A riportarlo è stata CLECAT, l’associazione europea che rappresenta spedizionieri, logistica, trasporto e servizi doganali. Al confronto hanno partecipato anche rappresentanti della Commissione europea, di Daimler Truck e dell’associazione svedese delle imprese di autotrasporto.
Secondo le stime condivise durante l’evento, per rispettare gli obiettivi climatici fissati dall’Unione europea entro il 2030 potrebbero essere necessari circa 400mila camion elettrici sulle strade europee. Un numero che dà la misura della trasformazione richiesta al settore.
Gli standard europei sul CO2 per i mezzi pesanti prevedono infatti una riduzione del 45% delle emissioni dei nuovi camion entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019, quota destinata a salire al 65% nel 2035 e al 90% nel 2040.
Il mercato accelera, ma le infrastrutture restano indietro
Durante il confronto, la transizione verso i veicoli industriali a zero emissioni è stata definita “già avviata e in larga parte irreversibile”. I dati citati indicano che il mercato europeo degli HDV elettrici ha quasi raddoppiato i volumi rispetto al primo trimestre del 2025.
La crescita delle immatricolazioni, però, si scontra con un ecosistema ancora incompleto. Per gli operatori della logistica e dell’autotrasporto, i principali colli di bottiglia restano infrastrutture di ricarica, accesso alla rete elettrica e forte disomogeneità tra i diversi Stati membri.
Secondo quanto riferito da CLECAT, i ritardi negli allacciamenti alla rete stanno già rallentando la messa in servizio dei nuovi mezzi, nonostante ordini in aumento e interesse crescente da parte delle flotte.
Il problema non riguarda soltanto il numero di colonnine disponibili. Per i camion elettrici contano soprattutto capacità della rete, tempi di connessione e possibilità di alimentare contemporaneamente più veicoli pesanti nello stesso sito logistico. Elementi che incidono direttamente sulla sostenibilità economica delle operazioni.
La ricarica nei depositi diventa decisiva
Uno dei temi centrali emersi a Bruxelles riguarda la ricarica “depot charging”, cioè nei depositi aziendali. Per molte flotte rappresenta la soluzione più efficiente: energia meno costosa, maggiore prevedibilità operativa e minore dipendenza dalla rete pubblica.
Ma la realtà è più complessa, soprattutto per le piccole e medie imprese. Prima ancora di mettere su strada un camion elettrico, spesso servono potenziamenti infrastrutturali, autorizzazioni urbanistiche, investimenti sulla connessione alla rete e nuovi sistemi di gestione energetica.
Per questo, i partecipanti all’incontro hanno chiesto maggior sostegno alle infrastrutture private e “semi-pubbliche” nei depositi, in particolare per le PMI. Il timore è che l’elettrificazione proceda a velocità diverse: le grandi flotte, con maior capacità finanziaria e accesso facilitato alle infrastrutture, rischiano di avanzare molto più rapidamente rispetto agli operatori minori.
Il rischio di un’Europa divisa: il caso Italia
La frammentazione tra Paesi europei è un altro elemento che preoccupa il settore. Germania, Francia e Paesi Bassi sono oggi i mercati più avanzati nella diffusione dei camion elettrici, mentre gran parte dell’Europa meridionale e orientale resta indietro sul piano infrastrutturale e degli incentivi.
Un esempio lampante di questa polarizzazione e delle alterne fortune del mercato è l’Italia. Nel Paese, la diffusione dei veicoli commerciali e industriali a ricarica elettrica (ECV, che secondo la metodologia ACEA include sia i mezzi 100% a batteria che gli ibridi plug-in) mostra un quadro a due velocità tra comparto leggero e pesante.
Il 2025 si è chiuso con un bilancio decisamente positivo per il mercato italiano:
- Van (veicoli commerciali leggeri fino a 3,5 tonnellate): hanno registrato ben 10.307 immatricolazioni, segnando un balzo del +139,9% rispetto al 2024.
- Camion (veicoli sopra le 3,5 tonnellate): hanno raggiunto un totale di 600 unità (di cui 521 camion medi tra 3,5 e 16 tonnellate e 79 camion pesanti oltre le 16 tonnellate), con una crescita complessiva del +180,4% su base annua.
Tuttavia, i primi dati del primo trimestre 2026 confermano i timori di un rallentamento legati proprio ai nodi infrastrutturali ed economici sollevati a Bruxelles. Se da un lato i van continuano a correre con 2.400 unità (+42,8% rispetto allo stesso periodo del 2025), il settore dei camion ha subito una brusca frenata.
Nei primi tre mesi del 2026 sono stati immatricolati in totale solo 118 camion elettrici (98 medi e 20 pesanti), evidenziando una flessione del 18,6% rispetto al primo trimestre del 2025. Questo calo nel segmento pesante italiano riflette perfettamente le difficoltà di cui soffre il Sud Europa nel mantenere il passo della transizione.
Nonostante queste frenate locali, le proiezioni continentali rimangono ambiziose. Secondo ING Research, per rispettare gli obiettivi climatici del 2030 un camion nuovo su tre venduto nell’Unione europea dovrà essere elettrico.
Anche Transport & Environment segnala un’accelerazione del mercato globale europeo dopo l’entrata in vigore dei primi target UE sul CO2 per i camion. Dal luglio 2025, i mezzi elettrici hanno rappresentato il 5,6% delle nuove immatricolazioni contro il 3,5% dei dodici mesi precedenti. L’organizzazione sottolinea però come l’Europa continui a inseguire la Cina, dove la quota di mercato dei camion elettrici è ormai significativamente superiore.
La nuova domanda politica
Il punto emerso con maggiore chiarezza dall’incontro di Bruxelles è che il dibattito non ruota più attorno alla disponibilità dei veicoli. I costruttori stanno ampliando rapidamente la gamma di modelli elettrici e il mercato mostra segnali di crescita strutturale.
La vera sfida è diventata infrastrutturale.
I dati citati da CLECAT mostrano quanto il percorso sia ancora lungo: nel primo trimestre 2026 i camion a zero emissioni rappresentavano appena il 2,4% del totale circolante europeo. Arrivare a centinaia di migliaia di mezzi elettrici entro la fine del decennio richiederà quindi non soltanto investimenti industriali, ma soprattutto una rete energetica capace di sostenere la trasformazione del trasporto pesante europeo.
Collaborazione: Pölös Zsófia









