Tutto ha avuto inizio nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2015, quando un incendio doloso ha distrutto 14 camion della PPB Servizi e Trasporti, azienda di Seriate guidata da Antonio Settembrini. Un episodio analogo si era verificato già nel 2014. Da questi fatti è emersa una rivalità tra la PPB e la concorrente Mabero di San Paolo d’Argon, di Giuseppe Papaleo, che ha innescato un’escalation culminata in intimidazioni e presunte intese di spartizione del mercato.
Le indagini hanno evidenziato contatti tra Settembrini e figure legate alla ‘ndrina Arena di Isola Capo Rizzuto, con lo scopo di ottenere protezione e imporre il controllo sul trasporto ortofrutticolo locale. Tra il 2018 e il 2019, secondo l’accusa, sarebbero stati messi in atto episodi di minacce esplicite a danno di Papaleo. In uno degli incontri, un emissario avrebbe dichiarato: «Da oggi i camion sono miei. Se ti permetti di bruciare un camion, ti brucio a te, i camion e tutta la razza».
Oltre alle dinamiche intimidatorie, l’inchiesta ha rivelato un vasto sistema di frodi fiscali: l’uso di fatture false per oltre 20 milioni di euro, emesse da società cartiere sparse tra Lombardia, Umbria e Calabria. L’obiettivo era duplice: generare fondi illeciti e abbattere l’imponibile fiscale delle aziende operative. Alcuni episodi sono stati documentati con intercettazioni, tra cui una del gennaio 2020 che mostra l’organizzazione di finte operazioni di noleggio per ottenere anticipi bancari.
Un processo che interroga il sistema
Presieduto dalla giudice Sara De Magistris, con i giudici a latere Alberto Longobardi e Michela Loletto, il processo si preannuncia lungo e complesso. Papaleo, già condannato in primo grado per il rogo dei camion e oggi parte civile, rappresenta emblematicamente l’ambiguità di una vicenda che intreccia ruoli di vittime e imputati.
Oltre alla responsabilità individuale, il procedimento mette sotto la lente la vulnerabilità del tessuto economico del Nord Italia, dove settori strategici come quello dei trasporti possono diventare terreno fertile per infiltrazioni mafiose. Per la logistica nazionale, si tratta di un monito che riafferma la necessità di presidiare legalità e trasparenza lungo tutta la catena del valore.









