L’essenziale in breve:
- Assotir propone quattro interventi urgenti per contrastare il caro gasolio e sostenere le imprese di autotrasporto.
- Secondo l’associazione, il carburante è aumentato di oltre 60 centesimi dall’inizio di marzo, senza un corrispondente adeguamento delle tariffe di trasporto.
- Le richieste comprendono l’aggiornamento dei costi di riferimento, l’applicazione delle clausole di adeguamento, l’istituzione della Consulta dell’Autotrasporto e una tassa sugli extraprofitti energetici.
- Nessuno sciopero annunciato, ma Assotir avverte del rischio di un fermo dei camion per ragioni economiche.
Il caro gasolio mette sotto pressione l’autotrasporto italiano e Assotir chiede al Governo di intervenire prima che la crisi comprometta la tenuta del settore. Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Roma il 25 settembre, l’associazione ha presentato quattro proposte per sostenere le imprese di trasporto, mentre l’esecutivo si prepara a eliminare lo sconto sulle accise.
La presidente nazionale Anna Vita Manigrasso ha sollecitato l’apertura immediata di un confronto con il Governo, escludendo per il momento l’ipotesi di uno sciopero. Il rischio, secondo l’associazione, è che i mezzi pesanti finiscano per fermarsi a causa dell’insostenibilità dei costi, con conseguenze sull’intero sistema produttivo nazionale.
Gasolio più caro di 60 centesimi, imprese senza adeguamenti
Secondo i dati illustrati da Assotir, dall’inizio di marzo il prezzo del gasolio è aumentato di oltre 60 centesimi al litro. La prevista eliminazione dello sconto sulle accise potrebbe aggravare ulteriormente la situazione.
L’associazione sostiene che le tariffe di trasporto avrebbero dovuto registrare un incremento di almeno il 15% per compensare i maggiori costi. Nella quasi totalità dei casi, tuttavia, le imprese non avrebbero ottenuto alcun adeguamento.
«L’impatto dell’emergenza è stato scaricato in gran parte sull’Autotrasporto», ha dichiarato Manigrasso, contestando anche il ricorso all’aumento dei costi logistici per giustificare rincari dei beni di consumo che, secondo Assotir, non si sono tradotti in maggiori ricavi per i vettori.
Le quattro richieste di Assotir al Governo
La prima proposta riguarda l’aggiornamento immediato dei valori minimi di riferimento dei costi di esercizio delle imprese di autotrasporto.
Il segretario generale Claudio Donati ha ricordato che il Ministero dei Trasporti dovrebbe aggiornare questi parametri trimestralmente, mentre i valori disponibili risalgono a marzo, prima dell’emergenza carburanti.
«È un dato preistorico», ha osservato Donati, sottolineando che prima della crisi il gasolio rappresentava il 27% dei costi aziendali, mentre oggi la sua incidenza sarebbe salita tra il 35 e il 40%.
La seconda richiesta riguarda l’applicazione delle norme a tutela dei trasportatori, a partire dalla clausola di adeguamento automatico del costo del gasolio, che dovrebbe consentire di trasferire almeno una parte dei rincari sulle tariffe.
Assotir sollecita inoltre l’istituzione immediata della Consulta dell’Autotrasporto, considerata uno strumento necessario per coinvolgere la committenza nella gestione della crisi e nella ripartizione dei maggiori costi.
La quarta proposta è l’introduzione di una tassa sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, destinando le risorse raccolte al sostegno delle imprese di trasporto penalizzate dall’aumento dei carburanti.
«È evidente che delle aziende abbiano guadagnato risorse enormi grazie all’aumento del costo dei carburanti, adesso devono contribuire a sostenere chi invece è stato fortemente penalizzato dalla crisi», ha affermato Donati.
Nessuno sciopero, ma il rischio è il fermo dei camion
La presidente Manigrasso ha chiesto al Governo di aprire subito un confronto, senza attendere il 6 ottobre con un provvedimento già definito.
Assotir non intende proclamare, almeno per il momento, uno sciopero. L’associazione ritiene però che il peggioramento delle condizioni economiche possa determinare un blocco delle attività indipendentemente da qualsiasi mobilitazione sindacale.
«I trasportatori non si fermeranno per protesta, ma semplicemente perché senza gasolio i camion non si accendono», ha avvertito Manigrasso.
Un eventuale fermo, secondo Assotir, avrebbe ripercussioni sull’intera filiera produttiva e sulla distribuzione delle merci. Da qui la richiesta di un intervento tempestivo che coinvolga Governo, imprese di trasporto e committenza prima che l’aumento dei costi si trasformi in una crisi operativa del settore.








