PACCAR ha comunicato un utile netto di 2.38 miliardi dollari nel 2025, in calo rispetto ai 4.16 miliardi dollari del 2024, mentre i ricavi sono scesi da 33.66 miliardi dollari a 28.44 miliardi.
Il principale elemento straordinario è arrivato dall’Europa. Nel 2025 PACCAR ha contabilizzato un onere pre-imposte di 350 milioni dollari (pari a 264.5 milioni al netto delle imposte) legato al contenzioso civile sulle azioni relative al cartello della Commissione europea. L’azienda aveva già registrato un onere pre-imposte di 600 milioni dollari nel 2023, ma nel 2025 ha aumentato il fondo perché i costi di transazione si sono rivelati superiori alle stime iniziali.
Per contestualizzare: nel 2016 la Commissione ha multato MAN, Volvo/Renault, Daimler, Iveco e DAF per un totale di 2.93 miliardi euro per aver concordato i prezzi dei camion e per il trasferimento a valle dei costi delle tecnologie sulle emissioni. La quota di DAF di quella multa è stata di circa 752.7 milioni euro.
PACCAR afferma che la maggior parte delle richieste è stata ormai definita, ma restano aperti alcuni procedimenti e ricorsi. Gli effetti finanziari del cartello, quindi, continuano a gravare sui bilanci dei costruttori anche a quasi dieci anni di distanza.
Mercato più debole, calano i volumi
L’onere è arrivato in una fase già complessa per il business dei camion. La divisione truck di PACCAR ha riportato un utile pre-imposte di 870.8 milioni dollari nel 2025, in calo rispetto ai 2.85 miliardi dollari del 2024, mentre le consegne complessive di nuovi camion sono scese da 185,300 a 144,200 unità. Le consegne in Europa sono diminuite in modo più contenuto, da 45,400 a 43,800.
Nonostante il rallentamento, la posizione di DAF è rimasta relativamente solida. Nel 2025 il costruttore ha detenuto una quota del 13.5% nel mercato europeo dei pesanti, in un segmento da 297,000 unità, e una quota del 9.7% nei medi. Inoltre, ha mantenuto la leadership di mercato sia nel Regno Unito sia nei Paesi Bassi.
Tagli all’occupazione con il raffreddamento del mercato
Il rallentamento si è riflesso anche sull’occupazione. I dati di DAF mostrano che il numero totale di dipendenti è diminuito da 9,746 a fine 2024 a 9,345 a fine 2025, con una media annua di FTE pari a 8,587 — un valore che risente della tempistica delle riduzioni avvenute nel periodo. È calato anche il numero di lavoratori di terze parti, da 1,394 a 1,065, segnale che l’adeguamento ha interessato non solo il personale diretto, ma anche le componenti più flessibili della forza lavoro.
Nel frattempo, la pressione sul settore del trasporto resta legata anche ai trend strutturali della domanda e della capacità.
Sul fronte della compliance, l’evoluzione delle regole sui tachigrafo continua a incidere sull’operatività quotidiana degli autisti e delle flotte.









