Il controllo è stato effettuato mercoledì 22 luglio 2026 nell’area del Tennengau, in Austria. La polizia ha fermato un complesso camion-rimorchio immatricolato in Germania e condotto da un cittadino italiano di 73 anni.
Dall’analisi delle registrazioni del tachigrafo digitale è emerso che durante la guida era stata utilizzata una carta conducente rilasciata al figlio dell’autista. Di conseguenza, le registrazioni non corrispondevano all’attività effettivamente svolta dalla persona al volante.
Guida e riposi: contestate 59 violazioni
Nel corso della verifica, la polizia ha contestato 59 violazioni delle norme europee sui tempi di guida e di riposo, relative sia al superamento dei limiti massimi di guida sia al mancato rispetto delle pause e dei periodi di riposo obbligatori.
Il conducente ha riconosciuto i fatti contestati. L’episodio è stato segnalato alla Procura di Salisburgo e alle autorità amministrative del distretto di Hallein.
L’elevato numero di violazioni lascia ipotizzare che non si sia trattato di un episodio occasionale. L’utilizzo della carta intestata a un’altra persona altera infatti lo storico delle attività registrate dal tachigrafo, compromettendo la possibilità di ricostruire con precisione le ore di guida, le pause effettuate e il rispetto dei periodi minimi di riposo previsti dalla normativa.
La stanchezza resta uno dei principali fattori di rischio
Le violazioni delle norme sui tempi di guida e di riposo non rappresentano soltanto un illecito amministrativo. Le disposizioni europee sono state introdotte per ridurre il rischio che i conducenti professionali si mettano al volante in condizioni di affaticamento, situazione che può compromettere l’attenzione, i tempi di reazione e la capacità di valutare correttamente i pericoli.
Secondo la European Transport Workers’ Federation, organizzazione che rappresenta milioni di lavoratori del settore dei trasporti in Europa, oltre il 60% dei camionisti dichiara di guidare regolarmente anche quando è stanco. Tra gli autisti di autobus la quota sale al 66%.
Ancora più allarmanti risultano i dati relativi ai colpi di sonno: la federazione riferisce che almeno un camionista su tre e un autista di autobus su quattro hanno sperimentato episodi di questo tipo durante l’attività lavorativa.
Per l’ETF, tra i principali fattori che alimentano la stanchezza figurano turni prolungati, orari irregolari, pause insufficienti o inadeguate, la carenza di aree di sosta attrezzate e le pressioni organizzative lungo le catene di fornitura.
La carta di un altro non sostituisce il riposo
Livia Spera, segretaria generale della European Transport Workers’ Federation, definisce la fatica cronica dei conducenti professionali una vera emergenza per la sicurezza. Secondo la federazione, il fenomeno è favorito anche da controlli non sempre efficaci, dalle pressioni esercitate sul settore e dalla crescente complessità delle catene di subappalto.
Alterare i dati registrati dal tachigrafo può nascondere un’infrazione, ma non elimina gli effetti della stanchezza. Chi guida oltre i limiti previsti rischia infatti di perdere concentrazione, reagire più lentamente e valutare con minore lucidità ciò che accade sulla strada.
Il caso avvenuto nel Tennengau evidenzia inoltre uno dei presupposti fondamentali dell’efficacia del tachigrafo digitale: il sistema garantisce registrazioni attendibili solo se la carta inserita appartiene realmente alla persona che conduce il veicolo.
Quando viene utilizzato il documento intestato a un’altra persona, non viene compromessa soltanto la correttezza delle registrazioni, ma l’intero sistema di controllo previsto dalla normativa europea per verificare il rispetto dei tempi di guida, delle pause e dei periodi di riposo. Per questo motivo, i controlli su strada continuano a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per garantire il rispetto delle regole e contribuire alla sicurezza della circolazione.








