Secondo Reuters, tra le prime aziende a vedere arrivare i primi accrediti (parziali) ci sono il costruttore di camion Oshkosh e la società di giocattoli Basic Fun. Con i pagamenti in movimento emerge anche la domanda più delicata: chi ha diritto a trattenere questi rimborsi? L’importatore che incassa, oppure i clienti che hanno di fatto sostenuto i rincari lungo la filiera?
L’ondata di rimborsi arriva dopo la decisione della Corte Suprema, pronunciata a febbraio, che ha stabilito l’illegittimità dei dazi introdotti in base all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Si tratta di misure varate durante la seconda amministrazione di Donald Trump e applicate a un’ampia quota delle importazioni negli Stati Uniti.
Reuters, citando documenti depositati in tribunale, riferisce che la U.S. Customs and Border Protection ha completato entro l’11 maggio 2026 i calcoli per rimborsi pari a 35,46 miliardi di dollari, interessi inclusi. Il conteggio riguarda 8,3 milioni di spedizioni, ma rappresenta solo una parte del totale atteso.
Sempre secondo gli atti citati da Reuters, il programma complessivo potrebbe arrivare a circa 166 miliardi di dollari. I dazi erano stati pagati da oltre 330.000 importatori, su circa 53 milioni di dichiarazioni doganali.
Oshkosh, produttore di mezzi pesanti e veicoli speciali, ha confermato a Reuters di aver iniziato a ricevere rimborsi, senza indicare l’importo.
Basic Fun ha invece dichiarato di aver incassato 400.000 dollari a fronte di una richiesta complessiva da 7,4 milioni di dollari. L’amministratore delegato Jay Foreman ha spiegato a Reuters che l’azienda è ancora in attesa della parte principale del rimborso.
Perché anche i clienti potrebbero volerci rientrare
Questa vicenda non è solo un tema doganale: è anche una questione commerciale che attraversa le supply chain.Il rimborso viene liquidato all’importatore registrato, oppure al soggetto autorizzato che gestisce le operazioni doganali. In molti casi, però, i costi dei dazi erano stati ribaltati a valle tramite aumenti di prezzo, supplementi o revisioni contrattuali.
Reuters segnala che alcuni clienti hanno già iniziato a chiedere agli importatori se intendano riconoscere loro una quota dei rimborsi. E qui si apre un potenziale terreno di frizione: chi riceve materialmente il denaro non sempre coincide con chi ha davvero assorbito il costo.
Inoltre i rimborsi non arrivano in automatico. CBP ha attivato una nuova procedura CAPE (Consolidated Administration and Processing of Entries) all’interno del sistema doganale ACE per gestire le richieste. Le indicazioni operative spiegano che la dichiarazione CAPE elenca le dichiarazioni per cui si richiede il rimborso dei dazi IEEPA. L’agenzia afferma di non richiedere documentazione aggiuntiva insieme alla dichiarazione, ma importatori e broker devono comunque individuare le voci ammissibili e inoltrare la richiesta tramite il sistema.
Secondo una nota di orientamento legale dello studio Weil, la prima fase è “limitata, con tempi stretti e non automatica”. Gli importatori (o i loro spedizionieri doganali) devono presentare la dichiarazione CAPE tramite il portale ACE e, per poter ricevere gli accrediti, devono avere configurato in ACE i dati per il pagamento elettronico.
La fase 1 riguarda soprattutto le dichiarazioni non ancora liquidate e quelle liquidate di recente. I casi più complessi — ad esempio dichiarazioni più datate o contestate — potrebbero richiedere fasi successive o procedure doganali dedicate.
Broker doganali e logistica: più lavoro e più pressione
Per broker doganali e fornitori logistici, il meccanismo può tradursi in ulteriore carico amministrativo e in aspettative più alte da parte della clientela. Reuters aveva riportato ad aprile che CBP ha predisposto un sistema di rimborso pensato per gestire i pagamenti a importatori e broker che avevano versato i dazi, e che decine di migliaia di importatori avevano già completato i passaggi necessari per ottenere rimborsi elettronici.
Le linee guida di settore ricordano che gli importatori devono assicurarsi che le coordinate bancarie siano registrate per l’accredito elettronico e che le richieste siano compilate correttamente. Una volta accettate, alcune dichiarazioni non possono essere semplicemente modificate: eventuali voci dimenticate potrebbero richiedere un invio separato.
Dopo le verifiche, CBP dovrebbe emettere i rimborsi validi in forma elettronica. Le tempistiche, però, possono cambiare in base alla tipologia di dichiarazione e all’eventuale presenza di criticità di conformità.
Per gli operatori della filiera, soprattutto nel trasporto stradale e nei servizi collegati, il tema dei rimborsi può quindi tradursi anche in nuove richieste commerciali e in una gestione più complessa delle relazioni con i clienti.









