Daniel Ramirez, Honolulu (USA), CC BY 2.0

ZIM, il ministero della Difesa israeliano frena l’operazione con Hapag-Lloyd

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L’acquisizione di ZIM da parte di Hapag-Lloyd, annunciata nei mesi scorsi, rischia di bloccarsi per un nodo politico: secondo indiscrezioni, il ministero della Difesa israeliano si sarebbe espresso contro l’operazione per motivi legati alla sicurezza nazionale.

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Al centro delle obiezioni ci sarebbe la tutela degli interessi marittimi strategici del Paese. La Difesa teme che l’impianto dell’accordo non garantisca protezioni sufficienti, soprattutto rispetto al ruolo futuro di “New ZIM”, la compagnia che resterebbe sotto controllo israeliano dopo l’acquisto, da parte di Hapag-Lloyd, delle attività internazionali di ZIM.

L’intesa, resa pubblica a febbraio, prevede che Hapag-Lloyd rilevi ZIM pagando 35 dollari per azione, in contanti, per una valutazione complessiva di circa 4,2 miliardi di dollari. Per gestire la cosiddetta “golden share” detenuta dallo Stato israeliano, una parte del business verrebbe separata e conferita a New ZIM, che sarebbe controllata dal fondo israeliano di private equity FIMI. All’epoca Hapag-Lloyd aveva indicato che la golden share sarebbe stata trasferita alla nuova compagnia israeliana.

Stando a quanto emerso, però, gli apparati di sicurezza israeliani ritengono che New ZIM rischi di nascere troppo “snella” per garantire i rifornimenti marittimi del Paese in caso di crisi. Il ministero della Difesa temerebbe in particolare un profilo operativo concentrato soprattutto sul Mediterraneo, con collegamenti ridotti verso Stati Uniti ed Estremo Oriente: rotte considerate cruciali per l’importazione di equipaggiamenti militari e di altri beni essenziali.

L’operazione sarebbe inoltre osservata anche per ragioni politiche più ampie. Tra gli azionisti di Hapag-Lloyd figurano infatti investitori del Qatar e dell’Arabia Saudita e, secondo indiscrezioni, in Israele c’è il timore che questo possa rendere l’accesso a tratte marittime chiave più esposto a pressioni politiche in un eventuale futuro conflitto.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe riferito in una riunione di governo che la vendita di ZIM non è, al momento, una priorità dell’esecutivo. Anche il ministro della Difesa Israel Katz avrebbe richiamato la golden share, che attribuisce allo Stato poteri di intervento quando entrano in gioco profili di sicurezza nazionale.

Da parte sua, ZIM non ha indicato che l’accordo sia saltato. In un aggiornamento diffuso il 6 luglio, la compagnia ha dichiarato di continuare a operare in linea con l’accordo di fusione e di collaborare con le autorità competenti durante l’iter di revisione regolatoria.

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