L’analisi di T&E si basa su uno scenario in cui il diesel resta intorno a 2 euro al litro — più o meno il livello visto durante la crisi energetica del 2022 e il 25% sopra la media del 2025. In queste condizioni, secondo il gruppo un tipico operatore europeo con camion diesel si troverebbe a sostenere 890 euro al mese in più di spesa per il carburante, a fronte di 590 euro al mese di costi energetici aggiuntivi per un camion elettrico.
Il costo reale di restare esposti al petrolio
In Germania la differenza è ancora più netta. T&E stima che i costi operativi mensili aumenterebbero di 1.210 euro per un camion diesel, rispetto a 460 euro per un elettrico. Su questa base, i camion elettrici garantirebbero un vantaggio sui costi dell’energia di 1.760 euro al mese.
Nel trasporto merci su strada, il carburante pesa già per un terzo dei costi di esercizio, mentre molti trasportatori lavorano con margini intorno al 2%. Quando il diesel aumenta, lo spazio per assorbire i rincari senza intaccare la redditività è minimo: o si scaricano i costi sui clienti, o si riducono i margini, spesso entrambe le cose.
Per T&E, il divario riflette una differenza strutturale tra le due fonti energetiche. Il diesel è direttamente esposto agli shock del mercato petrolifero e alle tensioni geopolitiche, mentre i prezzi dell’elettricità tendono a muoversi più lentamente e con oscillazioni meno pronunciate.
Il diesel è familiare, ma non sembra più una scelta “sicura”
Tuttavia, questo non risolve completamente il problema. L’analisi considera solo i costi operativi, non il costo totale di possesso. Non include quindi il prezzo d’acquisto più elevato dei camion elettrici, che resta un ostacolo importante, soprattutto per le aziende più piccole e per chi non può contare su finanziamenti favorevoli o su misure di sostegno.
Detto questo, il report evidenzia dove si concentra il rischio immediato. Quando i mercati dell’energia diventano instabili, le flotte diesel vengono colpite prima e più duramente.
Una questione di dipendenza energetica europea
T&E utilizza inoltre questi dati per una considerazione più ampia di politica industriale. I camion rappresentano solo il 2% dei veicoli sulle strade dell’UE, ma consumano il 19-20% del petrolio utilizzato dal trasporto stradale.
Secondo l’ONG, mantenere in linea gli obiettivi UE sulle emissioni di CO₂ dei camion potrebbe ridurre la dipendenza europea dalle importazioni di petrolio del 22% entro il 2035 e far risparmiare 28 miliardi di euro di costi di importazione del petrolio nel prossimo decennio.
Ed è qui che il tempismo diventa scomodo per Bruxelles. T&E sostiene che la recente decisione dell’UE di ammorbidire alcune parti del quadro normativo sulla CO₂ per i veicoli pesanti rischi di rallentare l’elettrificazione proprio mentre la volatilità del diesel torna a mettere in evidenza la dipendenza del settore dal petrolio importato.









