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Autotrasporto, fermo dei camion dal 16 ottobre: proteste in Calabria e Sicilia

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Dal 16 ottobre il trasporto merci rischia di subire rallentamenti in Calabria e Sicilia, dove le associazioni degli autotrasportatori hanno annunciato due distinte mobilitazioni contro l'aumento dei costi operativi e le crescenti difficoltà economiche delle imprese. In Sicilia il fermo dei Tir è previsto fino al 20 ottobre, con particolare attenzione ai collegamenti portuali, mentre in Calabria Fedralog ha confermato l'inizio della protesta per il 16 ottobre. Le iniziative potrebbero incidere sulla distribuzione delle merci, anche se l'effettiva portata dei disagi dipenderà dall'adesione degli operatori.

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L’essenziale in breve

  • Calabria: Fedralog conferma il fermo dell’autotrasporto dal 16 ottobre, denunciando la mancanza di liquidità delle aziende.

  • Sicilia: il Comitato dei trasportatori annuncia lo stop dei Tir nei porti dal 16 al 20 ottobre contro il caro carburante e l’aumento dei costi marittimi.

  • Consegne a rischio: possibili ritardi nei trasporti e nei rifornimenti dei supermercati, ma nessuna interruzione generalizzata è attualmente accertata.

  • Richieste alle istituzioni: le imprese sollecitano interventi economici urgenti per sostenere il settore.

Calabria, Fedralog conferma la mobilitazione del 16 ottobre

In Calabria la decisione di confermare il fermo è arrivata dopo un incontro alla Cittadella regionale di Catanzaro tra l’assessore Antonio Montuoro e una delegazione di Fedralog. Il confronto istituzionale ha fatto seguito a una manifestazione che ha portato circa cento automezzi davanti alla sede della Regione, a testimonianza del crescente malcontento tra gli operatori del settore.

A pesare sui bilanci delle aziende non è soltanto il rincaro del gasolio, ma anche la progressiva erosione delle risorse necessarie a mantenere operativi i mezzi. Una situazione che, secondo i rappresentanti degli autotrasportatori, rischia di compromettere la continuità stessa delle attività.

«In molti casi non c’è la forza economica e la liquidità per poter garantire la circolazione dei nostri mezzi», ha dichiarato Girolamo Giovinazzo, consigliere regionale di Fedralog.

L’associazione ha valutato positivamente l’istituzione della Consulta come tavolo tecnico di confronto con le istituzioni regionali. La misura, tuttavia, viene considerata insufficiente a fronteggiare un’emergenza che richiede risposte immediate.

Fedralog ha inoltre richiamato l’attenzione sulle possibili conseguenze per la distribuzione commerciale, segnalando il rischio di difficoltà nei rifornimenti dei supermercati qualora la protesta dovesse coinvolgere un numero significativo di aziende.

Sicilia, Tir fermi nei porti dal 16 al 20 ottobre

La mobilitazione siciliana presenta caratteristiche specifiche, legate soprattutto ai costi aggiuntivi che le imprese devono sostenere per raggiungere i mercati della Penisola e dell’Europa.

Il Comitato dei trasportatori ha annunciato un fermo dei Tir nei porti dell’Isola dal 16 al 20 ottobre, denunciando l’impatto del caro gasolio e dell’aumento delle tariffe dei collegamenti marittimi. A risentirne maggiormente sono le imprese impegnate nel trasporto di prodotti ortofrutticoli, per le quali la rapidità delle consegne costituisce un fattore essenziale.

Tra le questioni sollevate figura anche il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, noto come ETS. Secondo il Comitato, i costi connessi alle emissioni vengono trasferiti dagli armatori sulle tariffe dei traghetti, aggravando gli oneri sostenuti dagli autotrasportatori.

Il problema si inserisce in una condizione strutturale di svantaggio geografico: le aziende siciliane devono affrontare non soltanto le lunghe percorrenze stradali verso il Nord Italia e i mercati europei, ma anche i costi obbligati dell’attraversamento marittimo.

«Abbiamo bisogno di certezze e non più di chiacchiere e parole inutili», ha dichiarato Salvatore Bella, coordinatore del Comitato dei trasportatori, chiedendo misure finanziarie concrete a sostegno delle imprese.

Rifornimenti e consegne, quali sono i rischi del fermo

Le proteste annunciate in Calabria e Sicilia non fanno parte di uno sciopero nazionale coordinato, ma rappresentano due iniziative territoriali accomunate dalle difficoltà economiche del settore.

L’eventuale impatto sulla circolazione delle merci dipenderà dal numero di operatori che aderiranno al fermo, dalla durata effettiva delle mobilitazioni e dalla capacità delle imprese di riorganizzare le consegne.

Particolare attenzione è rivolta ai prodotti alimentari e alle merci deperibili, che richiedono tempi di trasporto regolari. Eventuali rallentamenti nei collegamenti portuali siciliani potrebbero inoltre influire sulla distribuzione dei prodotti agricoli destinati ai mercati della Penisola.

Al momento, tuttavia, il rischio di problemi nelle forniture resta una previsione, non una situazione già verificata.

Le richieste dei trasportatori e il rischio di nuove proteste

Il confronto con le istituzioni resta aperto, ma le organizzazioni degli autotrasportatori chiedono provvedimenti capaci di produrre effetti immediati sui bilanci aziendali.

In Calabria l’istituzione di un tavolo tecnico rappresenta un primo passo, senza però aver scongiurato il fermo annunciato. In Sicilia, invece, il Comitato dei trasportatori sollecita risorse finanziarie e interventi sui costi che penalizzano le aziende dell’Isola.

Dai rappresentanti siciliani arriva anche l’avvertimento di una possibile prosecuzione della protesta in assenza di risposte soddisfacenti.

Il primo banco di prova sarà dunque il 16 ottobre, quando l’avvio delle due mobilitazioni consentirà di misurare la reale adesione degli autotrasportatori e le eventuali conseguenze sulla rete di distribuzione delle merci nel Mezzogiorno.

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