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Autotrasporto, l’Italia resta tra i big europei ma la crescita arriva dalle tratte nazionali

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Nel 2025 i veicoli immatricolati in Italia hanno generato 161,7 miliardi di tonnellate-chilometro, il quinto risultato nell’Unione europea. Il mercato continentale cresce dello 0,9%, sostenuto però dai collegamenti domestici, mentre arretrano cross-trade e cabotaggio.

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L’Italia si conferma tra i principali mercati europei del trasporto merci su strada. Nel 2025 i mezzi immatricolati nel Paese hanno totalizzato 161,7 miliardi di tonnellate-chilometro, collocandosi al quinto posto nell’Unione europea, alle spalle di Polonia, Germania, Spagna e Francia.

Il dato emerge dalle rilevazioni Eurostat sull’attività dell’autotrasporto nell’UE, che nel complesso ha raggiunto 1.886 miliardi di tonnellate-chilometro, in aumento dello 0,9% rispetto all’anno precedente. I volumi movimentati sono cresciuti più rapidamente, dell’1,8%, fino a 13,3 miliardi di tonnellate.

La differenza tra le due variazioni indica che le merci hanno percorso, in media, distanze leggermente inferiori rispetto al 2024. La ripresa europea è stata alimentata soprattutto dai viaggi nazionali, generalmente più brevi, e non dalle rotte internazionali di lungo raggio.

Eurostat

Il mercato domestico sostiene la crescita

Il trasporto nazionale è aumentato del 2,2% e rappresenta ormai il 62,2% dell’intera attività europea. Una dinamica particolarmente rilevante per l’Italia, dove la domanda di trasporto è legata a una struttura produttiva diffusa sul territorio e a una rete di scambi interni tra distretti industriali, piattaforme logistiche, porti e centri di consumo.

Il quadro appare meno favorevole per le attività oltreconfine. Il trasporto internazionale tradizionale, nel quale il Paese di immatricolazione del veicolo coincide con quello di carico o di scarico, ha registrato un incremento limitato allo 0,3%.

Sono invece diminuiti il cross-trade, cioè i trasporti effettuati tra due Paesi diversi da quello in cui il mezzo è immatricolato, e il cabotaggio, svolto da un vettore straniero all’interno di un altro Stato. I due segmenti hanno perso rispettivamente il 3,7% e il 3%.

Le operazioni più esposte alla concorrenza internazionale arretrano per il secondo anno consecutivo e rappresentano ora il 13,4% dell’attività complessiva dell’autotrasporto europeo.

Italia quinta, ma la classifica misura le flotte

Con 161,7 miliardi di tonnellate-chilometro, l’Italia rientra nel gruppo dei cinque Paesi che insieme concentrano il 67,1% dell’attività dell’Unione. Davanti si collocano la Polonia, prima con 381 miliardi di tonnellate-chilometro e una quota del 20,2%, la Germania con 277,4 miliardi, la Spagna con 272,6 miliardi e la Francia con 172,9 miliardi.

La graduatoria, tuttavia, non misura esclusivamente il traffico sviluppato all’interno dei singoli mercati nazionali. Eurostat attribuisce infatti l’attività al Paese di immatricolazione del veicolo, indipendentemente dal luogo in cui viene effettuato il trasporto.

Il primato polacco riflette quindi la forza della flotta impiegata sulle rotte internazionali europee. Il dato italiano descrive invece il peso dei mezzi immatricolati nel Paese e non coincide necessariamente con l’intero volume delle merci movimentate sulle strade della Penisola, dove operano anche vettori stranieri.

La Germania resta il crocevia europeo

Gli altri mercati fanno da sfondo a un sistema continentale nel quale la Germania continua a esercitare un ruolo centrale. Sei dei dieci principali corridoi intraeuropei hanno infatti il territorio tedesco come punto di partenza o di arrivo.

La direttrice Germania-Paesi Bassi è stata la più trafficata nel 2025, con 86,9 milioni di tonnellate, davanti al collegamento Germania-Polonia, con 68,4 milioni, e a quello tra Belgio e Francia, con 55,9 milioni.

Per l’autotrasporto italiano, il quadro europeo restituisce una doppia indicazione: da una parte la tenuta del mercato interno sostiene l’attività; dall’altra, la debolezza dei traffici transfrontalieri riduce gli spazi di crescita sulle rotte internazionali. Il settore rimane tra i maggiori dell’Unione, ma si muove in un mercato sempre più dipendente dalla domanda domestica e caratterizzato da collegamenti mediamente più brevi.

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