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Autisti, l’Ue testa il reclutamento da Egitto e Marocco: 200 candidati verso Italia

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Seicento conducenti professionali parteciperanno a un percorso di formazione nei Paesi d’origine. Un terzo sarà accompagnato fino all’assunzione nell’Unione europea. Il progetto pilota, attivo fino al 2028, punta a verificare un modello di reclutamento regolare e replicabile per rispondere alla carenza di personale nel trasporto su strada.

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L’Unione europea prova a trasformare il reclutamento di autisti dai Paesi terzi in un percorso strutturato, dalla selezione nel Paese d’origine fino all’ingresso in azienda. Con il progetto Skilled Driver Mobility for Europe II (SDM4EU II), 600 conducenti professionali provenienti da Egitto e Marocco saranno coinvolti in programmi di formazione, mentre 200 di loro riceveranno un sostegno diretto per trovare un impiego in Italia o in Romania.

Il progetto, in programma da giugno 2026 a dicembre 2028, punta a verificare se selezione, formazione tecnica e linguistica, mobilità regolare e assistenza dopo l’arrivo possano diventare gli elementi di un modello applicabile su scala più ampia.

La sperimentazione partirà attraverso due corridoi distinti: 100 conducenti egiziani saranno preparati per lavorare in Romania e altrettanti candidati marocchini saranno accompagnati verso un impiego in Italia.

Una carenza che sfiora il mezzo milione di autisti

L’iniziativa nasce sullo sfondo di una carenza di personale ormai strutturale. Una ricerca realizzata per la Commissione europea e pubblicata dall’IRU stima in circa 500 mila i posti di conducente professionale non coperti nel settore europeo del trasporto su strada.

Il problema è aggravato dall’invecchiamento della categoria: l’età media degli autisti è di 47 anni, mentre gli under 25 rappresentano appena il 5% della forza lavoro.

Il contributo dei lavoratori provenienti da fuori dell’Unione è già significativo. Nel 2023 erano circa 300 mila, pari al 7,5% del totale dei conducenti professionali europei; nel solo trasporto merci la quota arrivava attorno all’8%.

La loro distribuzione, tuttavia, resta fortemente disomogenea. Alla fine del 2022 cinque Paesi concentravano fino al 90% delle attestazioni per conducenti rilasciate nell’Unione. La Polonia rappresentava di gran lunga il principale mercato: alla fine del 2023 le imprese polacche impiegavano 162.489 autisti provenienti da Paesi terzi, oltre 88 mila dei quali cittadini ucraini. Nel trasporto internazionale arrivavano a rappresentare quasi il 30% degli addetti.

Situazione molto diversa altrove. In Spagna i conducenti extra-Ue costituivano nel 2021 il 6% dei contratti di lavoro, per 19.787 persone. In Danimarca, invece, tra gennaio e ottobre 2024 erano state emesse appena 15 attestazioni.

Formazione e lingua prima della partenza

È proprio sulle difficoltà che frenano il reclutamento internazionale che SDM4EU II intende intervenire. Ottenere autorizzazioni, permessi e documentazione può richiedere da sei a dodici mesi, con ulteriori complicazioni legate alla conversione delle patenti e al riconoscimento delle qualifiche professionali.

Il progetto prova quindi a spostare buona parte della preparazione a monte, nei Paesi d’origine. Il percorso comprende reclutamento e selezione dei candidati, formazione tecnica, corsi linguistici, abbinamento con le imprese, gestione della mobilità regolare e assistenza all’integrazione.

Il sostegno non terminerà con l’arrivo del lavoratore, ma proseguirà durante l’inserimento professionale, con iniziative specifiche destinate anche a favorire la permanenza degli autisti nelle aziende che li assumono.

Dei 600 partecipanti alla formazione, 200 accederanno direttamente al percorso di accompagnamento verso il mercato del lavoro europeo. Gli altri contribuiranno comunque a creare una platea di conducenti con competenze più vicine agli standard richiesti nell’Ue.

Il programma prevede inoltre lo sviluppo professionale di 30 formatori locali, con l’obiettivo di rafforzare nel tempo la capacità di preparazione dei conducenti in Egitto e Marocco.

Italia e Romania come banco di prova

In Romania il percorso di integrazione sarà seguito da UNTRR, mentre in Italia il ruolo sarà affidato a FAI. Il coordinamento generale spetta a GOPA PACE.

L’iniziativa è stata commissionata dall’International Centre for Migration Policy Development attraverso il Migration Partnership Facility ed è cofinanziata dall’Unione europea. Tra i partner figurano inoltre AASTMT, Soleterre e ICAR Foundation, mentre l’IRU fornisce il supporto tecnico e supervisiona gli standard della formazione.

Secondo Patrick Philipp, direttore dell’IRU per la certificazione e gli standard, l’obiettivo è contribuire ad attenuare la carenza di autisti in Italia e Romania e, contemporaneamente, migliorare qualifiche e prospettive occupazionali dei conducenti in Egitto e Marocco.

L’impostazione richiama quella dei Talent Partnerships promossi a livello europeo: creare canali di mobilità legale legati alle esigenze del mercato del lavoro, cercando di far coincidere le competenze disponibili nei Paesi partner con le professionalità richieste dagli Stati membri.

Gli Stati cercano procedure più semplici

Il progetto arriva mentre diversi Paesi europei stanno già intervenendo autonomamente per rendere più agevole l’assunzione di conducenti extra-Ue.

In otto Stati membri la professione è stata inserita tra quelle caratterizzate da carenza di manodopera, una classificazione che può abbreviare le procedure di ingresso e, in alcuni casi, evitare la preventiva verifica della disponibilità di lavoratori sul mercato nazionale. Spagna e Portogallo hanno invece puntato anche su accordi bilaterali con specifici Paesi terzi.

La Germania sta lavorando a sua volta su una semplificazione delle regole. Tra le misure previste figurano la possibilità di sostenere gli esami per le qualifiche professionali in otto lingue, compresi ucraino, polacco, rumeno e turco, modifiche alle prove per la qualifica iniziale e procedure più semplici per il riconoscimento di alcune patenti estere.

Un test piccolo, ma destinato a misurare la scalabilità

I numeri di SDM4EU II restano limitati rispetto alle dimensioni del problema: 600 conducenti formati e 200 accompagnati verso un impiego rappresentano una quota minima rispetto a una carenza stimata nell’ordine di mezzo milione di lavoratori.

La portata del progetto va però letta soprattutto nella sua natura sperimentale. La vera prova sarà capire se l’intera filiera — dalla selezione nel Paese d’origine all’integrazione in azienda — possa essere standardizzata e riprodotta su numeri molto maggiori.

Per l’IRU, il ricorso ai conducenti provenienti da Paesi terzi non può comunque sostituire le politiche necessarie ad ampliare la base occupazionale europea, a partire dall’ingresso di più giovani e donne nella professione.

Il banco di prova di Italia e Romania servirà dunque a stabilire se i corridoi di mobilità professionale possano diventare uno degli strumenti strutturali con cui l’Europa affronterà, nei prossimi anni, una carenza di autisti che il solo mercato interno non è finora riuscito a colmare.

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