Dopo una forte escalation delle tensioni e con la prospettiva di nuovi attacchi USA che si faceva sempre più concreta, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato una tregua di due settimane con l’Iran nella tarda serata di martedì 7 aprile. Israele ha sostenuto la decisione mercoledì 8 aprile, a condizione che l’Iran interrompa le azioni ostili e riapra lo Stretto di Hormuz, mentre i colloqui dovrebbero iniziare a Islamabad il 10 aprile.
Questa tregua non equivale a un accordo di pace. È una sospensione temporanea delle ostilità dirette tra USA e Iran, mediata dal Pakistan e legata alla possibilità, per le navi, di tornare a transitare nello Stretto di Hormuz. Anche questo impianto resta però fragile: secondo Reuters, dal punto di vista di Israele il Libano non sarebbe coperto in modo chiaro, mentre altri elementi dell’intesa (incluso come dovrebbe funzionare in concreto il transito a Hormuz) sono ancora oggetto di contestazione.
I mercati finanziari hanno reagito subito. Reuters riferisce che il Brent è sceso di circa il 16% a $91.70 al barile dopo l’annuncio della tregua, mentre i trader scontavano la possibilità che petrolio e gas tornassero a muoversi attraverso uno dei principali colli di bottiglia energetici al mondo. Ma la stessa Reuters sottolinea che il mercato fisico del petrolio resta sotto pressione: i flussi sono ancora discontinui e l’offerta rimane tesa, con effetti che continuano a propagarsi lungo la filiera.
Lo shipping, al contrario, si muove con molta più prudenza. Maersk ha dichiarato che la tregua “può creare opportunità di transito” attraverso Hormuz, ma non garantisce ancora “piena certezza marittima” e per ora il vettore non modifica i piani di servizio.
Questa cautela emerge anche dalle prime valutazioni del settore. L’analista marittimo Lars Jensen ha scritto su LinkedIn che, poche ore dopo l’annuncio della tregua, “non si è ancora visto alcun cambiamento nel modello di transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz”. Un giudizio che si inserisce nel quadro più ampio emerso mercoledì: una tregua può riaprire Hormuz sulla carta, ma la fiducia necessaria per tornare a una normalità operativa non è ancora rientrata.
La ripartenza dello shipping potrebbe essere a macchia di leopardo
Anche con la riapertura formale dello stretto, la prima reazione commerciale potrebbe essere selettiva. Le navi già presenti nel Golfo Persico hanno un forte incentivo a uscire. Rientrare, invece, è un calcolo diverso, soprattutto per gli operatori che per settimane hanno dovuto gestire minacce missilistiche, premi per il rischio guerra, prenotazioni sospese e piani di emergenza. La formulazione scelta da Maersk riflette esattamente questa esitazione.
L’entità delle interruzioni suggerisce inoltre che qualsiasi ripartenza sarà disordinata. Reuters riporta che circa 130 milioni di barili di greggio e 46 milioni di barili di prodotti raffinati sono rimasti bloccati su circa 200 cisterna nel Golfo durante la crisi. Anche con la ripresa dei passaggi, è plausibile attendersi congestione, partenze scaglionate e ritardi, più che un ritorno immediato a un traffico regolare.
Resta poi incertezza sulle regole di passaggio. Reuters riferisce che la tregua include la riapertura di Hormuz e che, secondo l’Iran, un transito sicuro è possibile; tuttavia rimangono interrogativi su come verrebbe gestito operativamente il passaggio e a quali condizioni. Un’altra notizia Reuters aggiunge che l’Iran avrebbe proposto l’introduzione di tariffe per le navi che utilizzano lo stretto, mentre l’Oman non avrebbe confermato alcun accordo in tal senso e la base giuridica resta contestata.








