificazione giuridica di quel periodo. Occorre considerare anche le circostanze concrete dell’attesa e le regole previste dal contratto collettivo applicabile.

Il limite annuale è stato superato di oltre 1.000 ore

La controversia è arrivata davanti al Tribunale superiore di giustizia dei Paesi Baschi, che con la sentenza n. 2177/2026 del 6 ottobre 2026 ha respinto il ricorso del datore di lavoro.

Decisivo è stato il contratto collettivo che disciplina il trasporto su strada nella provincia di Bizkaia. L’articolo 6 considera orario di lavoro effettivo alcuni periodi di inattività legati alla natura dell’attività, compresa l’attesa durante la quale il conducente resta a disposizione dell’azienda presso la sede aziendale o accanto al veicolo.

Dopo aver incluso anche questi periodi, il tribunale di primo grado ha calcolato che il conducente aveva raggiunto 2.785,13 ore di orario complessivo. Il dato superava quindi di 1.061,13 ore il limite annuale di 1.724 ore.

Al datore di lavoro è stato imposto il pagamento di:

  • 17.105,42 euro per il superamento del limite di orario;
  • 1.309,08 euro di indennità;
  • 1.504,74 euro di interessi per il ritardo nel pagamento.

Il tribunale superiore ha confermato gli importi e ha posto a carico del datore di lavoro anche le spese del ricorso, compresi 900 euro più IVA per gli onorari del rappresentante legale.

Non ogni sosta si trasforma automaticamente in straordinario

La decisione non significa che ogni periodo registrato come riposo sul tachigrafo debba essere automaticamente conteggiato come orario di lavoro. La sentenza si basa sulle specifiche condizioni di impiego del conducente e sul contratto collettivo in vigore a Bizkaia. Altri contratti collettivi possono prevedere regole differenti per l’attesa, la disponibilità e la permanenza vicino al veicolo.

L’elemento determinante è stato il fatto che il conducente non potesse disporre liberamente di quel tempo. Mentre aspettava il successivo incarico, doveva restare nelle vicinanze del mezzo.

La sentenza non modifica le norme sui tempi di guida e sui periodi di riposo previste dalla normativa sui tachigrafi. La controversia riguardava esclusivamente il modo in cui quelle ore dovessero essere considerate ai fini del diritto del lavoro e del contratto collettivo applicabile.

Un elemento da considerare per le aziende di trasporto

Il caso mette in evidenza una distinzione importante: la registrazione del tachigrafo non è sempre sufficiente a stabilire se un determinato periodo debba essere considerato orario di lavoro. In questa vicenda sono risultate decisive le condizioni concrete del conducente e le disposizioni del contratto collettivo di Bizkaia.

Per le aziende di trasporto, quindi, non conta soltanto ciò che indica il dispositivo. È altrettanto importante verificare se il conducente fosse davvero libero di riposare o se dovesse rimanere a disposizione del datore di lavoro. La valutazione può riguardare l’attesa di nuovi incarichi, i tempi morti tra un carico e l’altro e le permanenze prolungate accanto al veicolo.

La sentenza non è ancora definitiva. Il datore di lavoro può presentare ricorso alla Corte suprema spagnola nel tentativo di ottenere un orientamento uniforme della giurisprudenza.

La vicenda si inserisce nel più ampio quadro delle regole e delle richieste che riguardano il settore dell’autotrasporto.

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