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Carburanti, la stangata vale 13,6 miliardi: oltre un miliardo in più al mese

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La Cgia stima per il 2026 un aumento della spesa del 20,4% rispetto allo scorso anno. Benzina vicina a 2 euro al litro e diesel oltre quota 2,10. Il Mezzogiorno registra i rincari percentuali più pesanti.

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Il caro carburanti rischia di trasformarsi in una delle voci più pesanti nei bilanci di famiglie e imprese italiane. A parità di consumi rispetto al 2025, nel corso del 2026 la spesa complessiva per benzina e gasolio potrebbe salire di 13,6 miliardi di euro, oltre 1,1 miliardi in più ogni mese. È la stima dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che calcola un incremento medio nazionale del 20,4%.

A spingere verso l’alto i conti sono i prezzi alla pompa. Nell’ultima settimana considerata dall’associazione, la benzina self service si è attestata attorno ai 2 euro al litro e il gasolio a circa 2,10 euro. Rispetto ai livelli registrati a ridosso dell’inizio del conflitto nel Golfo Persico, gli aumenti sono rispettivamente del 19,3% e del 21,5%.

Il grafico riportato a pagina 5 del rapporto fotografa una crescita particolarmente brusca tra febbraio e aprile: il diesel passa da 1,70 euro al litro di febbraio a 2,10 euro in aprile, mentre la benzina sale da 1,65 a 1,76 euro, per poi mantenersi su livelli elevati nei mesi successivi.

Gli interventi del governo coprono solo una parte degli aumenti

Secondo la Cgia, le misure adottate finora dall’esecutivo non sono sufficienti a neutralizzare l’impatto dei rincari. Il governo ha stanziato oltre 2,35 miliardi di euro per intervenire sulle accise di benzina e gasolio: una somma che, nel calcolo dell’associazione, avrebbe compensato l’equivalente di appena due mesi di aumenti su dodici.

A queste risorse si aggiungono gli aiuti destinati alle imprese, tra crediti d’imposta per l’autotrasporto e interventi per pesca e agricoltura, per complessivi 504,1 milioni.

Più in generale, dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran l’esecutivo avrebbe messo in campo oltre 7,3 miliardi di euro contro il caro energia: 5 miliardi per contenere l’aumento delle bollette di luce e gas e circa 2,3 miliardi per ridurre le accise sui carburanti. Una cifra che, osserva l’Ufficio studi, compenserebbe poco più di un quarto dei circa 29 miliardi di maggiori costi complessivi stimati tra carburanti ed energia.

Mezzogiorno più esposto, Basilicata in testa

La tabella regionale contenuta a pagina 6 del documento evidenzia un impatto particolarmente forte nel Sud. La Basilicata guida la graduatoria per incremento percentuale della spesa, con un +21,6%, pari a 9,8 milioni di euro in più al mese. Seguono Campania e Puglia, entrambe al +21,3%, con maggiori costi mensili rispettivamente per 89 e 69,8 milioni.

Nel complesso, il Mezzogiorno sopporta l’aumento percentuale più elevato, pari al 21,1%, con una maggiore spesa stimata in 4,47 miliardi nell’arco dell’anno.

In termini assoluti, però, è la Lombardia a pagare il conto più alto: quasi 2 miliardi di euro aggiuntivi rispetto al 2025, equivalenti a circa 164 milioni al mese. Seguono Emilia-Romagna, Veneto e Lazio, tutte oltre il miliardo di maggiori costi annui.

Le stime della Cgia assumono per il 2026 consumi invariati rispetto al 2025 e prezzi medi annui di 1,95 euro al litro per la benzina e 2,05 euro per il diesel. Valori persino inferiori a quelli rilevati dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica tra il 27 luglio e il 2 agosto, quando i prezzi medi self service risultavano rispettivamente pari a 1,997 e 2,097 euro al litro.

La Cgia: risorse anche dai tagli alla spesa pubblica

Sul tavolo resta la ricerca di nuove coperture. Il Parlamento ha approvato una risoluzione con cui il governo punta a chiedere alla Commissione europea l’attivazione di una clausola di salvaguardia che consenta di escludere alcune spese energetiche dai vincoli del Patto di stabilità. In caso di via libera, secondo il rapporto potrebbero diventare disponibili quasi 14,5 miliardi di euro nell’arco di tre anni, finanziati però attraverso nuovo debito.

La Cgia propone una strada alternativa: intervenire sui capitoli della spesa pubblica considerati inefficienti. Nel 2026 le uscite dello Stato, al netto degli interessi, dovrebbero sfiorare 1.090 miliardi di euro. Una riduzione dell’1%, sostiene l’associazione, libererebbe quasi 11 miliardi.

L’obiettivo indicato è evitare che il costo dell’emergenza energetica venga trasferito interamente sul debito pubblico, individuando risorse da destinare al contenimento di benzina, diesel, luce e gas. Nel frattempo, con l’autunno alle porte, la pressione sui bilanci di famiglie e aziende resta destinata a mantenersi elevata.

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