In sintesi:
- La WKO chiede di abolire il divieto di trascorrere in cabina il riposo settimanale regolare di almeno 45 ore.
- La proposta riguarda le norme Ue sui tempi di guida e di riposo e interessa in particolare il trasporto stradale internazionale.
- L’organizzazione punta anche sullo sviluppo di «aree di sosta a cinque stelle», sicure e adeguatamente attrezzate.
Nel documento «Ue 2026-2029: documento di posizione e strategia della WKO su trasporti e traffico», pubblicato il 18 settembre 2026, la Camera economica austriaca presenta una serie di raccomandazioni sui tempi di guida e di riposo nel trasporto stradale. Il testo è stato elaborato dalla divisione Trasporti e comunicazioni dell’organizzazione, che rappresenta le imprese del settore.
Una delle sezioni è dedicata alle «aree di sosta a cinque stelle invece del divieto di riposo settimanale in cabina». Secondo la WKO, le attuali regole sono difficili da applicare in assenza di alternative sufficienti e adeguate lungo le principali rotte europee. Al termine del turno, sostiene l’organizzazione, i conducenti possono trovarsi costretti a percorrere chilometri aggiuntivi per raggiungere una struttura ricettiva in cui trascorrere il riposo nel rispetto della normativa.
Cosa propone la WKO
L’articolo 8, paragrafo 8, del regolamento (CE) n. 561/2006 stabilisce che il riposo settimanale regolare di almeno 45 ore non possa essere trascorso all’interno del veicolo. La stessa regola riguarda i periodi di riposo superiori a 45 ore effettuati a compensazione di precedenti periodi di riposo settimanale ridotto.
In questi casi il conducente deve disporre di una sistemazione adeguata, dotata di posti letto e servizi igienici. Le spese per l’alloggio fuori dal veicolo sono a carico del datore di lavoro.
La normativa, tuttavia, non vieta in assoluto di dormire nel camion. Il riposo giornaliero e il riposo settimanale ridotto possono essere effettuati a bordo, purché il veicolo sia fermo e disponga di adeguate sistemazioni per il riposo di ciascun conducente. Il riposo settimanale ridotto deve avere una durata minima di 24 ore e inferiore a 45 ore.
La WKO chiede di abolire il divieto relativo al riposo settimanale regolare in cabina. La proposta non riguarda quindi la durata minima del riposo né i limiti dei tempi di guida: a cambiare sarebbe il luogo in cui il conducente può trascorrere legalmente il periodo di riposo di almeno 45 ore.
L’organizzazione non ha presentato una proposta legislativa dettagliata né precisato se il riposo in cabina dovrebbe essere consentito soltanto in determinate categorie di parcheggi. Il documento individua invece due priorità: eliminare l’attuale restrizione e sviluppare una rete più estesa di aree di sosta sicure.
Aree di sosta «a cinque stelle» per i conducenti
La WKO non propone semplicemente di consentire ai conducenti di trascorrere il riposo nei comuni parcheggi autostradali. Chiede piuttosto investimenti in infrastrutture specificamente progettate per i professionisti del trasporto, nelle quali sia possibile sostare in sicurezza anche per periodi prolungati.
Il modello delle cosiddette aree di sosta a cinque stelle si basa su cinque elementi: sicurezza, pulizia, condizioni termiche adeguate, servizi per il benessere dei conducenti e prezzi accessibili.
Come esempio, la WKO cita le infrastrutture in fase di sviluppo lungo l’autostrada A8 in Austria. Il documento richiama inoltre i programmi europei per ampliare la disponibilità di aree di sosta sicure lungo la rete transeuropea dei trasporti (TEN-T).
Secondo le regole applicabili alla rete TEN-T, entro il 31 dicembre 2040 dovranno essere sviluppate aree di parcheggio sicure e protette lungo la rete centrale e la rete centrale estesa, rispettando i requisiti previsti dalla normativa europea.
Nell’Ue mancano oltre 390.000 posti sicuri
La carenza di infrastrutture adeguate costituisce uno degli elementi centrali dell’argomentazione della WKO. Secondo uno studio della Commissione europea pubblicato nell’aprile 2025, nell’Ue mancavano 390.057 posti nelle aree di sosta sicure per i conducenti professionisti. Considerando la crescita prevista della domanda di trasporto, entro il 2040 il deficit potrebbe salire a circa 483.000 posti.
Le cifre si riferiscono alla disponibilità di strutture conformi agli standard richiesti in materia di sicurezza e protezione e non al numero complessivo di spazi in cui è materialmente possibile parcheggiare un camion. Lo studio ha inoltre evidenziato che molte strutture esistenti non dispongono di una certificazione conforme agli standard europei.
È proprio qui che emerge il problema pratico indicato dalla WKO. Il datore di lavoro deve sostenere il costo dell’alloggio fuori dalla cabina, mentre il conducente deve poter lasciare il veicolo in un luogo sicuro e raggiungere la struttura ricettiva in condizioni adeguate.
La sola abolizione del divieto, tuttavia, non risolverebbe la carenza di infrastrutture. Anche qualora fosse nuovamente consentito trascorrere il riposo settimanale regolare nel camion, resterebbe la necessità di disporre di parcheggi protetti e di servizi igienico-sanitari adeguati.
Una posizione diversa rispetto al dibattito sul Pacchetto mobilità
La proposta si inserisce in un dibattito europeo che dura da anni. Durante il confronto sul Pacchetto mobilità, Paesi dell’Europa occidentale come Francia, Germania e Austria avevano sostenuto misure volte a rafforzare le tutele sociali e i controlli nel trasporto stradale.
La questione del riposo in cabina era emersa anche prima dell’adozione del pacchetto. Nella causa Vaditrans, Belgio, Germania, Francia e Austria sostennero davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea l’interpretazione secondo cui il riposo settimanale regolare non poteva essere effettuato nel veicolo. Estonia e Spagna figuravano invece tra gli Stati membri contrari a tale interpretazione.
Nel più ampio confronto sul Pacchetto mobilità, rappresentanti di diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale, tra cui Polonia, Lituania, Romania e Bulgaria, avevano evidenziato i costi delle misure proposte e le possibili difficoltà per le imprese attive nel trasporto internazionale.
Oggi è la Camera economica austriaca a chiedere una revisione della restrizione, motivando la propria posizione soprattutto con la carenza di parcheggi sicuri e sistemazioni adeguate.
Va tuttavia sottolineato che la WKO non coincide con il governo austriaco. Il documento esprime la posizione di un’organizzazione rappresentativa delle imprese e non costituisce un’iniziativa congiunta dei governi dell’Europa occidentale né dimostra un cambiamento di posizione da parte di Francia o Germania.
La richiesta, inoltre, non è del tutto nuova. Già in un documento strategico del maggio 2024 la WKO aveva proposto di sostituire l’obbligo di trascorrere il riposo fuori dalla cabina con lo sviluppo di aree di sosta «a cinque stelle». Il documento del settembre 2026 rilancia dunque una posizione già sostenuta dal settore austriaco dei trasporti.
Il divieto precede il Pacchetto mobilità
Sebbene il divieto di trascorrere in cabina il riposo settimanale regolare venga spesso associato al Pacchetto mobilità, le sue origini giuridiche sono precedenti.
Il 20 dicembre 2017, nella causa Vaditrans, la Corte di giustizia dell’Unione europea stabilì che il regolamento n. 561/2006, nella formulazione allora vigente, non consentiva ai conducenti di effettuare nel veicolo il riposo settimanale regolare.
Il Pacchetto mobilità, adottato nel 2020, ha poi reso esplicita questa restrizione nella normativa europea, precisando anche i requisiti relativi alla sistemazione fuori dal veicolo e stabilendo che i relativi costi siano sostenuti dal datore di lavoro.
Nella sentenza del 4 ottobre 2024 sui ricorsi riguardanti il Pacchetto mobilità, la Corte di giustizia ha annullato alcune disposizioni del pacchetto, tra cui l’obbligo di rientro dei veicoli presso il centro operativo dell’impresa ogni otto settimane. Il divieto relativo al riposo settimanale regolare in cabina è invece rimasto in vigore.
La distinzione è essenziale per comprendere il dibattito attuale: la proposta della WKO non modifica di per sé il quadro giuridico. Per consentire nuovamente il riposo settimanale regolare nel veicolo sarebbe necessario un intervento del legislatore europeo sul regolamento applicabile.
Più flessibilità, ma resta il nodo delle condizioni di riposo
Consentire il riposo settimanale regolare a bordo del camion potrebbe rendere più flessibile la pianificazione dei viaggi e ridurre la necessità di trovare una struttura ricettiva, soprattutto nei trasporti internazionali, quando i conducenti si trovano lontano da casa o dalla sede dell’impresa.
Resta però aperta la questione delle condizioni di lavoro. Oggi il riposo settimanale regolare deve essere trascorso fuori dal veicolo e il datore di lavoro è tenuto a sostenere il costo di una sistemazione adeguata. Un’eventuale modifica della normativa dovrebbe quindi definire con precisione le condizioni alle quali il riposo in cabina sarebbe consentito e il rapporto con l’eventuale ricorso a un alloggio esterno.
Il documento della WKO insiste sulla necessità di migliorare la rete dei parcheggi, ma non definisce nel dettaglio i criteri in base ai quali i conducenti dovrebbero scegliere il luogo in cui trascorrere il riposo.
La proposta riapre così una questione che riguarda sia la flessibilità operativa delle imprese sia le condizioni di lavoro degli autisti. L’abolizione del divieto non basterebbe, da sola, a colmare la carenza di parcheggi sicuri e strutture adeguate; allo stesso tempo, il mantenimento delle regole attuali non elimina il problema della disponibilità di infrastrutture lungo le principali rotte europee.









