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Autotrasporto, dopo la tragedia si spacca il fronte della protesta: verso maggio con tre linee divergenti

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Dalla conferma del fermo nazionale di Unatras alla linea critica di Assotir, fino allo stop di Trasportounito: il settore arriva diviso al prossimo appuntamento con il Governo.

La morte di un autotrasportatore sull’A1, nel Casertano, durante un presidio di protesta segna uno spartiacque per il settore e ridisegna gli equilibri tra le organizzazioni di categoria. A poche ore dall’incidente, il fronte dell’autotrasporto si presenta frammentato, con tre posizioni distinte su come proseguire la mobilitazione.

Unatras conferma il fermo: “Avanti nel rispetto delle regole”

La linea più netta è quella di Unatras, l’organismo unitario che rappresenta la gran parte delle imprese del settore, che ha confermato il fermo nazionale già annunciato per fine maggio: cinque giorni di stop, dal 25 al 29 maggio 2026.

La scelta arriva insieme a una presa di distanza durissima dall’iniziativa che ha portato alla tragedia. Unatras rivendica la propria impostazione: rispetto delle procedure, preavviso regolare di 25 giorni, servizi minimi garantiti e adesione al codice di autoregolamentazione. Non solo. L’organizzazione esclude qualsiasi collaborazione con chi ha promosso il fermo di aprile, chiedendo l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge sugli scioperi nei servizi essenziali.

Il messaggio al Governo è altrettanto esplicito: servono misure immediate per compensare l’aumento dei costi del carburante. La mobilitazione, nelle intenzioni, resta uno strumento di pressione istituzionale, non uno strappo.

Assotir: no a iniziative isolate, rischio boomerang per la categoria

Diversa, ma non meno critica, la posizione di Assotir. Il segretario generale Claudio Donati parla di “giornata nera” per l’autotrasporto, ma punta il dito contro le modalità della protesta più che contro le sue ragioni.

Secondo l’associazione, il fermo proclamato nei giorni scorsi è stato deciso “con troppa leggerezza”, senza reale adesione della base e in un contesto di isolamento. La prova, sostiene Assotir, è arrivata dai fatti: la maggior parte dei trasportatori ha continuato a lavorare, salvo episodi di blocco o intimidazione, come quelli segnalati in provincia di Foggia.

Il timore è che incidenti e tensioni finiscano per oscurare le rivendicazioni economiche del settore, producendo un danno d’immagine difficilmente recuperabile. Da qui l’invito implicito a evitare azioni estemporanee e a riportare il confronto entro binari condivisi e sicuri. Assotir, pur non sostenendo il fermo di maggio, non nega la necessità di affrontare i nodi strutturali del comparto.

Trasportounito: stop dopo la tragedia, ma resta la linea dura

Sul fronte opposto si colloca Trasportounito, promotore del fermo di aprile poi sospeso proprio a seguito dell’incidente mortale. L’organizzazione aveva avviato la protesta in autonomia, senza coordinamento con le altre sigle e in aperto contrasto con le indicazioni della Commissione di garanzia sugli scioperi.

Una scelta che ha innescato le critiche di tutto il resto della rappresentanza. Il fermo è stato interrotto, ma la linea di fondo — più radicale e immediata — resta sul tavolo, anche se indebolita dalla mancanza di adesione diffusa e dalle conseguenze drammatiche registrate.

Una rappresentanza divisa

Il risultato è un settore che si avvicina al prossimo snodo — il fermo di fine maggio — senza una regia unitaria. Da un lato Unatras punta su una mobilitazione strutturata e riconosciuta; dall’altro Assotir invita alla cautela e prende le distanze dalle forme più conflittuali; mentre Trasportounito resta isolata, dopo aver tentato una prova di forza rientrata nel giro di poche ore.

Nel mezzo, le imprese, strette tra l’urgenza dei costi e l’incertezza delle strategie. La partita si sposta ora sul terreno istituzionale: sarà la risposta del Governo a determinare se lo sciopero di maggio diventerà un punto di svolta o l’ennesimo passaggio di una crisi irrisolta.

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