L’essenziale in breve
- Un’ispezione spagnola ha esaminato le condizioni di reclutamento e impiego di autisti arrivati dal Perù.
- Secondo la documentazione citata, l’impresa avrebbe recuperato le spese di viaggio, alloggio, vitto e formazione mediante trattenute sugli stipendi e sulle indennità.
- I contratti prevedevano costi di formazione pari a 2.000 euro e una clausola di permanenza di due anni.
Il caso è stato portato all’attenzione pubblica da David Martínez Sánchez, esperto giudiziario di Tachotec Control, sulla base dei documenti relativi a una recente verifica dell’ispettorato del lavoro. Il nome dell’azienda non è stato reso noto; si tratta quindi di rilievi emersi durante l’ispezione e non di una sentenza definitiva.
Secondo la documentazione citata dall’esperto, l’impresa aveva invitato cittadini peruviani a trasferirsi in Spagna con l’obiettivo di assumerli in seguito come autisti professionali nel trasporto merci.
Prima di poter iniziare l’attività, i candidati dovevano completare tutte le procedure necessarie per lavorare professionalmente in Spagna. Tra queste figuravano il riconoscimento delle patenti di guida e il conseguimento del Certificato di attitudine professionale (CAP).
Trasferimento, alloggio e formazione: i costi recuperati dalla retribuzione
In una prima fase, l’azienda avrebbe sostenuto diverse spese legate all’arrivo dei lavoratori in Spagna, tra cui quelle per il viaggio, l’alloggio, il mantenimento e la formazione.
Il punto contestato dagli ispettori riguardava la modalità con cui tali somme venivano recuperate.
Dai documenti risulta che gli importi fossero trattenuti progressivamente dagli stipendi e dalle indennità giornaliere. L’azienda teneva inoltre registri con il debito accumulato da ciascun lavoratore e l’ammontare delle trattenute effettuate mese dopo mese.
Secondo il rapporto, questo meccanismo poteva ridurre la retribuzione effettivamente percepita al di sotto degli importi previsti dalla normativa sul lavoro e dal contratto collettivo applicabile.
2.000 euro per la formazione, con l’obbligo di restare due anni
Anche un’altra clausola contrattuale ha attirato l’attenzione degli ispettori.
Il valore della formazione era fissato in 2.000 euro e, in cambio, il lavoratore doveva restare alle dipendenze dell’azienda per almeno due anni dalla conclusione del percorso formativo.
L’impresa avrebbe inoltre riferito agli ispettori dell’esistenza di un accordo verbale per recuperare le somme ancora dovute attraverso trattenute sugli stipendi e sulle indennità giornaliere.
La vicenda è particolarmente rilevante in un momento in cui molte aziende di autotrasporto spagnole cercano professionisti provenienti da Paesi extra UE per coprire le posizioni vacanti.
Il reclutamento internazionale può aiutare i vettori a inserire nuovi lavoratori nel mercato spagnolo, ma non elimina gli obblighi del datore di lavoro in materia di retribuzione, orario, riposi e registrazione del tempo lavorato.
L’ispezione ha rilevato anche irregolarità nell’orario di lavoro
I rilievi non riguardavano soltanto le condizioni economiche del reclutamento.
Secondo il documento citato, la verifica avrebbe evidenziato anche violazioni relative all’organizzazione dell’orario di lavoro. Tra queste figuravano turni oltre i limiti di legge, riposi insufficienti tra un turno e l’altro, criticità nella fruizione del riposo settimanale e un numero elevato di ore straordinarie.
La normativa spagnola stabilisce regole specifiche per i lavoratori mobili del trasporto stradale.
Il Real Decreto 1561/1995 impone alle aziende di registrare l’orario di lavoro di questi lavoratori e di conservare i dati per almeno tre anni. La disciplina distingue inoltre tra lavoro effettivo e periodi di disponibilità, una differenza rilevante per attività come il carico, lo scarico e le attese.
Secondo la disciplina richiamata nel documento, in linea generale i lavoratori soggetti a questo regime non possono superare le 12 ore complessive di lavoro in una singola giornata, straordinari inclusi. Nel trasporto stradale si applicano inoltre le norme specifiche sui lavoratori mobili e i limiti europei relativi ai tempi di guida e di riposo.
La registrazione dell’orario è un altro punto critico per i vettori
La documentazione esaminata da Martínez segnala anche carenze nella registrazione dell’orario e nella dimostrazione dell’effettiva fruizione di ferie e riposi.
Disporre di dati completi e affidabili è particolarmente importante nel trasporto stradale. La legge spagnola richiede espressamente ai datori di lavoro di registrare le ore dei lavoratori mobili e di fornire loro una copia della documentazione su richiesta.
L’obbligo non riguarda soltanto il tempo di guida rilevato dal tachigrafo. La normativa sul lavoro considera anche attività che possono rientrare nell’orario lavorativo quando il veicolo è fermo, comprese alcune attese per le operazioni di carico e scarico la cui durata non è conosciuta in anticipo.
Assumere all’estero non esonera il vettore dai suoi obblighi
La vicenda mostra uno dei rischi legati al ricorso crescente a lavoratori provenienti da Paesi extra UE.
La carenza di autisti spinge le aziende di trasporto di tutta Europa a cercare personale in America Latina, Asia e Africa. Per un vettore, tuttavia, sostenere i costi di trasferimento, formazione o qualificazione necessari per lavorare in Spagna non significa poterli trasferire automaticamente sul dipendente senza rispettare i limiti imposti dalla normativa del lavoro.
Lo stesso principio vale per l’orario.
Le regole del trasporto stradale non si fermano ai periodi di guida registrati dal tachigrafo. Il datore di lavoro deve monitorare l’intera giornata lavorativa, gli straordinari, i riposi e determinati periodi di disponibilità.
Il caso degli autisti peruviani mette quindi in evidenza una questione destinata a diventare sempre più importante con l’espansione del reclutamento internazionale: come possono i vettori affrontare la carenza di personale senza far ricadere, di fatto, sul lavoratore i costi di selezione e formazione?









