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Carico e scarico dei camion: l’ultimo anello ancora manuale

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Nei magazzini l’automazione è ormai diffusa: movimentazione interna, sistemi di stoccaggio e picking. Eppure, nel punto in cui magazzino e trasporto si incontrano — la baia di carico — in molte realtà le operazioni restano affidate soprattutto a operatori e carrelli elevatori.

Il testo che stai leggendo è stato tradotto utilizzando uno strumento automatico, che potrebbe portare a delle imprecisioni. Grazie per la comprensione.

Jungheinrich intende colmare questo gap. Il gruppo di intralogistica con sede ad Amburgo ha acquisito una partecipazione in Navflex, specialista dell’automazione, e insieme stanno sviluppando una soluzione autonoma pensata specificamente per le attività di carico e scarico in banchina.

Punti chiave

  • Jungheinrich entra nel capitale di Navflex, azienda specializzata in automazione
  • Obiettivo: rendere autonomi carico e scarico dei camion
  • Sono già in corso progetti pilota con grandi clienti
  • Il concetto è pensato per funzionare senza infrastrutture aggiuntive
  • La baia di carico è tra le aree più difficili da automatizzare nell’intralogistica

Perché la baia di carico è così complessa da automatizzare

Robot mobili autonomi, sistemi di trasporto senza conducente e tecnologie di stoccaggio automatizzato sono già presenti in molte operazioni logistiche. La gestione dei camion in banchina — dal carico allo scarico — resta però uno dei passaggi più difficili da trasformare.

La ragione principale è che, a differenza dell’ambiente controllato del magazzino, qui le variabili cambiano di continuo: variano i semirimorchi, cambiano le unità di carico, gli spazi sono spesso ridotti e le condizioni di luce e contesto non sono mai identiche.

Inoltre, l’area è spesso condivisa contemporaneamente da persone, carrelli elevatori e altri mezzi. Questo innalza sensibilmente i requisiti di navigazione, sicurezza e affidabilità per qualsiasi sistema automatizzato.

Jungheinrich e Navflex: un progetto congiunto per l’autonomia in banchina

Con l’ingresso in Navflex, Jungheinrich punta a portare l’automazione in un’area che storicamente ha opposto maggiore resistenza rispetto ad altre fasi del flusso interno.

Le due aziende spiegano che lo sviluppo combina una piattaforma veicolo Jungheinrich — ulteriormente adattata per operare in modo automatizzato nell’area di carico — con il software Navflex dedicato a percezione dell’ambiente, navigazione autonoma, sicurezza e controllo dei processi.

Il carico e lo scarico dei camion rappresentano un collo di bottiglia importante nel flusso dei materiali per molti dei nostri clienti, afferma Dr. Tobias Harzer, Chief Automation Officer di Jungheinrich AG.

Oltre a robustezza e manovrabilità, i partner mettono l’accento sulla capacità di operare in sicurezza in aree a traffico misto, dove mezzi automatizzati e persone lavorano fianco a fianco.

Il CEO di Navflex, Chuck Stovall, evidenzia la complessità del caso d’uso:

Ci siamo concentrati intenzionalmente su un problema che per lungo tempo è stato considerato quasi impossibile da automatizzare.

Test sul campo già avviati con grandi clienti

Secondo Jungheinrich, la soluzione è già in fase di test presso importanti clienti in Europa e Nord America.

L’obiettivo è verificare l’affidabilità della tecnologia in condizioni operative reali. Al momento, le aziende non hanno comunicato una tempistica precisa per il lancio sul mercato.

L’automazione si sposta verso il punto di scambio con il trasporto

La mossa di Jungheinrich si inserisce in una tendenza più ampia nel settore della logistica europea. Dopo anni di investimenti concentrati su magazzino e picking, l’attenzione si sta spostando sempre più sul punto di passaggio tra intralogistica e trasporto.

Le aziende cercano di ridurre il lavoro manuale, accelerare le operazioni e aumentare la produttività nei punti di trasferimento più critici. In questo scenario, la baia di carico è considerata una delle aree con il maggiore potenziale di automazione ancora inespresso.

Anche altri operatori stanno lavorando nella stessa direzione. GXO Logistics, per esempio, ha avviato un sistema di autoload automatizzato a inizio 2026 nel sito di Elbląg, in Polonia, per il carico e lo scarico dei semirimorchi — la prima installazione di questo tipo in Europa. Se quell’approccio automatizza l’intero processo di carico, Jungheinrich e Navflex scelgono una strada diversa: al centro c’è un veicolo autonomo in grado di muoversi tra banchina e rimorchio senza intervento umano.

Una partecipazione strategica, non solo un investimento

Per Jungheinrich, l’operazione non è soltanto finanziaria: serve anche a garantire accesso a una tecnologia finora sperimentata solo in un numero limitato di progetti pilota.

Allo stesso tempo, il gruppo rafforza la propria spinta su automazione, robotica e logistica abilitata dall’intelligenza artificiale.

Resta da capire se i sistemi autonomi per carico e scarico dei camion riusciranno a diffondersi su larga scala. I test in corso dovrebbero però fornire indicazioni concrete sul livello di maturità dell’automazione in banchina e sulla possibilità che uno dei processi più complessi dell’intralogistica possa funzionare senza intervento manuale nelle catene logistiche.

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