Il via libera alla misura è arrivato dal Comitato centrale dell’Albo nazionale degli autotrasportatori il 16 aprile 2026. Il provvedimento mette sul piatto 2 milioni per sostenere l’uscita volontaria delle imprese con un solo veicolo, con un contributo di 15.000 euro per azienda.
Per accedere al contributo l’impresa deve operare con un solo veicolo oppure un solo complesso di veicoli da almeno 3,5 tonnellate, risultare attiva da almeno cinque anni e avere un titolare di almeno 45 anni. In cambio, l’azienda deve cessare definitivamente l’attività, cancellarsi dall’Albo e rispettare un vincolo preciso: per 10 anni il beneficiario non potrà rientrare nel settore come titolare o socio di un’impresa di autotrasporto.
La domanda che viene spontanea è: perché proprio adesso?
Una parte della risposta sta nella pressione immediata dei costi. Un report di settore pubblicato il 20 aprile 2026 segnala che oltre 13.000 imprese, su 67.350 attive, rischiano la chiusura entro fine anno a causa dello shock sul gasolio. Lo stesso documento indica un prezzo medio arrivato a 2,135 euro al litro, in aumento del 30,6% dall’inizio dell’anno.
C’è poi un tema strutturale: l’autotrasporto italiano è in contrazione da tempo. Dati diffusi a febbraio mostrano che tra 2015 e 2025 il numero di imprese attive è sceso di 19.241 unità, pari a un calo del 22,2%. Un segnale di un mercato in cui molti operatori di dimensioni minori erano già sotto stress prima dell’ultima impennata dei carburanti.
Sul tavolo c’è anche l’aspetto legato al lavoro. Il 17 aprile 2026 l’Albo ha avviato un’indagine sulle criticità del settore, includendo la carenza di autisti, e ha chiesto alle aziende di segnalare problemi operativi, normativi e infrastrutturali. Un passaggio che fa pensare a un’attenzione non solo ai numeri delle imprese, ma al funzionamento complessivo della filiera.
Va detto che il programma ha dimensioni limitate. Con 2 milioni disponibili e 15.000 euro per ciascuna impresa, il bacino massimo è di circa 133 operatori. Non basta quindi a cambiare da solo l’assetto del mercato, ma resta un indicatore significativo: se uno Stato arriva a incentivare l’uscita dei padroncini, significa che per i più piccoli far quadrare i conti è diventato estremamente difficile.









