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Riforma doganale UE approvata

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L’UE ha dato il via libera alla più ampia riforma dell’unione doganale dal 1968. Le procedure diventeranno più digitali e uniformi, con un’attenzione particolare al settore e-commerce, in forte crescita. Le associazioni di categoria accolgono positivamente la svolta, ma segnalano un aumento rilevante dei rischi di responsabilità per gli spedizionieri.

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L’Unione europea aggiorna le proprie regole doganali con una revisione di grande portata. Come annunciato dalla Commissione europea il 26 marzo, Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto un accordo su una riforma complessiva dell’unione doganale. L’obiettivo è un sistema doganale moderno, guidato dai dati, con procedure più armonizzate in tutti gli Stati membri.

L’iter legislativo, però, non è ancora concluso: nelle prossime settimane Parlamento e Consiglio dovranno definire alcuni dettagli tecnici prima dell’adozione formale della riforma.

Nuova autorità doganale UE in Francia

Un pilastro della riforma è la creazione di una nuova autorità doganale dell’UE (EUCA), con sede a Lille (Francia). In futuro coordinerà le procedure doganali nei 27 Stati membri, migliorerà lo scambio di dati e concentrerà la gestione dei rischi a livello UE.

Il tutto sarà affiancato da una piattaforma centrale europea per i dati doganali. Le aziende dovranno trasmettere le informazioni una sola volta, invece di passare — come oggi — attraverso più sistemi nazionali.

Per gli spedizionieri internazionali, in particolare, questo potrebbe tradursi nel medio periodo in processi più semplici e tempi di sdoganamento più rapidi.

L’e-commerce spinge la riforma

Il motore principale della riforma è l’aumento enorme delle piccole spedizioni legate alle vendite online. Secondo la Commissione, nel 2025 sono entrati nell’UE circa 5,9 miliardi di pacchi di basso valore.

L’UE risponde con diverse misure:

  • Abolizione dell’esenzione dai dazi doganali per le merci sotto €150
  • Introduzione di un dazio doganale forfettario di €3 da luglio 2026
  • ulteriori commissioni di gestione entro e non oltre novembre 2026

Anche le piattaforme online saranno soggette a obblighi più stringenti: verranno trattate come importatori, dovranno fornire in anticipo le informazioni doganali e risponderanno della conformità. In caso di violazioni sistematiche, possono scattare sanzioni fino al 6 percento del valore dell’importazione.

Semplificazioni per le aziende affidabili

Allo stesso tempo, la riforma prevede agevolazioni per i cosiddetti operatori “Trust & Check”. Le imprese con una solida storia di conformità dovrebbero beneficiare di procedure semplificate e di un numero inferiore di controlli. Programmi già esistenti, come lo status AEO, resteranno in vigore.

Per gli spedizionieri questo significa: chi lavora con clienti affidabili potrebbe in futuro passare più velocemente le fasi di sdoganamento.

Cosa cambia, in pratica, per gli spedizionieri

Per gli spedizionieri, la riforma presenta due facce.

Da un lato, ci sono vantaggi di efficienza: meno regole speciali nazionali, un’infrastruttura dati centrale e tempi potenzialmente più rapidi di sdoganamento possono semplificare l’operatività quotidiana.

Dall’altro, aumenta la responsabilità, soprattutto nella rappresentanza doganale indiretta. In questi casi gli spedizionieri spesso agiscono per conto dei clienti nei confronti delle autorità, senza poter verificare completamente né la merce né la dichiarazione.

Questo è il punto in cui le associazioni di settore vedono i maggiori rischi.

DSLV e CLECAT mettono in guardia sui rischi di responsabilità

La DSLV (German Freight Forwarding and Logistics Association) accoglie in linea generale la riforma, ma segnala una ripartizione della responsabilità potenzialmente problematica.

“La responsabilità viene assegnata secondo il principio di chi può essere chiamato a risponderne, non in base alla colpa”, critica Jutta Knell, Vice CEO della DSLV.

Il rappresentante doganale indiretto potrebbe essere considerato l’“unico responsabile”, anche se non ha alcuna influenza sulle informazioni effettivamente fornite o sul contenuto della merce.

Secondo l’associazione, il collegamento con la riforma dell’e-commerce è particolarmente delicato: in futuro gli spedizionieri potrebbero rispondere di violazioni commesse da grandi piattaforme online se forniscono la rappresentanza doganale per le loro spedizioni.

Insieme alla federazione europea CLECAT, la DSLV chiede quindi una chiara attribuzione delle responsabilità agli effettivi operatori di mercato. L’associazione critica inoltre il fatto che manchino ancora dettagli procedurali fondamentali e regole attuative.

Attuazione fino al 2034: prime novità già dal 2026

L’implementazione della riforma avverrà per fasi. Le prime misure legate all’e-commerce entreranno in vigore dall’estate 2026.

Le modifiche strutturali seguiranno nel corso di diversi anni:

  • Avvio dell’autorità doganale UE dal 2027
  • Avvio della piattaforma dati per l’e-commerce dal 1 luglio 2028
  • apertura completa a tutte le aziende dal 2031
  • piena implementazione del sistema entro il 2034

È quindi chiaro: la revisione dell’unione doganale è un progetto di lungo periodo, con alcuni effetti immediati, ma con un impatto completo solo negli anni successivi nella supply chain.

Nel frattempo, l’evoluzione dei flussi di export continuerà a influenzare volumi e operatività per spedizionieri e vettori.

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