In sintesi:
- I principali costruttori europei chiedono di posticipare di tre anni il termine per il rispetto degli obiettivi CO2 previsti per il 2030.
- Secondo ACEA, le condizioni necessarie alla diffusione dei camion a zero emissioni sono in ritardo di almeno tre anni.
- Uno scostamento di tre punti percentuali dall’obiettivo 2030 potrebbe comportare, secondo l’associazione, sanzioni complessive per circa 2,2 miliardi di euro.
L’appello è stato lanciato durante IAA Transportation ad Hannover dai vertici di DAF Trucks, Daimler Truck, Ford Otosan, Iveco Group, MAN Truck & Bus, Scania Group e Volvo Group.
Secondo l’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA), solo il 2,4% dei nuovi camion pesanti immatricolati in Europa è attualmente a zero emissioni. Nei grandi mercati come Polonia, Spagna e Italia la quota rimane inferiore all’1%, mentre raggiunge il 4,3% in Germania e il 2,4% in Francia.
ACEA sostiene che le condizioni necessarie per permettere agli operatori del trasporto di adottare su larga scala camion elettrici a batteria e altri veicoli a zero emissioni siano in ritardo di almeno tre anni rispetto alla tabella di marcia.
Karin Rådström, presidente e amministratrice delegata di Daimler Truck e presidente del Commercial Vehicle Board di ACEA, ha sottolineato che i costruttori hanno già effettuato ingenti investimenti nei veicoli a zero emissioni. Secondo Rådström, tuttavia, l’ecosistema necessario per renderli economicamente sostenibili su larga scala non si sta sviluppando con sufficiente rapidità.
Da qui la richiesta rivolta all’Unione europea: accelerare lo sviluppo delle condizioni necessarie alla transizione e, parallelamente, posticipare di tre anni il termine previsto per il 2030.
Meno di 2.000 punti di ricarica pubblici adatti ai camion
L’infrastruttura di ricarica è una delle principali criticità indicate dai costruttori. Secondo ACEA, in Europa sono disponibili meno di 2.000 punti di ricarica pubblici adatti ai camion pesanti. Per sostenere la transizione richiesta dagli obiettivi del 2030, l’associazione stima che dovrebbero essere installati almeno altri 700 punti di ricarica per camion ogni mese.
Anche l’infrastruttura per l’idrogeno presenta forti limitazioni. ACEA segnala meno di una dozzina di stazioni operative in grado di rispondere ai requisiti considerati necessari per i mezzi pesanti, sottolineando inoltre che le strutture esistenti presentano vincoli operativi. Un altro ostacolo riguarda l’accesso alla rete elettrica: il collegamento di nuovi siti di ricarica può richiedere diversi anni.
I costruttori chiedono inoltre una maggiore diffusione dei pedaggi stradali differenziati in base alle emissioni di CO2 e modifiche alle norme europee su masse e dimensioni, in modo da compensare la perdita di carico utile legata alle tecnologie a zero emissioni. Una quota maggiore dei proventi dei pedaggi e del sistema europeo di scambio delle quote di emissione dovrebbe inoltre, secondo l’industria, essere destinata alle infrastrutture e a misure in grado di favorire l’acquisto dei nuovi veicoli.
ACEA sostiene che sistemi efficaci di pedaggio basati sulle emissioni di CO2 siano attualmente in vigore soltanto in quattro Stati membri. Per gli autotrasportatori, però, resta centrale la sostenibilità economica dell’investimento. Il prezzo iniziale dei camion a zero emissioni rimane generalmente superiore a quello degli equivalenti diesel, mentre costi dell’energia, pedaggi e altre spese operative determinano la possibilità di recuperare l’investimento aggiuntivo durante la vita utile del mezzo.
Il rischio di sanzioni miliardarie
Le norme europee impongono ai costruttori una progressiva riduzione delle emissioni medie di CO2 dei nuovi veicoli pesanti. Gli obiettivi prevedono una riduzione del 45% dal 2030 rispetto ai periodi di riferimento definiti dalla normativa, del 65% dal 2035 e del 90% dal 2040.
ACEA, utilizzando il 2025 come termine di confronto, traduce questi obiettivi in riduzioni effettive rispettivamente del 43%, 64% e 90%.
Il mancato rispetto dei target può comportare sanzioni finanziarie per i produttori. Secondo i calcoli dell’associazione, uno scostamento di appena tre punti percentuali dall’obiettivo del 2030 potrebbe generare circa 2,2 miliardi di euro di sanzioni per l’intero settore.
Nel 2026 l’UE ha già introdotto una modifica mirata al regolamento sulla CO2 dei veicoli pesanti, concedendo ai produttori maggiore flessibilità nel calcolo dei crediti di emissione generati tra il 2025 e il 2029. La modifica non cambia tuttavia gli obiettivi vincolanti di riduzione della CO2 né le sanzioni previste in caso di mancato rispetto.
ACEA aveva accolto positivamente l’intervento, sostenendo però che la maggiore flessibilità non risolve i problemi strutturali: disponibilità delle infrastrutture di ricarica e rifornimento, tempi di connessione alla rete elettrica, costo dell’energia e sostenibilità economica dei veicoli a zero emissioni per le imprese di trasporto.
I costruttori chiedono di spostare il termine al 2033
La nuova richiesta dell’industria va quindi oltre le modifiche già introdotte. I principali produttori europei chiedono che il termine per la conformità agli obiettivi previsti per il 2030 venga posticipato di tre anni, fino al 2033.
La posizione dei costruttori non mette in discussione formalmente gli obiettivi di decarbonizzazione a lungo termine. Il nodo indicato da ACEA riguarda piuttosto il divario tra gli investimenti effettuati dai produttori e lo sviluppo delle condizioni esterne necessarie perché le imprese di trasporto adottino i veicoli a zero emissioni su larga scala.
La richiesta apre così un nuovo confronto con Bruxelles: da una parte gli obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni, dall’altra la velocità con cui infrastrutture, reti energetiche e condizioni economiche stanno rendendo possibile la transizione nel trasporto pesante.








