Gli autisti di camion di Serbia, Bosnia & Erzegovina, Macedonia del Nord e Montenegro affermano di preparare un nuovo round di blocchi alle frontiere per il trasporto merci, dopo quelli che definiscono colloqui infruttuosi con l’Unione europea sull’allentamento dei limiti di permanenza Schengen per gli autisti non UE. I media locali in tutta la regione hanno riferito il 16 febbraio che le associazioni di autotrasporto stanno ora coordinando i prossimi passi, con proteste previste a meno che non emerga una soluzione praticabile.
L’emittente pubblica serba RTS ha citato Neđo Mandić, presentato come rappresentante degli autotrasportatori internazionali serbi, secondo cui tutte le proposte avanzate dalle associazioni sono state respinte e che il messaggio della parte UE era sostanzialmente quello di “rientrare nella regola 90/180”. RTS ha aggiunto che gli autotrasportatori si stanno coordinando con le controparti in Bosnia & Erzegovina, Montenegro e Macedonia del Nord prima di confermare tempi e modalità di eventuali nuove iniziative.
Mandić ha inoltre dichiarato che a 10 autisti è stato negato l’ingresso al valico di Svilaj (BiH–Croazia) dopo aver superato il limite dei 90 giorni consentiti.
Al centro della controversia c’è la regola Schengen per i soggiorni di breve durata per i cittadini di Paesi terzi: un massimo di 90 giorni in qualsiasi periodo di 180 giorni. Gli autotrasportatori dei Balcani occidentali sostengono che, per gli autisti internazionali che ruotano tra più Paesi dell’UE, questo limite renda ingestibili i normali schemi di lavoro nell’UE, soprattutto perché i controlli diventano più severi e più uniformi.
UE: “Rispettate le regole”!
Il messaggio di Bruxelles nei colloqui è stato: nessuna esenzione formale dalla regola Schengen 90/180. Secondo quanto riportato a livello locale, l’UE ha respinto le proposte del settore per un regime speciale per gli autisti e ha invece indicato canali legali già esistenti, come opzioni di visto o di residenza rilasciate dagli Stati membri.
Tuttavia, la Commissione non ha interrotto il dialogo. Dopo i blocchi di fine gennaio, ha dichiarato di lavorare con i Balcani occidentali su possibili misure transitorie per prevenire interruzioni della catena di approvvigionamento, anche se gli autotrasportatori sostengono che tali passi non costituiscano ancora una soluzione praticabile.
Gli operatori del Regno Unito avvertono dello stesso shock nei controlli
Non è solo una questione dei Balcani occidentali. In una lettera inviata il 12 febbraio a Maroš Šefčovič, Commissario per il Commercio e la Sicurezza economica, una coalizione di organizzazioni britanniche dei trasporti e della logistica ha sollecitato la Commissione europea a individuare misure di breve periodo mentre l’EES diventa pienamente operativo il 10 aprile.
Nella lettera, gli organismi del Regno Unito hanno chiesto a Bruxelles di:
- sospendere multe o sanzioni per il superamento del limite 90/180 per almeno due anni,
- applicare controlli più flessibili durante le interruzioni e i periodi di punta per mantenere il traffico scorrevole,
- sostenere la pre-registrazione biometrica off-site (ad esempio tramite un’app) per ridurre i tempi di gestione alla frontiera,
- e, nel lungo periodo, perseguire un’esenzione per gli autisti professionali.











