Dal 1 giugno 2026 è quindi possibile chiedere il rimborso del pedaggio in casi ben definiti: la perdita di tempo deve dipendere da lavori pianificati o da chiusure di corsia programmate. In origine il meccanismo valeva solo sui tratti gestiti integralmente da un singolo operatore aderente; ora, però, il perimetro si amplia e comprende anche la A22 del Brennero, una delle arterie più trafficate.
Per chi opera nel trasporto internazionale la novità è rilevante: lungo i corridoi nord-sud i cantieri si protraggono spesso per mesi e ogni ora in coda si traduce rapidamente in costi operativi aggiuntivi, in un contesto in cui la ripresa del trasporto merci su strada in Europa resta fragile.
Rimborso solo se il ritardo dipende da cantieri programmati
Il cashback scatta esclusivamente quando l’interruzione è riconducibile a attività di cantiere pianificate.
Non è previsto alcun rimborso se il ritardo è causato da:
- incidenti,
- lavori d’emergenza,
- manifestazioni,
- traffico eccezionale legato alle festività,
- maltempo intenso, o
- code ai caselli.
L’ammissibilità del viaggio e l’importo riconosciuto vengono determinati automaticamente secondo le regole fissate dall’Autorità di regolazione dei trasporti (ART). Il calcolo considera, tra le altre cose, la distanza percorsa, la tipologia di intervento e il tempo effettivamente perso.
Regole di calcolo dedicate ai mezzi pesanti
Il sistema distingue tra auto e veicoli industriali.
Per le auto viene assunto un valore medio di velocità intorno a 100 km/h. Per i mezzi adibiti al trasporto merci, invece, i conteggi si basano in genere su 70 km/h, un parametro più aderente alle condizioni operative del traffico pesante.
In funzione della lunghezza del percorso, anche ritardi non particolarmente elevati possono essere sufficienti per far scattare un rimborso parziale del pedaggio.
Come richiedere il cashback: cosa devono fare le aziende di trasporto
Per gli autotrasportatori la procedura tende a essere più semplice rispetto a chi utilizza l’autostrada solo saltuariamente.
Le imprese che pagano con dispositivi di pedaggio elettronico — ad esempio Telepass, DKV, UTA o unità di bordo equivalenti — possono inserire targa o apparato nel sistema cashback del concessionario.
Una volta registrati, i transiti che rientrano nei criteri vengono riconosciuti automaticamente. I rimborsi sono poi accreditati in modo cumulativo, riducendo la necessità di presentare una richiesta per ogni singolo viaggio.
Il rimborso può essere richiesto anche senza registrazione preventiva: in questo caso sono sufficienti la ricevuta del pedaggio e un indirizzo email. La domanda può essere inviata tramite il portale cashback del concessionario poche ore dopo il transito e lo stato della pratica è consultabile online.
Per ora vale solo su alcune tratte
Al momento il cashback si applica ai percorsi gestiti interamente da un concessionario che aderisce alla misura. Tra questi c’è Autostrade per l’Italia, che gestisce circa metà della rete autostradale del Paese.
Anche la A22 del Brennero ha attivato un’opzione analoga all’avvio della stagione di maggiore traffico. Il corridoio è spesso interessato da cantieri che, con regolarità, complicano i flussi di merci oltre confine.
Dal 1 dicembre 2026, secondo quanto indicato dalle autorità italiane, il sistema dovrebbe essere esteso anche ai viaggi che attraversano tratte gestite da più concessionari.
Dove inviare la richiesta
Per i transiti sulla rete di Autostrade per l’Italia sono previsti due canali:
- il portale cashback del concessionario,
- l’app Muovy.
Chi è registrato riceve automaticamente gli importi spettanti. Chi non lo è può presentare la richiesta anche in un secondo momento, per singolo viaggio, utilizzando la ricevuta del pedaggio.
Per i viaggi sulla A22 del Brennero, la domanda va inoltrata tramite il portale rimborsi di Autobrennero AG.
Un tassello della riforma dei pedaggi
Il cashback rientra in un intervento più ampio di revisione del sistema dei pedaggi in Italia.
Secondo l’Autorità di regolazione dei trasporti, in prospettiva i livelli tariffari dovrebbero riflettere in modo più stretto gli investimenti effettivi dei gestori e la qualità dell’infrastruttura offerta. Sono inoltre allo studio modelli di pedaggio variabile, in cui elementi come volumi di traffico, fascia oraria o classe di CO2 del veicolo potrebbero incidere sul costo.
Parallelamente, gli utenti dovrebbero poter contare su informazioni più chiare su cantieri, condizioni di traffico, tempi di percorrenza e criteri con cui viene determinato il pedaggio.
In Germania non esiste un meccanismo analogo
Per le aziende tedesche, l’impostazione italiana può diventare un termine di confronto. Anche in Germania i cantieri generano spesso ritardi e costi aggiuntivi per il trasporto merci.
Tuttavia, oggi non esiste un sistema equivalente di rimborso. A differenza dell’Italia — dove una parte consistente della rete è in mano a concessionari privati — le autostrade federali sono in gran parte gestite dallo Stato e manca un quadro normativo che consenta di recuperare una quota del pedaggio a fronte dei ritardi legati ai lavori.
Nonostante ciò, il modello italiano potrebbe fare scuola per gli operatori attivi su scala internazionale: è tra i primi in Europa a prevedere una compensazione economica per il tempo perso su cantieri prevedibili e include esplicitamente il trasporto merci su strada, mentre in Germania camion pieni e margini in calo restano un tema per molti operatori.









