L’iniziativa arriva alla vigilia della presentazione, prevista per venerdì, di una bozza di riforma dell’ETS da parte della Commissione. Nel documento di posizione citato da PAP figurano Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Italia, Polonia, Romania e Slovacchia.
Per i Paesi promotori, eventuali modifiche dovrebbero rafforzare la competitività industriale europea, aumentare la prevedibilità per le imprese e tenere conto delle esigenze di sicurezza energetica dei singoli Stati.
Quote in esaurimento intorno al 2039
In vigore nell’Unione dal 2005, l’ETS copre circa il 40% delle emissioni di anidride carbonica del blocco. Il sistema riguarda oltre 11 mila soggetti, tra produttori di elettricità, siti industriali ad alta intensità energetica, compagnie aeree e navi.
Il meccanismo prevede che le aziende restituiscano una quota per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa. Oggi il 57% delle quote viene venduto tramite aste, mentre il restante 43% è assegnato gratuitamente all’industria.
Uno dei punti chiave della riforma riguarda il volume di quote disponibile dopo il 2030. Se si mantenesse l’attuale ritmo di riduzione del tetto complessivo, il “serbatoio” di quote si restringerebbe fino a esaurirsi completamente intorno al 2039.
Per questo la Commissione punta ad aggiornare il tasso annuo di riduzione, così da garantire la disponibilità di quote anche negli anni 2040. La riforma dovrebbe inoltre portare le assegnazioni gratuite a coprire il 78% delle emissioni industriali.
Il timore: produzione fuori dall’Unione
I Paesi che sostengono l’appello ritengono che le regole attuali — basate sull’ipotesi di una decarbonizzazione quasi totale di energia e industria entro il 2039 — possano accelerare lo spostamento della capacità manifatturiera oltre i confini dell’UE.
Da qui la richiesta di mantenere le quote gratuite per l’industria come strumento di tutela contro il cosiddetto “carbon leakage”, cioè la delocalizzazione verso Paesi extra UE dove i costi legati alle politiche climatiche sono più bassi.
Nel documento si chiede anche un ETS più aderente alle differenze tra Stati membri, considerando ad esempio i mix energetici nazionali e il prodotto interno lordo pro capite. Gli stessi criteri, secondo i firmatari, dovrebbero pesare anche nella distribuzione delle risorse destinate alla transizione energetica.
Prezzi della CO2 più stabili e prevedibili
Un’altra priorità indicata è rendere meno volatile il prezzo delle quote. I firmatari sostengono che il costo della CO2 dovrebbe essere meno soggetto a volatilità e a dinamiche speculative, mantenendosi su livelli che non indeboliscano la competitività globale delle imprese europee.
Nel mirino finisce anche il trasporto marittimo: il gruppo chiede aggiustamenti per evitare che l’aumento dei costi inneschi uno spostamento del trasbordo dai porti UE verso scali in Paesi terzi.
Un simile scenario, avvertono, non ridurrebbe soltanto i volumi nei terminal europei, ma rischierebbe anche di indebolire l’efficacia delle regole climatiche se le navi iniziassero a privilegiare con maggiore frequenza porti al di fuori dell’Unione.
ETS2 di nuovo in discussione
I firmatari chiedono inoltre di riaprire il dossier ETS2, il sistema pensato per coprire le emissioni di edifici e trasporto stradale. L’avvio è stato rinviato al 1 gennaio 2028.
Secondo gli autori dell’appello, il contesto economico e geopolitico attuale non giustifica l’introduzione di nuovi costi per le famiglie europee. La richiesta può avere effetti anche sul settore dei trasporti: includere i carburanti per il trasporto su strada nel sistema di scambio delle emissioni avrebbe infatti un impatto diretto sui costi di esercizio dei veicoli.









