Secondo l’ultimo aggiornamento dell’IRU (International Road Transport Union), la media UE è scesa dell’1,9% su base settimanale, attestandosi a 1,863 euro al litro. Si tratta del secondo arretramento consecutivo dopo settimane di forte pressione sui costi, iniziate a fine febbraio.
Nonostante il recente calo, i livelli restano sensibilmente superiori ai valori di riferimento precedenti alla crisi: la media europea si mantiene ancora del 14% sopra il 27 febbraio. Permane inoltre un’ampia divergenza tra i mercati nazionali, con una forbice che sfiora 1 euro al litro tra i Paesi più economici e quelli più costosi.
Danimarca e Paesi Bassi guidano la classifica dei prezzi più elevati, entrambi a 2,189 euro al litro, seguiti da Finlandia (2,080), Belgio (2,060) e Francia (2,033). All’estremo opposto, Malta si conferma il mercato meno caro con 1,210 euro al litro, mentre la Polonia si attesta a 1,487 e la Cechia a 1,586.
Nel Regno Unito la pressione sui costi resta particolarmente marcata: il diesel è indicato a 1,82 sterline al litro, circa il 29% sopra il livello del 27 febbraio.
Brent in lieve flessione, ma oscillazioni ancora ampie
Anche il greggio mostra segnali di raffreddamento. Il Brent si è attestato intorno a 95 sterline al barile il 5 giugno, in calo di circa il 3% rispetto al 22 maggio. Tuttavia, le oscillazioni restano significative: nell’arco di una settimana le quotazioni si sono mosse tra 91 e 99 sterline al barile, confermando un contesto di persistente instabilità dei mercati energetici.
Il nodo delle misure fiscali in scadenza
Il fattore più critico riguarda ora il calendario delle decisioni pubbliche. Durante la fase più acuta dello shock energetico, numerosi governi europei hanno introdotto tagli temporanei delle accise, tetti ai prezzi o altri strumenti di sostegno.
In Italia la riduzione delle accise è terminata il 6 giugno. In Polonia, Lituania e Croazia alcune misure risultano in scadenza intorno al 15 giugno. Un pacchetto più ampio di interventi — tra cui quelli in Germania, Spagna, Ungheria, Cechia, Austria e Lettonia — potrebbe giungere a scadenza a fine mese, salvo proroghe.
Se le misure non venissero rinnovate, l’impatto sui prezzi alla pompa sarebbe immediato anche in assenza di nuovi rialzi del greggio. Secondo le stime IRU, il diesel potrebbe aumentare di circa 0,10 euro al litro in Italia e tra 0,14 e 0,20 euro in altri mercati europei.
Impatto sui margini dell’autotrasporto
Il tema è particolarmente sensibile per le imprese che operano con contratti in cui le clausole carburante non riflettono pienamente le variazioni settimanali dei prezzi. Nei sei principali mercati europei del trasporto merci, le tariffe contrattuali sono aumentate di circa il 3% dall’inizio della crisi, mentre le tariffe spot hanno registrato un incremento intorno al 6%.
Una parte rilevante dell’aumento dei costi continua dunque a gravare direttamente sugli operatori, comprimendo i margini in un contesto già segnato da tensioni sui costi energetici e finanziari.
Anche il Weekly Oil Bulletin della Commissione europea conferma la recente flessione: a inizio giugno nell’UE27 il diesel è sceso del 2,62% e la benzina del 2,11%.
In sintesi, il picco immediato dei prezzi appare superato, ma il rischio per il trasporto su strada non è rientrato. L’attenzione si sposta ora sulle differenze tra i sistemi nazionali di sostegno e sulla progressiva uscita dalle misure fiscali straordinarie, che potrebbe riaccendere le tensioni sui costi già nelle prossime settimane.








