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Logistica, il Q1 2026 conferma il cambio di paradigma

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DSV, Kuehne+Nagel, DHL, GXO e C.H. Robinson puntano su acquisizioni, automazione e controllo della rete mentre il trasporto stradale europeo continua a muoversi in un mercato debole.

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I grandi operatori della logistica globale non stanno aspettando il ritorno della crescita dei volumi. I risultati del primo trimestre 2026 raccontano piuttosto un settore impegnato a difendere la redditività attraverso acquisizioni, disciplina sui costi, politiche di prezzo, automazione e maggiore densità delle reti operative.

Nel frattempo, il trasporto stradale europeo continua a mostrare segnali deboli, soprattutto nei mercati più esposti alla frenata dell’industria tedesca e del groupage domestico.

I conti trimestrali di DSV, Kuehne+Nagel, DHL Group, GXO Logistics e C.H. Robinson delineano un quadro eterogeneo tra autotrasporto, contract logistics e spedizioni internazionali. Sul fronte road, DSV e Kuehne+Nagel hanno migliorato sensibilmente l’EBIT, ma nessuno dei due gruppi parla apertamente di una ripresa strutturale del mercato europeo.

Road logistics: crescono gli utili, non la domanda

I segnali più evidenti arrivano da DSV e Kuehne+Nagel, seppure con dinamiche differenti.

Dopo l’acquisizione di Schenker, la divisione Road di DSV ha più che raddoppiato la propria dimensione. I ricavi sono saliti del 128% su base annua a 23,299 miliardi di corone danesi, mentre il margine lordo è aumentato del 167,5% a 5,224 miliardi. L’EBIT ante voci straordinarie è cresciuto del 144,1% raggiungendo 996 milioni di corone.

Anche la redditività è migliorata: la marginalità lorda è passata dal 19,2% al 22,4%, mentre il margine operativo è salito dal 4% al 4,3%.

Secondo il gruppo danese, il principale motore della crescita è stato il contributo di Schenker, solo in parte compensato da volumi più deboli nel groupage domestico europeo e da una minore attività nel settore automotive. DSV sottolinea inoltre come il mercato road continui a risentire della debolezza economica in diversi Paesi europei, con la Germania citata esplicitamente come area ancora frenata dalla produzione industriale contenuta.

Più lineare la traiettoria di Kuehne+Nagel. Nel segmento Road Logistics il fatturato netto è salito a 908 milioni di franchi svizzeri, contro gli 871 milioni dello scorso anno, mentre l’EBIT è cresciuto del 31,6% a 25 milioni.

Il gruppo svizzero evidenzia guadagni di quota di mercato, una crescente domanda di soluzioni doganali supportate dall’intelligenza artificiale e spostamenti modali dal mare alla strada in Medio Oriente. Al netto dell’effetto cambi, la crescita del fatturato netto è stata del 9%, di cui il 5% organico.

Anche gli indicatori di redditività mostrano un miglioramento: il rapporto EBIT/margine lordo è passato dal 5,7% al 7,4%, mentre l’EBIT sul fatturato netto è salito dal 2,2% al 2,8%.

L’effetto Schenker ridisegna la gomma europea

L’operazione Schenker sta modificando gli equilibri del trasporto stradale europeo. Con l’integrazione dell’ex controllata Deutsche Bahn, DSV ha rafforzato la propria presenza nel groupage e nei servizi FTL e LTL, arrivando a definire la divisione Road come leader di mercato in Europa.

La crescita dimensionale, però, non è priva di complessità operative. DSV ammette che la prima fase di integrazione in Germania e nei Paesi Bassi ha temporaneamente ridotto la produttività a causa di migrazioni complesse, comprese quelle dei sistemi IT.

In Germania il gruppo ha inoltre sostenuto costi aggiuntivi dopo l’uscita dalla rete IDS alla fine del 2025, scegliendo di internalizzare la gestione dei volumi domestici.

Il tema centrale non sembra quindi essere soltanto l’acquisizione di nuovi volumi, ma il controllo diretto della rete e della logistica domestica nei mercati europei strategici.

Non a caso, DSV prevede per il 2026 una crescita del business road piatta o limitata a una singola cifra percentuale. Il primo trimestre racconta dunque più una strategia basata su scala, densità e governo della rete che una reale ripartenza della domanda.

Contract logistics più stabile del forwarding

La logistica di contratto continua invece a offrire indicazioni più solide rispetto alle attività di forwarding.

Nel segmento Supply Chain di DHL Group i ricavi sono aumentati del 2,8% a 4,502 miliardi di euro, mentre l’EBIT è cresciuto del 3,1% a 276 milioni.

Il gruppo attribuisce il risultato a una crescita organica del 5,7%, sostenuta da nuovi contratti, rinnovi ed espansione dell’e-commerce. A contribuire ai risultati anche i miglioramenti di produttività ottenuti tramite digitalizzazione, automazione e standardizzazione.

Anche GXO Logistics, specialista globale della contract logistics, ha registrato una crescita significativa. I ricavi sono saliti del 10,8% a 3,298 miliardi di dollari, con una crescita organica del 4,1%.

L’EBITDA adjusted è passato da 163 a 200 milioni di dollari, mentre l’utile netto è tornato positivo a 5 milioni rispetto alla perdita di 95 milioni registrata nello stesso periodo del 2025.

GXO ha inoltre comunicato nuovi contratti per 227 milioni di dollari e una pipeline commerciale record pari a 2,7 miliardi. Circa il 40% delle nuove commesse proviene da comparti considerati strategici, tra cui aerospazio e difesa, tecnologia, industria e life sciences.

Il Regno Unito resta il principale mercato del gruppo per ricavi dichiarati, con 1,595 miliardi di dollari rispetto agli 1,391 miliardi dell’anno precedente.

In crescita anche DSV Contract Logistics, dove l’EBIT ante voci straordinarie ha raggiunto 1,264 miliardi di corone danesi, con un incremento del 180,1% sostenuto dal contributo di Schenker, da un maggiore utilizzo dei magazzini e dall’espansione commerciale.

Forwarding ancora sotto pressione

Le attività maggiormente esposte al forwarding continuano invece a mostrare fragilità legate alle tariffe di trasporto e alla volatilità dei mercati.

Nel Global Forwarding di DHL i ricavi sono scesi del 5% a 4,527 miliardi di euro e l’EBIT è diminuito del 18,5% a 164 milioni, principalmente a causa della riduzione delle tariffe.

I volumi air cargo sono aumentati del 3,8% e quelli marittimi del 2%, ma la crescita dei traffici non si è tradotta in un corrispondente aumento della redditività.

Uno scenario simile emerge nella divisione Air & Sea di DSV. Il margine lordo è cresciuto grazie all’apporto di Schenker, ma l’EBIT ante voci straordinarie è calato del 4,9%, penalizzato da rendimenti più bassi e da una struttura dei costi più elevata.

Per Kuehne+Nagel il segmento più debole è stato Sea Logistics, dove l’EBIT è sceso del 46% a fronte di volumi in calo del 2% anno su anno. Più stabile Air Logistics, con EBIT pari a 111 milioni di franchi svizzeri contro i 116 milioni del primo trimestre 2025.

Prezzi e produttività non bastano sempre a compensare i costi

La pressione sui costi continua a pesare anche nelle attività terrestri, persino nei casi in cui il fatturato cresce.

Nel segmento Post & Paket Deutschland di DHL i ricavi sono aumentati dell’1,7% a 4,502 miliardi di euro grazie agli adeguamenti tariffari e alla crescita delle spedizioni merci.

L’EBIT, però, è sceso del 5,8% a 264 milioni di euro. Secondo DHL, l’aumento dei volumi parcel non è stato sufficiente a compensare il calo strutturale delle lettere e l’incremento dei costi del lavoro e del trasporto.

Dal Nord America arrivano indicazioni analoghe anche da C.H. Robinson, sebbene il confronto con il mercato europeo abbia limiti evidenti.

Dopo la cessione del business Europe Surface Transportation avvenuta il 1° febbraio 2025, i risultati road del gruppo riflettono esclusivamente il contesto nordamericano.

Nel segmento Surface Transportation i ricavi sono aumentati del 2,8% a 2,947 miliardi di dollari, mentre il margine lordo adjusted è cresciuto del 3% a 431,1 milioni.

I volumi truckload sono però diminuiti del 3,5%. Più positiva la dinamica dell’LTL, dove il margine lordo adjusted è salito del 10,5% grazie a una maggiore redditività per ordine e a un incremento del 2% dei volumi.

La logistica entra in una fase di selezione competitiva

Il primo trimestre 2026 suggerisce che il settore logistico sta entrando in una nuova fase.

La crescita dei volumi non è più il principale indicatore di forza competitiva. A fare la differenza sono piuttosto la capacità di consolidare reti, integrare acquisizioni, automatizzare i processi, migliorare la produttività dei magazzini e mantenere controllo sui margini in un contesto di domanda ancora fragile.

Nel trasporto stradale europeo, soprattutto, il quadro resta lontano da una vera ripartenza. Le grandi multinazionali stanno reagendo aumentando densità operativa e controllo diretto delle reti domestiche, consapevoli che il mercato potrebbe restare debole ancora a lungo.

La conseguenza è un settore sempre più polarizzato: da una parte operatori globali capaci di investire in tecnologia, automazione e consolidamento; dall’altra una filiera più frammentata che continua a subire la compressione dei margini e la volatilità della domanda.

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