L’essenziale in breve:
- Il fermo degli autotrasportatori siciliani è previsto dal 16 al 20 ottobre.
- I camion resteranno nei piazzali e non saranno ritirati i semirimorchi dai porti siciliani.
- Al centro della protesta ci sono il caro gasolio e il mancato pagamento della prima annualità del Sea Modal Shift.
- Il Comitato chiede risposte al Governo e richiama gli impegni assunti dal ministero delle Infrastrutture nell’incontro dello scorso aprile.
Cinque giorni di stop nei porti siciliani
«Non avendo avuto nessun riscontro da parte del governo nazionale alla nostra richiesta di intervento sul caro carburante e nessuna notizia relativa ai pagamenti del Sea Modal Shift, il Comitato autotrasportatori siciliani ha proclamato il fermo dei trasporti», ha annunciato Salvatore Bella, coordinatore del Comitato.
Lo stop scatterà alle 00:01 di venerdì 16 ottobre e terminerà alla mezzanotte di martedì 20. La modalità scelta punta a fermare la movimentazione senza organizzare cortei o blocchi stradali: gli autotrasportatori resteranno nei propri piazzali.
«Non ritireremo i semirimorchi dai porti», ha spiegato Bella. Una scelta che, se l’adesione sarà significativa, potrebbe ripercuotersi sui flussi di merci in arrivo e in partenza dalla Sicilia.
Il nodo del Sea Modal Shift
Una delle principali ragioni della protesta riguarda il Sea Modal Shift, l’incentivo destinato alle imprese di autotrasporto per favorire il trasferimento delle merci dalla strada alle rotte marittime.
Secondo quanto sostiene il Comitato, la prima annualità del contributo avrebbe dovuto essere pagata entro giugno, ma gli operatori non avrebbero ancora ricevuto quanto atteso. Gli autotrasportatori richiamano inoltre gli impegni che, riferiscono, sarebbero stati assunti dal ministero delle Infrastrutture durante un incontro tenuto lo scorso aprile.
«Rimarremo fermi con i nostri camion nei nostri piazzali fino a quando il Governo non ci darà delle risposte», afferma Bella nella nota.
La protesta contro il caro gasolio
Al dossier Sea Modal Shift si aggiunge il prezzo del carburante. Il Comitato indica un costo del gasolio superiore a 2,40 euro al litro e considera insufficienti le misure adottate finora per contenere l’impatto sulle imprese di trasporto.
Il caro carburante sta alimentando proteste anche in altri settori, a partire dall’agricoltura. Agricoltori di Gela, Niscemi e Butera hanno organizzato un sit-in lungo la strada statale 117 bis Gela-Catania, denunciando l’aumento del gasolio e, più in generale, dei costi di produzione.
«In un trattore per arare e coltivare ci vogliono 300 euro di gasolio ogni mattina, quindi un abbattimento di 15 centesimi è nulla», hanno spiegato i manifestanti, collegando l’aumento dei costi energetici anche alla crescita dei prezzi dei prodotti agricoli.
Segnalazioni di proteste e presidi degli agricoltori sono arrivate anche dalla Calabria, mentre dal settore taxi è stata avanzata la richiesta di riconoscere il carburante utilizzato per il servizio come «carburante professionale».
Cinque giorni decisivi per la movimentazione delle merci
Il fermo siciliano arriva dunque nel pieno delle tensioni provocate dall’aumento dei carburanti e mentre il settore dell’autotrasporto attende risposte sui contributi destinati all’intermodalità.
L’attenzione si concentra ora sul confronto con il Governo prima del 16 ottobre. In assenza di novità, per cinque giorni gli autotrasportatori aderenti al Comitato intendono lasciare i camion nei piazzali e interrompere il ritiro dei semirimorchi nei porti siciliani, con possibili effetti sulla catena logistica dell’Isola.







