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Caro gasolio, l’autotrasporto al Governo: «Convocazione urgente»

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Il prezzo del gasolio comincia a scendere alla pompa, ma non nel circuito extrarete dove si rifornisce una parte rilevante dell’autotrasporto, scrive Trasportoeuropa.it. È da questa asimmetria che parte la lettera inviata il primo ottobre da tutte le associazioni di categoria rappresentate nel Comitato Centrale dell’Albo nazionale alla presidente del Consiglio, ai ministri dei Trasporti e dell’Economia e al viceministro Edoardo Rixi. La richiesta è netta: convocare con urgenza un incontro sulla crisi provocata dal caro carburante e intervenire affinché le riduzioni praticate sulla rete vengano riflesse anche nei prezzi all’ingrosso.

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L’essenziale in breve

  • Le associazioni dell’autotrasporto denunciano il mancato calo del gasolio nel circuito extrarete, nonostante le riduzioni applicate alla pompa da Eni, Ip e Q8.
  • Il settore chiede al Governo un intervento di «moral suasion» e un confronto urgente; Assotir non esclude un fermo in assenza di risposte.
  • Dal 6 ottobre termina la riduzione generalizzata delle accise e dovrebbe entrare in funzione il meccanismo delle accise mobili.
  • Le imprese chiedono inoltre più risorse e tempi più lunghi per il credito d’imposta, oltre a verifiche sull’attuazione degli impegni assunti dal Governo a maggio.

Il nodo dell’extrarete

A firmare la lettera sono Anita, Cna-Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fedit, Fiap, Sna Casartigiani, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi, Unatras, Assotir e Trasportounito. Per le associazioni, quella dei prezzi è l’ultima emergenza in ordine di tempo, ma anche la più pressante.

Dal 28 settembre Eni ha fissato sulla rete Enilive un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio su circa quattromila stazioni, pari a circa il 20% della distribuzione italiana. La misura è stata introdotta inizialmente per trenta giorni, con possibilità di proroga fino alla fine dell’anno. Ip è intervenuta progressivamente sulla propria rete di oltre 4.500 impianti, senza fissare un tetto nazionale, mentre Q8 dal primo ottobre applica per trenta giorni un limite basato su un «approccio modulare». Complessivamente, le tre compagnie superano le 11mila stazioni di servizio, oltre la metà degli impianti presenti in Italia.

Il problema, sottolineano le organizzazioni dell’autotrasporto, è che il canale all’ingrosso resta escluso dalla discesa dei prezzi. Assopetroli ha evidenziato come gli stessi fornitori possano praticare forti riduzioni sulle proprie reti continuando però a vendere sull’extrarete a condizioni di mercato. Ne deriva il paradosso di un prezzo all’ingrosso che può risultare superiore a quello applicato al dettaglio dalla stessa compagnia.

Le associazioni definiscono questa situazione «ingiustificabile» e chiedono al Governo un intervento «in termini di moral suasion» per riequilibrare le condizioni di mercato.

Lo sconto all’agricoltura, ma non ai camion

Ad aumentare il malcontento è stata anche la decisione di Eni di estendere dal 2 ottobre al circuito extrarete uno sconto del 20%, al netto dell’Iva, sul gasolio destinato all’agricoltura e alla pesca. L’agevolazione resterà valida fino al 31 ottobre e potrà essere prorogata fino alla fine dell’anno.

Per l’autotrasporto non è prevista una misura analoga. Claudio Donati, segretario generale di Assotir, ha avvertito che, senza una convocazione delle associazioni in tempi brevi, non può essere esclusa la proclamazione di un fermo.

Dal 6 ottobre cambia il meccanismo delle accise

Un secondo fronte riguarda la scadenza della riduzione generalizzata delle accise. Sul gasolio lo sconto è stato di 12,2 centesimi al litro tra il 18 e il 25 settembre, per poi scendere a 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre.

Dal 6 ottobre il Governo ha annunciato il passaggio alle cosiddette accise mobili, un sistema che lega la riduzione dell’imposta all’extragettito Iva generato dall’aumento dei prezzi. Il nuovo meccanismo non permette quindi di conoscere in anticipo l’entità effettiva dello sconto.

In assenza di ulteriori interventi, l’accisa sul gasolio tornerà a 672,90 euro per mille litri, mentre il rimborso riconosciuto sul gasolio professionale salirà da 219,68 a 269,68 euro per mille litri.

Le associazioni chiedono chiarezza sugli strumenti che entreranno in vigore dal 6 ottobre, ma anche un adeguamento delle risorse destinate al credito d’imposta sul gasolio, considerate già insufficienti. Sollecitano inoltre lo spostamento del termine del 31 dicembre per la compensazione del credito attraverso il modello F24.

Il credito d’imposta nasce proprio per compensare gli effetti prodotti sulle imprese di autotrasporto dal taglio generalizzato delle accise, che riduce parallelamente il rimborso spettante alle aziende del settore. I fondi annunciati a maggio per il trimestre marzo-maggio comprendono 100 milioni già previsti dal decreto del 18 marzo ma non ancora erogati e ulteriori 200 milioni di nuove risorse. Il decreto di settembre ha poi prorogato fino a ottobre le agevolazioni destinate al comparto.

Il precedente del fermo di maggio

La lettera richiama esplicitamente il «percorso di dialogo» avviato il 22 maggio, quando il Governo convocò le organizzazioni dopo la proclamazione da parte di Unatras di un fermo nazionale dei servizi previsto dal 25 al 29 maggio. La protesta venne sospesa al termine dell’incontro.

L’intesa raggiunta prevedeva 300 milioni di sostegno, la riduzione da 60 a 30 giorni dei tempi per la compensazione del rimborso trimestrale delle accise, la sospensione per un mese dei versamenti fiscali e la costituzione di una Consulta generale dell’autotrasporto destinata ad affrontare le questioni normative del settore.

Era previsto inoltre un tavolo permanente al ministero dei Trasporti e l’esame, all’interno della Consulta, di temi come la clausola di adeguamento dei corrispettivi al costo del carburante e la compensazione delle imprese da parte del Governo in caso di nuovi tagli alle accise.

Gli impegni ancora da completare

L’attuazione del pacchetto ha richiesto diversi passaggi. Il 22 luglio, durante un nuovo incontro con Unatras, il ministero dei Trasporti ha illustrato il decreto direttoriale che disciplina il credito d’imposta e la procedura per presentare le domande attraverso la piattaforma informatica. Nella stessa occasione è stato definito il decreto istitutivo del Tavolo permanente dell’autotrasporto e della logistica, aperto alle associazioni dell’Albo e alla committenza, presieduto dal ministro e con una rappresentanza della Presidenza del Consiglio. Dopo quella riunione il fermo è stato revocato definitivamente.

Con la nuova lettera le associazioni chiedono però di verificare l’effettiva attuazione degli impegni assunti dal Governo su tre fronti: l’istituzione della Consulta dell’autotrasporto e della logistica, l’erogazione dei ristori concessi alla categoria e l’operatività del Fondo investimenti da 590 milioni destinato al rinnovo del parco veicolare.

Quest’ultimo strumento nasce dal decreto interministeriale Mit-Mef del 24 ottobre 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 287 dell’11 dicembre 2025, che riserva 590 milioni del Fondo per la strategia di mobilità sostenibile al rinnovo dei mezzi delle imprese iscritte al Ren e all’Albo degli autotrasportatori. Il decreto ha rinviato a provvedimenti successivi la definizione delle modalità operative di accesso agli incentivi.

Le risorse sono distribuite su cinque anni: 100 milioni nel 2027, altri 100 nel 2028, 50 milioni nel 2029, 150 nel 2030 e 190 milioni nel 2031. Per le associazioni, tuttavia, il problema immediato resta il carburante: senza un riequilibrio dei prezzi extrarete, il calo alla pompa rischia di lasciare fuori proprio i camion.

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