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Assumere un camionista extra UE in Italia costa 20.000 euro

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Reclutare un conducente professionista extra UE e metterlo nelle condizioni di lavorare in Europa può costare più di 22.000 euro, prima ancora che l'autista inizi l'attività. È quanto emerge da uno studio finanziato dall'Unione europea, che analizza costi, tempi e principali barriere legate al reclutamento di conducenti provenienti da Paesi terzi.

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In sintesi:

  • Secondo lo studio, il costo complessivo stimato raggiunge 22.136,80 euro in Spagna e 19.065 euro in Italia.
  • Negli undici Paesi UE analizzati, la procedura per ottenere il permesso di lavoro richiede in media più di 90 giorni.
  • Riconoscimento della patente e requisiti di qualificazione professionale possono rallentare ulteriormente l’ingresso nel mercato del lavoro.

Le differenze tra i Paesi analizzati sono considerevoli. Secondo le stime contenute nello studio, la Spagna presenta il costo complessivo più elevato: reclutare e preparare all’impiego un conducente proveniente da un Paese extra UE richiede 22.136,80 euro.

Segue l’Italia, con una stima di 19.065 euro. I costi scendono a 12.865 euro in Portogallo, 9.930 euro in Grecia e 8.720 euro in Romania. Valori inferiori vengono indicati per Germania, Belgio e Polonia, rispettivamente con 7.935, 6.980 e 6.705 euro.

Il calcolo comprende non soltanto visti e permessi, ma anche le spese relative a patenti, formazione, alloggio e agli altri adempimenti necessari prima che il conducente possa iniziare a lavorare nel trasporto professionale.

La questione riguarda anche l’accessibilità economica del percorso. I costi possono diventare una barriera significativa quando una parte delle spese ricade direttamente sul conducente anziché sull’impresa che lo assume. Molte aziende di trasporto sostengono gli oneri connessi al reclutamento, ma alcune spese possono comunque rimanere a carico del lavoratore.

Più di 90 giorni per ottenere il permesso di lavoro

Il costo rappresenta soltanto una delle criticità. Un’altra riguarda i tempi delle procedure amministrative.

Negli undici Paesi dell’Unione europea presi in esame, la procedura per ottenere il permesso di lavoro richiede in media più di 90 giorni, secondo quanto riportato dallo studio. A questo periodo può aggiungersi il tempo necessario per il rilascio del permesso di soggiorno.

Per un conducente professionista, inoltre, completare gli adempimenti in materia di immigrazione non significa necessariamente poter iniziare subito a lavorare. Il riconoscimento della patente e gli obblighi relativi alla qualificazione professionale possono prolungare ulteriormente il percorso verso l’effettivo inserimento nel mercato del lavoro.

Patenti e qualifiche restano una barriera

Secondo il rapporto, a livello europeo non esiste un sistema per riconoscere automaticamente la formazione professionale dei conducenti completata nei Paesi terzi.

Di conseguenza, gli autisti extra UE devono seguire la formazione prevista nell’Unione europea prima di poter svolgere attività di trasporto professionale. In alcuni Stati membri, inoltre, la patente deve essere convertita prima ancora di poter iniziare il percorso formativo richiesto.

Le regole variano sensibilmente da un Paese all’altro. Secondo lo studio, l’Italia risulta una destinazione relativamente favorevole anche perché consente l’utilizzo delle patenti estere per un periodo massimo di un anno. La possibilità di convertirle dipende tuttavia dall’esistenza di accordi bilaterali con il Paese che ha rilasciato il documento.

Queste differenze nazionali rendono più complessa la creazione di un modello uniforme per il reclutamento di conducenti professionisti provenienti da Paesi terzi.

Marocco-Italia tra i corridoi più promettenti

Lo studio ha confrontato cinque possibili Paesi di origine — Marocco, Tunisia, Egitto, Pakistan e Bangladesh — con undici Stati membri dell’Unione europea.

Tra i Paesi esaminati, il Marocco è risultato il più promettente per un primo progetto pilota. La valutazione ha considerato, tra gli altri elementi, l’esistenza di un sistema strutturato per la formazione dei conducenti, i rapporti bilaterali con diversi Paesi europei e la relativa vicinanza agli standard dell’UE.

Sulla base di questi elementi, i ricercatori hanno considerato praticabile il corridoio di mobilità Marocco-Italia, pur sottolineando la necessità di ulteriori verifiche prima di una sua applicazione su scala più ampia.

Dal progetto pilota alla fase operativa

L’iniziativa è già passata dalla valutazione preliminare alla sperimentazione sul campo. La seconda fase del progetto Skilled Driver Mobility for the European Union sta testando due corridoi di mobilità: Marocco-Italia ed Egitto-Romania.

I conducenti coinvolti ricevono formazione tecnica e linguistica, oltre al supporto necessario per affrontare le procedure di migrazione regolare e l’inserimento nel mercato del lavoro.

L’esperienza dei due corridoi potrà quindi fornire indicazioni sulla possibilità di utilizzare percorsi strutturati di mobilità internazionale per rispondere alla domanda di conducenti professionisti in Europa. I dati dello studio mostrano però che il reclutamento nei Paesi terzi non rappresenta una soluzione immediata: costi iniziali, durata delle procedure e riconoscimento delle qualifiche restano fattori determinanti per la sostenibilità del modello.

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