Secondo S&P Global, l’indice PMI manifatturiero dell’eurozona è salito da 51,6 di marzo a 52,2 ad aprile, il livello più alto degli ultimi 47 mesi. Anche l’indice della produzione ha registrato un incremento, portandosi a 52,3, massimo da otto mesi. Per la prima volta da giugno 2022, tutti gli otto Paesi dell’area euro inclusi nell’indagine si collocano sopra la soglia di 50, che separa espansione e contrazione.
Crescita anticipata e catene di fornitura sotto pressione
Produzione e portafogli ordini sono stati sostenuti da clienti che hanno anticipato gli acquisti per tutelarsi da possibili aumenti dei prezzi e da interruzioni delle forniture, in particolare alla luce delle tensioni in Medio Oriente.
Il segnale più evidente arriva dalle catene di approvvigionamento. Ad aprile le aziende dell’eurozona hanno aumentato gli acquisti di input al ritmo più sostenuto da metà 2022. Gli ordini in grandi volumi, uniti alle criticità logistiche internazionali e alla minore disponibilità di materie prime, hanno determinato un peggioramento delle performance dei fornitori: i tempi di consegna si sono allungati ai livelli più critici da luglio 2022.
Anche la pressione sui prezzi si è intensificata. L’inflazione dei costi di acquisto ha raggiunto un massimo da 46 mesi, mentre quella dei prezzi di vendita è salita ai livelli più elevati degli ultimi 39 mesi. Dall’inizio dell’anno l’indice dei prezzi in entrata dell’eurozona è aumentato di 19 punti.
Per il settore dei trasporti e della logistica ciò può tradursi in un picco temporaneo dei volumi. Tuttavia, se la spinta nasce da scorte “difensive” e non da una domanda finale stabile, si riduce la prevedibilità del portafoglio ordini nei mesi successivi.
l’Italia registra un miglioramento
l’Italia registra un miglioramento, con il PMI a 52,1 e la produzione in crescita al ritmo più sostenuto da oltre tre anni. Tuttavia, i portafogli ordini complessivi risultano in calo all’inizio del secondo trimestre: un segnale di espansione dell’output non pienamente supportata dalla domanda. Circa il 60% dei produttori italiani segnala costi in aumento, mentre solo un quarto ha ritoccato i listini.
La Germania resta in territorio espansivo, ma con un rallentamento: il PMI è sceso a 51,4. Produzione e nuovi ordini crescono ancora, ma con dinamica più contenuta. Per la prima volta in 18 mesi, le aspettative a dodici mesi mostrano una prevalenza di imprese che prevedono un calo dell’attività: un segnale che la crescita attuale potrebbe rivelarsi temporanea.
In Francia il recupero appare più deciso: il PMI è salito a 52,8, con nuovi ordini e produzione ai ritmi più elevati dalla prima metà del 2022. La ripresa è però trainata prevalentemente dal mercato interno, mentre l’export resta debole. Inoltre, molte imprese stanno assorbendo parte dell’aumento dei costi, con inevitabili pressioni sui margini.
Tra le principali economie, i Paesi Bassi registrano la performance più solida: il PMI manifatturiero è salito a 54,4, massimo da luglio 2022. Le imprese olandesi segnalano la crescita più rapida dei nuovi ordini da quasi due anni, favorita dall’anticipo delle commesse in un contesto di incertezza su prezzi e supply chain.
Il rovescio della medaglia è un marcato peggioramento delle condizioni di fornitura e un aumento significativo dei costi di input, legato a energia, carburanti e trasporti. Secondo Albert Jan Swart di ABN AMRO, la combinazione tra incremento delle scorte, rialzo dei prezzi e maggiore produzione rischia di amplificare il fabbisogno di capitale circolante delle imprese.
Andamento analogo nel Regno Unito, dove il PMI è salito a 53,7, massimo da maggio 2022. Produzione, nuovi ordini e occupazione sono in crescita, ma le aziende segnalano carenze di capacità logistica, disagi portuali e ritardi doganali. Le performance dei fornitori sono peggiorate al ritmo più intenso da quasi quattro anni.
Europa a due velocità
La Spagna torna sopra quota 50, ma con una crescita moderata e un export in contrazione per l’ottavo mese consecutivo. Polonia e Romania restano invece in area di contrazione, con domanda debole e pressioni inflattive ancora elevate.
Nel complesso, il quadro europeo è quello di una ripresa tecnica, sostenuta da anticipi di acquisti e ricostituzione delle scorte. La tenuta nei prossimi mesi dipenderà dalla capacità della domanda finale – interna ed estera – di consolidare l’attuale espansione. In assenza di un rafforzamento strutturale, il rischio è che l’attuale slancio si esaurisca una volta normalizzati i livelli di magazzino.









