Le due unità, intercettate nello snodo strategico del Golfo e condotte verso Bandar Abbas, rappresentano un nuovo colpo per gli armatori, già alle prese con rotte alternative, costi assicurativi in aumento e scali nella regione sempre più instabili. A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge il monito del Pentagono, che ha informato i legislatori statunitensi come le eventuali operazioni di sminamento nello Stretto potrebbero richiedere fino a sei mesi.
Secondo quanto riportato da Reuters, le navi sequestrate dai Pasdaran iraniani sono la MSC Francesca, battente bandiera panamense, e la Epaminondas, registrata in Liberia. A bordo si trovavano circa 40 marittimi, tutti dati in sicurezza.
Per il trasporto container, la questione non riguarda più soltanto la possibilità di attraversare Hormuz, ma le condizioni stesse del transito. Ogni nuovo sequestro rende più complesso determinare i costi, ottenere coperture assicurative e pianificare le rotazioni, soprattutto per le compagnie che mantengono scali nel Golfo.
Tempi lunghi per il ritorno alla normalità
L’avvertimento del Pentagono introduce un orizzonte temporale ben più lungo rispetto a quello finora considerato dal mercato. Secondo quanto riferito dall’Associated Press, funzionari della difesa americana avrebbero indicato in un briefing riservato alla House Armed Services Committee che le operazioni di bonifica potrebbero protrarsi per mesi.
Una prospettiva che si sovrappone alle stime già formulate dagli operatori del settore. Hapag-Lloyd aveva indicato l’8 aprile un periodo di sei-otto settimane per ristabilire la regolarità dei traffici una volta stabilizzata l’area mediorientale, quantificando inoltre in 50-60 milioni di dollari a settimana i costi della crisi, destinati in parte a essere trasferiti sui clienti.
Anche nel caso in cui la sicurezza della navigazione venisse ripristinata in tempi più brevi rispetto alle previsioni militari, la normalizzazione operativa richiederà comunque tempo. Programmi di viaggio, rotazioni delle navi e flussi di container dovranno essere ricostruiti dopo settimane di interruzioni.
Nel frattempo, il mercato petrolifero reagisce con maggiore rapidità. Il Brent è salito fino a circa 107 dollari al barile, con un incremento del 18% su base settimanale, mentre il WTI ha raggiunto i 96,61 dollari, in rialzo del 15%. Un movimento che riflette il peso strategico dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% dei flussi globali di greggio e gas naturale liquefatto.







