Il tachigrafo indicava 301 chilometri. Il camion, in realtà, ne aveva percorsi 634. Uno scarto di 333 chilometri che ha fatto emergere la manomissione del dispositivo durante un controllo della gendarmeria francese a Saint-Jean-d’Angély, nel dipartimento della Charente-Maritime.
A chiarire il meccanismo è stato lo stesso conducente. Di fronte agli accertamenti della pattuglia motorizzata di Saintes, l’uomo ha consegnato agli agenti un telecomando e ha ammesso di averlo utilizzato per interferire con il tachigrafo, nascondendo così una parte dell’attività effettivamente svolta alla guida.
Non era l’unica irregolarità contestata: durante l’ispezione l’autista non ha saputo esibire neppure la licenza comunitaria necessaria per effettuare il trasporto. Le autorità francesi hanno quindi richiesto una cauzione di 3.750 euro.
Un telecomando per far sparire 333 chilometri
Il dato più evidente del controllo resta la distanza tra quanto memorizzato dall’apparecchio e il percorso reale. Quasi metà dei chilometri effettuati dal mezzo non risultava dal tachigrafo: 301 quelli registrati, 634 quelli accertati.
Il caso mostra anche come le tecniche di alterazione siano andate oltre il tradizionale magnete applicato ai sensori. Dispositivi elettronici e telecomandi possono consentire di intervenire direttamente dalla cabina, facendo apparire periodi di riposo o inattività mentre il veicolo continua a viaggiare.
La posta in gioco non riguarda soltanto una registrazione formalmente errata. Il tachigrafo serve a verificare il rispetto dei tempi di guida e di riposo e, quindi, incide direttamente sulla sicurezza stradale, sulle condizioni di lavoro dei conducenti e sulla concorrenza tra le imprese di autotrasporto.
Italia, multe fino a 3.481 euro e possibile responsabilità penale
In Italia le violazioni relative al tachigrafo possono comportare sia conseguenze amministrative sia, nei casi più gravi, penali. Per il conducente, le sanzioni pecuniarie possono andare da 868 a 3.481 euro, con la possibilità di sospensione della patente.
Quando però emerge una manipolazione intenzionale del dispositivo, la vicenda può assumere rilievo penale. In determinate circostanze possono trovare applicazione le norme sulla rimozione o sull’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, con pene che possono arrivare fino a cinque anni di reclusione.
La qualificazione concreta della condotta resta decisiva: un errore nell’uso del tachigrafo non comporta automaticamente un procedimento penale, mentre un intervento volontario diretto a neutralizzare o falsare il funzionamento dell’apparecchio può essere valutato in modo molto più severo.
Francia, per la falsificazione fino a un anno di carcere
In Francia la manipolazione di questi dispositivi può uscire rapidamente dal terreno delle semplici sanzioni amministrative. Il Codice dei trasporti punisce con fino a un anno di reclusione e 30.000 euro di multa la falsificazione dei dati elettronici e l’alterazione illecita dei dispositivi destinati ai controlli. Il veicolo può inoltre essere immobilizzato fino al ripristino delle condizioni di conformità.
Sanzioni specifiche riguardano anche l’uso scorretto della carta del conducente. Guidare con la carta di un’altra persona, utilizzare una carta non valida o circolare senza quella richiesta inserita nel tachigrafo può comportare fino a sei mesi di reclusione e una multa fino a 3.750 euro.
Svezia, nuove regole in vigore da agosto
Dal 1° agosto 2026 anche la Svezia ha rafforzato le misure contro le frodi sui tachigrafi. Le nuove disposizioni prevedono, per le manipolazioni più gravi, una multa o la reclusione fino a un anno e ampliano i poteri delle autorità incaricate dei controlli sui veicoli.
Le norme colpiscono non soltanto la falsificazione, il blocco o la cancellazione dei dati del tachigrafo e della carta del conducente, ma anche le condotte connesse agli strumenti progettati per rendere possibile l’alterazione.
La manipolazione del tachigrafo è anche un problema di sicurezza e concorrenza, perché consente di aggirare i limiti ai tempi di guida e di ottenere un vantaggio rispetto agli operatori che rispettano le regole.
Polonia, fino a cinque anni di reclusione
In Polonia, quando la manipolazione incide sulla lettura del contachilometri, l’articolo 306a del Codice penale può portare, nei casi previsti dalla norma, a pene comprese tra tre mesi e cinque anni di reclusione.
La responsabilità può interessare anche chi commissiona l’alterazione. A queste conseguenze possono aggiungersi le sanzioni amministrative previste dalla normativa sul trasporto stradale per le violazioni relative all’utilizzo del tachigrafo.
Spagna, la manipolazione può diventare falsificazione documentale
In Spagna la manipolazione del tachigrafo può essere qualificata, a determinate condizioni, come falsificazione documentale. Una pronuncia della Corte suprema del 2020 ha rafforzato questa interpretazione in un procedimento relativo a un apparecchio modificato in modo da registrare riposo mentre il veicolo era in movimento.
A seconda della qualificazione giuridica, la condotta può comportare fino a tre anni di reclusione. La responsabilità può estendersi anche al datore di lavoro quando abbia partecipato alla condotta o spinto l’autista ad aggirare le regole.
Repubblica Ceca, cauzioni fino a 200 mila corone
Strumenti particolarmente incisivi sono previsti anche in Repubblica Ceca. Durante i controlli le autorità possono imporre una cauzione quando temono che il vettore possa sottrarsi al procedimento o che l’eventuale sanzione risulti difficile da riscuotere. L’importo può arrivare a 200.000 corone ceche.
In caso di tachigrafo alterato, il camion può inoltre essere immobilizzato finché il dispositivo non autorizzato non viene rimosso e il sistema di registrazione non torna a funzionare correttamente. Le violazioni più gravi o ripetute possono incidere anche sull’onorabilità dell’impresa, uno dei requisiti necessari per continuare a esercitare l’attività di autotrasporto.
Non più una semplice infrazione stradale
Il camion fermato in Francia offre una rappresentazione concreta di quanto una manipolazione possa falsare la ricostruzione dell’attività del veicolo: 333 chilometri percorsi erano scomparsi dalle registrazioni.
Telecomando, magnete, alterazione del sensore o modifica elettronica cambiano lo strumento, non l’obiettivo: far risultare un’attività diversa da quella realmente svolta e occultare una parte dei tempi di guida.
Quando l’alterazione è deliberata, la contestazione può quindi andare ben oltre la multa per il mancato rispetto dei tempi di guida: dall’immobilizzazione del mezzo alle cauzioni, fino ai procedimenti penali e, nei casi più gravi previsti dalle singole legislazioni, alla reclusione.









