La protesta degli autotrasportatori potrebbe coinvolgere numerosi valichi di frontiera e terminal merci, con un impatto diretto sulle catene di approvvigionamento europee e sul traffico di transito tra Ungheria e Serbia.
La manifestazione riguarda Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Macedonia del Nord. Secondo gli organizzatori, l’azione riguarda esclusivamente il traffico merci; il traffico passeggeri non sarà interessato. La protesta è stata annunciata con anticipo e, in base alle informazioni attuali, durerà almeno sette giorni.
Secondo quanto comunicato dall’organizzazione partner serba dell’Associazione ungherese degli autotrasportatori (MKFE), le associazioni di categoria dei trasportatori della regione hanno deciso un’azione coordinata dopo che le richieste presentate all’Unione europea non hanno ottenuto alcun risultato concreto.
Perché protestano gli autotrasportatori balcanici?
Al centro della controversia c’è la regola Schengen dei 90/180 giorni di permanenza, che le autorità applicano anche ai conducenti professionisti considerati cittadini extra-UE. Questo significa che i conducenti non possono rimanere nell’area Schengen per più di 90 giorni in un periodo di 180 giorni, anche quando entrano nel territorio dell’UE per motivi di lavoro.
Secondo le organizzazioni di categoria, l’attuale interpretazione della norma:
- non distingue tra turisti e conducenti professionisti;
- tratta i conducenti in arrivo per lavoro come soggetti alle norme in materia di immigrazione;
- rende impossibile pianificare missioni di trasporto internazionale di lunga durata, nonostante i conducenti contribuiscano al funzionamento dell’economia europea.
La questione non sono i controlli, ma lo status giuridico
La protesta coincide con l’introduzione del nuovo sistema digitale d’ingresso dell’UE, l’Entry/Exit System (EES), pensato per tracciare entrate e uscite dei cittadini extra-UE. I vettori precisano: non protestano contro la digitalizzazione o i controlli, ma contro il fatto che il sistema non riconosce i conducenti professionisti come categoria a sé.
Le associazioni di categoria hanno chiesto ripetutamente alla Commissione europea di applicare regole diverse ai conducenti, in linea con le realtà del lavoro; finora, però, queste richieste sono state respinte.
Blocco totale del traffico merci, con eccezioni limitate
Secondo la MKFE, durante la manifestazione è previsto un blocco quasi totale del traffico merci ai valichi di frontiera e ai terminal coinvolti. Le uniche eccezioni riguarderanno:
- animali vivi,
- medicinali,
- aiuti umanitari,
- armi, munizioni ed esplosivi.
Tutto il resto del traffico import-export potrebbe fermarsi, una misura che i Paesi coinvolti considerano necessaria per ottenere l’apertura di negoziati concreti sulla revisione della normativa.
I principali valichi coinvolti, anche dal punto di vista ungherese
Sul lato serbo, le chiusure potrebbero riguardare i seguenti valichi di frontiera: Horgoš, Kelebija, Bačka Palanka, Bereg, Bezdan, Gombos, Batrovci, Šid, Neštin, Srpska Crnja, Vršac, Gyergyap, Gradina, Vrška Čuka, Strezimirovci, Preševo.
Secondo le organizzazioni serbe, se necessario, potrebbero essere coinvolti anche i valichi nella provincia del Kosovo e Metohija. In base all’elenco, il traffico merci ungherese-serbo risulta direttamente interessato, in particolare il transito nelle zone di Horgoš–Röszke e Kelebija.
Rischio per le catene di approvvigionamento
I vettori avvertono che un blocco prolungato potrebbe provocare interruzioni immediate nelle catene di approvvigionamento dell’UE, soprattutto per quanto riguarda il traffico di transito attraverso i Balcani occidentali. Al tempo stesso, precisano: il loro obiettivo non è causare danni economici, ma ottenere l’avvio di trattative serie per chiarire lo status giuridico dei conducenti professionisti.
Nei prossimi giorni sono attesi ulteriori dettagli da Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Macedonia del Nord su quali valichi e quali rotte saranno esattamente coinvolti nella manifestazione.








