Nel frattempo, i contenziosi legati agli accordi illeciti tra i principali gruppi del settore restano aperti su più fronti. Tra sentenze, accordi extragiudiziali e nuove valutazioni economiche, continua il confronto su quanto abbiano realmente pagato in più gli utilizzatori dei veicoli pesanti.
Per il giudice la prescrizione non è maturata
Nella sentenza del 15 aprile 2026, il tribunale di Amsterdam ha respinto la linea difensiva dei costruttori basata sulla prescrizione. Richiamando la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, i giudici hanno stabilito che il termine ha iniziato a decorrere solo il 7 aprile 2017, cioè dalla pubblicazione della decisione della Commissione europea.
In termini pratici, questo significa che iniziative intraprese già a luglio 2017 hanno interrotto il decorso della prescrizione. Inoltre, non risulta decorso nemmeno il termine massimo di responsabilità pari a 20 anni.
Sovrapprezzo stimato e ulteriori verifiche
Il tribunale è entrato anche nel merito della possibile quantificazione dei danni. Sulla base di analisi economiche, è stata accolta l’ipotesi che gli acquirenti di camion possano aver pagato in media circa il 7% in più a causa del cartello.
I giudici hanno inoltre osservato che l’accordo di fissazione dei prezzi, sul piano formale, è rimasto in vigore fino al 18 gennaio 2011, ma che i suoi effetti potrebbero essersi protratti fino al 30 maggio 2013. La cifra finale di un eventuale risarcimento, però, dipenderà da ulteriori approfondimenti.
Sono state invece respinte alcune richieste collegate ai presunti ritardi nell’introduzione di tecnologie sulle emissioni: secondo il tribunale, non erano supportate da elementi sufficienti.
Accordo tra MAN e Deutsche Bahn dopo anni di contenzioso
Sul versante dei singoli procedimenti per danni, arrivano intanto decisioni concrete. Dopo quasi dieci anni, si è chiusa la disputa tra Deutsche Bahn e MAN sugli effetti del cartello.
Le parti hanno raggiunto un accordo fuori dal tribunale, ma le condizioni economiche non sono state rese pubbliche. È stato sottolineato che l’intesa è stata vantaggiosa per entrambe e frutto di trattative durate anni.
La controversia era di ampia portata: le richieste iniziali di Deutsche Bahn, sostenute anche dalla Bundeswehr e da altri soggetti, superavano 500 milioni di euro, interessi inclusi.
Più costruttori, più procedimenti
I procedimenti legati al cartello coinvolgono diversi tra i maggiori produttori europei. Oltre a MAN e Daimler, figurano anche Volvo Group (compresa Renault Trucks), Scania e Iveco.
In precedenza, anche DAF aveva chiuso una vertenza con un accordo (nel 2024). Per Iveco, invece, la causa è ancora in corso: il valore è stimato attorno a 70 milioni di euro e il fascicolo resta davanti al tribunale di Monaco.
Una partita ancora aperta
Il cartello portato alla luce dalla Commissione europea nel 2016–2017 riguardava intese sulla fissazione dei prezzi nel periodo 1997–2011. Secondo le contestazioni, i produttori avrebbero coordinato non solo i prezzi dei veicoli, ma anche le condizioni per l’introduzione di nuove tecnologie, incluse soluzioni legate alle emissioni di scarico.
Le sanzioni complessive decise dalla Commissione europea hanno raggiunto circa 3,8 miliardi di euro, rendendo il caso uno dei più rilevanti procedimenti antitrust nella storia del settore.
Per il mercato dell’autotrasporto il messaggio è chiaro: la questione non è chiusa. Tra nuove sentenze e accordi, il tema continuerà a influenzare a lungo i rapporti tra vettori e costruttori di veicoli pesanti.









