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Caro gasolio, autotrasporto sotto pressione: ogni pieno costa 180 euro in più

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Il rincaro del diesel colpisce migliaia di imprese di trasporto, già alle prese con margini ridotti e contratti difficili da rinegoziare. A Cremona sono 427 le attività direttamente esposte.

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Il caro gasolio presenta il conto all’autotrasporto. Dall’inizio del conflitto nel Golfo Persico, secondo i calcoli della Cgia di Mestre, il prezzo del diesel è aumentato di 36 centesimi al litro, pari al 20,9%. Per riempire il serbatoio di un autocarro con massa inferiore alle 7,5 tonnellate servono oggi circa 1.040 euro: 180 euro in più rispetto al 27 febbraio per ogni singolo pieno.

Un aggravio che, moltiplicato per i rifornimenti effettuati nell’arco del mese, può tradursi in migliaia di euro di costi aggiuntivi. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i padroncini e le piccole imprese, che difficilmente riescono a trasferire gli aumenti sulle tariffe.

A frenare gli adeguamenti sono la concorrenza, i contratti già sottoscritti e la resistenza dei clienti ad accettare nuovi rincari. Il risultato è un’erosione progressiva dei margini, in un settore nel quale carburante, manutenzione, pedaggi e costo del lavoro incidono già in modo rilevante sui bilanci aziendali.

In Italia quasi 70 mila imprese coinvolte

Le attività dell’autotrasporto e dei servizi di trasloco interessate dal rincaro sono 68.482 su scala nazionale. La Lombardia è la regione con il maggior numero complessivo di imprese esposte ai rincari dei carburanti, davanti a Lazio e Veneto.

Il problema attraversa però l’intero Paese. Gran parte delle merci vendute in Italia viaggia su strada e qualsiasi aumento dei costi di trasporto rischia di ripercuotersi lungo la filiera, fino ai prezzi pagati dai consumatori.

Per le imprese più piccole il margine di manovra resta limitato: assorbire il rincaro significa rinunciare a una parte del guadagno, mentre aumentare le tariffe può comportare la perdita di commesse e clienti.

Il caso Cremona: 427 autotrasportatori esposti

La provincia di Cremona rappresenta un esempio concreto delle difficoltà del settore. Secondo l’elaborazione della Cgia di Mestre, sono 427 le imprese locali dell’autotrasporto interessate dall’aumento del diesel.

Per queste attività, il maggior costo di 180 euro a pieno costituisce una pressione quotidiana su margini già compressi dall’inflazione e dalla concorrenza. Una spesa che diventa particolarmente pesante per chi utilizza mezzi più datati, opera su lunghe percorrenze o lavora con tariffe definite prima dell’impennata del carburante.

Cremona diventa così lo specchio di una fragilità nazionale: aziende spesso di piccole dimensioni, indispensabili per la distribuzione delle merci, ma con scarsa capacità di assorbire variazioni così rapide dei costi operativi.

Il taglio fiscale resta temporaneo

Sul mercato internazionale, l’Opec+ ha annunciato un aumento della produzione di petrolio con l’obiettivo di ampliare l’offerta e raffreddare le quotazioni del greggio.

Sul fronte interno, il Governo ha ridotto il prezzo del gasolio di 17 centesimi al litro attraverso un taglio temporaneo di accise e Iva. La misura, dal costo stimato di circa 125 milioni di euro, resterà in vigore fino al 6 agosto.

Sulla base dell’andamento dei prezzi, dal Consiglio dei ministri del 4 agosto potrebbe arrivare una proroga. Per le associazioni di categoria, tuttavia, un intervento limitato nel tempo rischia soltanto di rinviare il problema.

Il credito d’imposta lascia fuori i mezzi leggeri

Un altro nodo riguarda il credito d’imposta da 322 milioni di euro. Il beneficio è riservato ai mezzi con massa superiore alle 7,5 tonnellate, utilizzati per il trasporto merci per conto terzi e appartenenti almeno alla classe ambientale Euro 5.

Secondo la Cgia, l’insieme dei requisiti consente l’accesso alla misura soltanto al 22% circa dei veicoli pesanti. Furgoni e autocarri leggeri restano esclusi, nonostante siano gli strumenti di lavoro di migliaia di padroncini e piccole aziende.

La soglia di peso rappresenta il primo ostacolo: al di sotto delle 7,5 tonnellate non conta il numero di chilometri percorsi né l’incidenza effettiva del carburante sui costi aziendali.

Il rischio di rincari lungo tutta la filiera

La Cgia chiede all’Unione europea di consentire agli Stati membri di ridurre più a lungo la tassazione sui prodotti energetici oppure di sostenere direttamente i settori maggiormente esposti.

«Le misure tampone non bastano più. Serve un intervento europeo che consenta di ridurre stabilmente le imposte sui carburanti, prima che l’aumento dei costi metta in ginocchio centinaia di piccole imprese che tengono in moto l’economia locale», si legge nel rapporto dell’associazione.

Alla scadenza degli interventi temporanei, le imprese di autotrasporto torneranno davanti alla stessa alternativa: ridurre ancora i propri margini oppure ritoccare le tariffe. Nel secondo caso, il caro gasolio passerebbe dai bilanci degli autotrasportatori ai prezzi delle merci, spostando il peso dell’aumento lungo l’intera catena distributiva.

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