L’essenziale in breve
- La Commissione europea propone 51,5 miliardi di euro per il CEF Trasporti nel periodo 2028-2034, contro i 25,8 miliardi stanziati per il ciclo 2021-2027.
- Circa 17,7 miliardi di euro potrebbero essere destinati alla mobilità militare e alle infrastrutture a doppio uso.
- Tra le priorità figurano l’eliminazione dei colli di bottiglia, il completamento dei collegamenti mancanti sulle rotte transfrontaliere e l’ulteriore sviluppo della rete TEN-T.
- Secondo le stime citate dalla Commissione, il completamento della TEN-T entro il 2050 potrebbe far crescere il PIL dell’Unione del 2,4%.
La Commissione europea ha presentato un aumento delle risorse destinate alla componente trasporti del Connecting Europe Facility (CEF), nell’ambito della proposta per il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. Per il periodo 2028-2034, la dotazione proposta è pari a 51,5 miliardi di euro.
Si tratta di quasi il doppio rispetto ai 25,8 miliardi di euro assegnati al CEF Trasporti per il periodo 2021-2027. Se la proposta sarà confermata al termine dei negoziati, l’Unione europea potrà disporre di maggiori risorse per gli investimenti nelle infrastrutture di trasporto.
Questa voce rientra nella proposta di bilancio pluriennale dell’UE per il periodo 2028-2034. Il confronto tra le istituzioni europee e gli Stati membri è ancora in corso e il quadro definitivo non è stato approvato.
TEN-T, una rete unica per 27 sistemi nazionali
Le priorità per il settore dei trasporti sono state discusse durante l’evento Connecting Europe Days, che si è svolto a Bruxelles dal 28 settembre al 1° ottobre 2026.
La Commissione europea ha indicato come obiettivo centrale la trasformazione delle reti nazionali, oggi separate, in un sistema europeo realmente integrato.
Abbiamo proposto più di 50 miliardi di euro attraverso Connecting Europe. L’obiettivo è chiaro: trasformare 27 sistemi nazionali in un’unica rete autenticamente europea.
Lo ha dichiarato Ursula von der Leyen.
Secondo le stime citate dalla presidente della Commissione, il completamento della rete TEN-T potrebbe aumentare il PIL dell’Unione del 2,4% entro il 2050, con un impatto stimato in circa 467 miliardi di euro.
La TEN-T comprende le principali arterie stradali e ferroviarie europee, i porti, le vie navigabili interne, gli aeroporti, i terminal multimodali e i nodi urbani. Per il trasporto delle merci, saranno particolarmente rilevanti gli interventi in grado di eliminare i colli di bottiglia e colmare le lacune nei collegamenti tra i Paesi.
Alla mobilità militare 17,7 miliardi di euro
Uno degli elementi più rilevanti della proposta è l’aumento delle risorse dedicate alla mobilità militare.
Dei 51,5 miliardi di euro previsti per i trasporti, circa 17,7 miliardi di euro potrebbero essere destinati a questo comparto. Si tratterebbe di un incremento consistente rispetto all’attuale ciclo di finanziamento.
Gli interventi non riguarderebbero soltanto infrastrutture riservate alle forze armate. Gran parte dei progetti avrebbe una funzione a doppio uso: da un lato migliorare i trasporti civili quotidiani, dall’altro consentire il rapido trasferimento di mezzi militari pesanti attraverso il continente.
Tra gli interventi ipotizzati potrebbero rientrare il rinforzo dei ponti e l’aumento della loro portata, l’adeguamento delle gallerie, il potenziamento delle linee ferroviarie, dei terminal e dei valichi di frontiera, oltre al miglioramento dei collegamenti tra porti e reti stradali e ferroviarie.
Lo sviluppo di infrastrutture utilizzabili per scopi civili e militari contribuirebbe inoltre a rafforzare la resilienza della rete europea dei trasporti e delle infrastrutture critiche.
Senza una rete di trasporto affidabile, l’Europa non si può difendere
Durante Connecting Europe Days, Apostolos Tzitzikostas, commissario europeo per i trasporti sostenibili e il turismo, ha sottolineato che l’efficienza delle infrastrutture di trasporto sta diventando un elemento della politica di sicurezza europea.
L’Europa non può essere difesa se non siamo in grado di spostarci rapidamente da un’estremità all’altra del continente. La sicurezza dipende anche da una rete di trasporto priva di collegamenti mancanti e colli di bottiglia.
Lo ha affermato Apostolos Tzitzikostas.
Andrius Kubilius, commissario per la difesa e lo spazio, ha richiamato l’attenzione sulla complessità logistica della mobilità militare. Durante la conferenza è stato spiegato che il trasferimento su strada di una singola brigata può richiedere un convoglio composto da fino a 5.000 veicoli, mentre lo spostamento di 100.000 soldati potrebbe tradursi in una colonna lunga circa 240 chilometri.
Le esigenze militari possono essere molto più stringenti rispetto a quelle del normale trasporto commerciale. Il tenente generale della NATO Kai Rohrschneider ha citato, tra gli altri aspetti, la necessità di ponti con una portata sufficiente e di gallerie conformi alle specifiche richieste.
I progetti transfrontalieri guadagnano priorità
Per le imprese di autotrasporto, il cambiamento più significativo potrebbe essere la maggiore attenzione riservata alle infrastrutture transfrontaliere nel prossimo periodo di programmazione.
Il CEF è già il principale strumento finanziario dell’UE per lo sviluppo della TEN-T. Nel prossimo ciclo, le risorse dovrebbero sostenere collegamenti più efficienti tra gli Stati membri e contribuire a colmare le lacune ancora presenti nella rete europea dei trasporti.
Per il trasporto su strada, questo potrebbe tradursi in investimenti non solo nelle arterie stradali, ma anche in ponti, gallerie, terminal intermodali, connessioni portuali e infrastrutture in grado di rendere più fluidi gli attraversamenti delle frontiere.
Per i progetti a doppio uso, il carattere transfrontaliero dovrebbe essere uno dei requisiti principali. Secondo Tzitzikostas, le opere destinate a sostenere la mobilità militare non dovrebbero limitarsi al territorio di un singolo Paese, ma attraversare più Stati e creare corridoi di trasporto continui.
In questo contesto, il commissario ha parlato della necessità di una sorta di «Schengen militare», che renda più semplice spostare rapidamente mezzi e personale tra gli Stati membri dell’Unione.
Una proposta, non ancora un bilancio approvato
La Commissione ha indicato una dotazione di 51,5 miliardi di euro, ma il budget proposto per i trasporti non è ancora stato approvato formalmente.
Il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 è tuttora oggetto di negoziati a livello europeo. L’importo finale destinato al CEF Trasporti dipenderà dall’intesa tra le istituzioni dell’UE e gli Stati membri.
Da questi negoziati dipenderanno le risorse effettivamente disponibili dopo il 2027 per la TEN-T, i collegamenti transfrontalieri e le infrastrutture a doppio uso.
Per il settore dei trasporti, la dimensione della proposta indica il peso attribuito alle infrastrutture nel prossimo ciclo di bilancio. Gli investimenti saranno valutati non solo sulla base di capacità, competitività e decarbonizzazione, ma sempre più anche in funzione della resilienza delle catene di approvvigionamento e della possibilità di spostare rapidamente persone e mezzi tra i Paesi dell’Unione.









